<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6843126569971035625</id><updated>2012-01-13T19:57:26.167-08:00</updated><title type='text'>documenti dedicati ai diaconi</title><subtitle type='html'>Questo blog raccoglie documentazione di vario tipo sui diaconi. E' di supporto al blog principale http://diaconi.blogspot.com che ti invito fraternamente a visitare entrando nel dibattito in corso. Le tue opinioni sono davvero fondamentali. Condividile...ti aspetto.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>aquila.priscilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15770846853726754293</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>5</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6843126569971035625.post-6642579444953148905</id><published>2011-05-09T02:46:00.000-07:00</published><updated>2011-05-09T02:59:49.491-07:00</updated><title type='text'>Vivere con un cuor solo e un'anima sola</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-u47_VphehtI/Tce4I9pgM_I/AAAAAAAAABo/QpXv3yHCBHo/s1600/benedetto%2BXVI%2Bvenezia.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 218px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5604650725412975602" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-u47_VphehtI/Tce4I9pgM_I/AAAAAAAAABo/QpXv3yHCBHo/s320/benedetto%2BXVI%2Bvenezia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nella visita a Venezia tra le altre cose Benedetto XVI ha detto:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Rendete conto della speranza cristiana all'uomo moderno&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;poi... "...&lt;em&gt;&lt;strong&gt;vi incoraggio a non cedere mai alle ricorrenti tentazioni della cultura edonistica ed ai richiami del consumismo materialista&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;"...e ancora..."...&lt;em&gt;&lt;strong&gt;il Signore conceda a voi, abitanti di queste terre ricche di una lunga storia cristiana, di vivere il Vangelo sul modello della Chiesa nascente, nella quale la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' bello ascoltare dal Santo Padre queste parole; è bello sapere che ancora oggi c'è Qualcuno che invoca la Chiesa nascente e chieda al Signore l'auspicio perchè si possa vivere con un cuor solo e un'anima sola.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Questo è per davvero un bell'augurio. Lo è anoora di più in un tempo come quello attuale dove i desideri e le speranze delle donne e degli uomini sembrano essere ben altre. Ma se anche un piccolo resto d'Israele conserva nel cuore questo desiderio allora la speranza ancora c'è. Grazie Santo Padre di averci richiamato e ricordato di questa possibilità e grazie per le preghiere che continuerà ad elevare al cielo perchè questo possa realizzarsi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6843126569971035625-6642579444953148905?l=documentidiaconi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/feeds/6642579444953148905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6843126569971035625&amp;postID=6642579444953148905' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/6642579444953148905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/6642579444953148905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/2011/05/vivere-con-un-cuor-solo-e-unanima-sola.html' title='Vivere con un cuor solo e un&apos;anima sola'/><author><name>aquila.priscilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15770846853726754293</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-u47_VphehtI/Tce4I9pgM_I/AAAAAAAAABo/QpXv3yHCBHo/s72-c/benedetto%2BXVI%2Bvenezia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6843126569971035625.post-7717858456314497167</id><published>2008-10-25T03:29:00.000-07:00</published><updated>2008-10-25T03:40:57.131-07:00</updated><title type='text'>Tesi sul diaconato di Mario Elpini</title><content type='html'>ISTITUTO DI SCIENZE RELIGIOSE&lt;br /&gt;“Mons. LORENZO GARGIULO”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHIAMATI A SERVIRE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dissertazione sull’Ordine Sacro,&lt;br /&gt;in particolare il Diaconato Permanente,&lt;br /&gt;per il conseguimento del diploma in scienze religiose&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RELATORE CANDIDATO&lt;br /&gt;Prof. Erasmo Matarazzo Mario Elpini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ANNO ACCADEMICO&lt;br /&gt;2007-2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INTRODUZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giusto un anno e mezzo fa sono stato ordinato Diacono permanente della Chiesa Diocesana che è in Gaeta e svolgo il mio servizio nelle Comunità Parrocchiali di Ausonia dove sono nato, cresciuto e dove vivo con la mia famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei sette anni di formazione che hanno preceduto l’ordinazione non mi sono posto mai il problema di conseguire un titolo, poi, avendo avuto la possibilità di integrare la formazione stessa con altri esami specifici, ho preso in considerazione il fatto di conseguire il Diploma in Scienze Religiose e mettere a servizio queste ulteriori competenze.