sabato 8 settembre 2012

La figura del diacono nelle omelie del Cardinale Carlo Maria Martini

LA FIGURA DEL DIACONO NELLE OMELIE DEL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI

«I diaconi permanenti in mezzo a noi rappresenteranno un segno grande e
visibile dell'opera dello Spirito santo nel Concilio Vaticano II. Voi state per
entrare in quella schiera di uomini santi (Stefano, Lorenzo, Vincenzo), che
agli inizi della Chiesa sono detti, dal libro degli Atti degli Apostoli, "pieni
di Spirito e di saggezza" (At 6, 3). In questo Spirito e in questa saggezza voi
sarete servi dei misteri di Cristo e, nello stesso tempo, servi dei vostri
fratelli e sorelle in questa Chiesa locale per la sua costruzione ed
edificazione nella carità. Il vostro non è uno dei tanti ministeri, ma deve
essere come lo definì Paolo VI: "la forza motrice" per la diaconia della
Chiesa. Con l'ordinazione dovrete essere segni viventi del servizio del Cristo
alla sua Chiesa».

«Questo [del vescovo, ndr] è il ministero di Gesù, è la gloria di Gesù, è
l'unico servizio pastorale pieno e definitivo, che è fatto da Dio stesso, da
Gesù per la sua Chiesa. Ed egli, nella sua bontà, ci associa a tale ministero,
che è anzitutto e primariamente suo; ha associato a sé san Carlo […]; associa
me, tutti i miei collaboratori, Vescovi ausiliari, Vicari episcopali,
sacerdoti; associa oggi anche voi. Il diaconato infatti vi conferisce una
partecipazione privilegiata al ministero della Chiesa, che è totalmente
relativo al ministero di Gesù e fa voi diaconi a imitazione della diaconia di
Cristo Signore crocifisso e risorto in favore della sua Chiesa».

«Io confido molto nel futuro della nostra Chiesa dalla moltiplicazione del
ministero diaconale in mezzo al popolo di Dio. La presenza capillare vostra e
di altri Diaconi permanenti che si impegneranno a vivere in mezzo alla gente
farà di noi una Chiesa sempre più mossa e guidata dallo Spirito del Risorto,
una Chiesa capace di promuovere un discernimento realistico sulle condizioni
positive e negative della fede oggi».

«In un mondo dove la mediocrità avanza - come scrivo nella mia ultima lettera
pastorale sulla Trinità -, in un mondo dove il calcolo egoistico prende il
posto della generosità, l'abitudine ripetitiva e vuota rischia di sostituire la
fedeltà vissuta come continua novità del cuore e della vita, voi volete donare
a tutti gratuitamente ciò che gratuitamente vi è stato dato, volete
testimoniare la bellezza di una vita disponibile verso gli altri, di una vita
che si dona ai fratelli, sull'esempio di Gesù. La gente che avvicinerete, le
persone che incontrerete nel vostro ministero e anche nel vostro lavoro
quotidiano, le comunità a cui sarete inviati, vedranno in voi la carità
infinita di Gesù, la sua assoluta disponibilità, vedranno l'amore del Padre che
perdona e salva; dovranno percepire nella vostra testimonianza di servizio una
gioia sorgiva e attraente».

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