&lt;br /&gt;Ecco, la parola chiave è venuta fuori! S E R V I Z I O&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo termine, spesso anche abusato e mal interpretato, mi ha sempre inquietato proprio perché si presta ad essere frainteso, anche in riferimento al servo inutile del Vangelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il diacono, ci hanno ripetuto sempre, ripresenta Cristo Servo e, il tema di Cristo Servo è stato anche il filo conduttore degli esercizi spirituali in preparazione all’ordinazione.&lt;br /&gt;Cristo che serve, lavando i piedi agli Apostoli, è anche l’icona che abbiamo scelto per ricordare il giorno dell’ordinazione.&lt;br /&gt;Cristo però, serve anche ripresentandosi come capo e come pastore nella persona del presbitero e del Vescovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora, cercando di mettere insieme documenti esaminati durante la formazione, concetti e riflessioni acquisite nei convegni, negli incontri di spiritualità e nella lettura di testi di vario genere, ho pensato alla redazione di questo elaborato che ho intenzione di mettere a disposizione, a servizio, anche a livello mediatico, perché continui e si alimenti la riflessione, sul ministero in generale e specialmente sul diaconato permanente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mons. Claude Dagens nel suo ultimo libro ha delle parole molto forti riguardo “il ministero apostolico dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi”, definisce “vitale il fatto che esso sia al servizio del popolo dei battezzati e chiaramente stretto alla sconcertante rivelazione di Dio che passa attraverso l’umanità umiliata di Gesù e anche attraverso le umiliazioni di cui soffriamo noi stessi”.&lt;br /&gt;“Un popolo di battezzati che è “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt 2,9) e al servizio del quale ci sono degli uomini chiamati da Cristo, investiti dal suo Santo Spirito per donarsi totalmente, essere testimoni e missionari”.&lt;br /&gt;Questo “ministero (servizio) insostituibile non può ridursi ad una “funzione” più o meno provvisoria, ma va compreso, esercitato, impiegato allo stesso tempo come legame personale al mistero di Gesù Cristo e come solidarietà costitutiva con la Chiesa, Corpo di Cristo”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;[1]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro rende visibile Cristo, vedremo, nei vari gradi dell’ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le parole attuali di Mons. Dagens, insieme alla bellezza della figura evangelica pastore-gregge che è tutta impregnata di opposizione e reciprocità e tuttavia non ha nulla a che vedere con la presunta superiorità del pastore sul gregge, mi hanno indirizzato, intanto nel titolo di questa dissertazione e nello schema che ho cercato di dargli.&lt;br /&gt;Il pastore già nell’AT è una figura di solidarietà, perché carica delle sofferenze del popolo ed in questa prospettiva si può comprendere la figura di Cristo, il “pastore percosso” (Mc 14,27). Sarà così anche per Pietro (Gv 21,18), per Paolo (2 Cor 4, 8 e ss) ed infine per il ministero post-apostolico (1 Pt 5,1-4).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mons. Dagens usa il brano (2 Cor) citato prima, come inno di speranza per la Chiesa francese, “indebolita istituzionalmente ma che si riconosce come corpo, forse ferito, stanco, ma vivo della vita di Cristo”.&lt;br /&gt;Il brano di Pietro che ricorre nella liturgia delle ore è anch’esso eloquente nel contenuto di solidarietà e di speranza mostrando chiaramente come il ministro deve essere modello del popolo a lui affidato “per ricevere la corona della gloria che non appassisce”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pertanto cercherò di trattare brevemente l’episcopato, altrettanto il presbiterato mettendo in risalto il servizio alla speranza e alla comunione e nel capitolo che riguarda il diaconato il servizio alla carità, all’amore, riferendomi ad un “fatto degno di nota: il Nuovo Testamento evita, a proposito dei ministeri, ogni termine che indichi sovranità, dignità, onore. E’ usato invece il termine diakonìa (servizio, ministero), che rimanda chiaramente al modo con cui Gesù aveva concepito la sua missione in mezzo agli uomini: “Io sono in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,17).&lt;br /&gt;Questo evidentemente non esclude che gli Apostoli e gli altri ministri abbiano una exusìa (autorità) ma ci dice che il concetto cristiano di autorità è essenzialmente diverso da altri modelli di autorità”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn2" name="_ftnref2"&gt;[2]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo questa breve introduzione, nel primo capitolo è delineata l’evoluzione del ministero ordinato con una breve premessa, alcuni riferimenti scritturistici, una carrellata dei periodi storici salienti fino al Concilio Vaticano II accennando anche gli aspetti teologici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel secondo capitolo dedicato all’episcopato è affrontato il tema della sacramentalità, il significato dei “munus” specifici del Vescovo e il concetto di collegialità. Il capitolo termina esaminando il contesto attuale e vedendo il Vescovo come servitore della speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel terzo capitolo riguardante il presbiterato si pone l’attenzione sul sacramento e sul carattere, si argomenta sull’ordinazione riservata ai soli uomini e sul celibato, al termine, sempre considerando il tempo presente, è sottolineata la figura del presbitero come servitore della comunione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quarto capitolo, più ampio, sul diaconato, è così suddiviso:&lt;br /&gt;In una breve introduzione è data la definizione del diacono così come ce la presenta il Vaticano II, successivamente è delineata l’evoluzione del ministero partendo dalle origini, passando attraverso il tempo della crisi fino alla sua reintroduzione in quanto diaconato permanente, citando i testi Magisteriali.&lt;br /&gt;E’ affrontato il tema della sacramentalità e una riflessione sul binomio matrimonio-diaconato; ancora, una sintesi sulla formazione ed i compiti liturgici propri del diacono, infine qualche suggestione su alcuni segni del rito di ordinazione. “Non per il sacerdozio ma per il servizio”… considerazioni per cercare di esplicitare ancora le peculiarità proprie del ministero diaconale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle conclusioni sono presentate alcune esperienze che mostrano come&lt;br /&gt;- sono parole del Papa - “ci possono essere applicazioni e concretizzazioni diversissime per i diaconi, sempre in comunione con il vescovo e con la parrocchia, naturalmente" ed anche prospettive, orizzonti da esplorare lasciandosi guidare dallo Spirito, che sicuramente possono far crescere nelle sue membra tutta la Chiesa sposa di Cristo che è venuto per servire…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO PRIMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CENNI STORICI SUL MINISTERO ORDINATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.1 Premessa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministero ordinato, oggi vissuto concretamente nei distinti ruoli del diacono, del prete e del vescovo, ha subito lungo la storia una complessa evoluzione&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn3" name="_ftnref3"&gt;[3]&lt;/a&gt;. L’elemento più vistoso di questo processo è l’assunzione di un forte carattere sacrale e sacerdotale, che all’inizio gli era estraneo.&lt;br /&gt;In questo capitolo cercherò di affrontare per grandi linee l’evoluzione storica del sacramento dell’ordine. Come premessa va detto che l’ordine si affianca al matrimonio come quel sacramento che serve per edificare il regno di Dio. Nella comune missione della Chiesa alla quale ogni battezzato è chiamato in virtù del proprio Battesimo, il ministero ordinato viene a configurarsi come un peculiare servizio. Il ministro ordinato, da un lato appartiene alla comunità, ma dall’altro egli se ne distacca assumendo un ruolo del tutto particolare. S. Agostino, nel sermone 46, lo esprime con chiarezza: ”cristiani lo siamo per noi, capi per voi; il fatto che siamo cristiani torna a nostra utilità, che siamo capi alla vostra”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per comprendere meglio il ruolo del ministro ordinato (sacerdote) è bene gettare uno sguardo su come il divino e il sacerdote siano stati considerati nello sviluppo religioso dell’umanità. Nelle religioni naturali il divino viene identificato con delle potenze, principalmente della natura, davanti alle quali l’uomo altro non può fare che sperimentare la sua piccolezza e impotenza. È compito del sacerdote quello di difendere l’uomo e chiedere aiuto per il singolo e la comunità attraverso alcune pratiche misteriose, segrete. La religione cultuale presenta gli dèi come fondatori e custodi dei valori e dei beni della società; nella persona del sacerdote vengono uniti diversi ruoli, per cui esiste il re-sacerdote che si preoccupa anche del potere politico, il sacerdote legislatore e giudice che si interessa dell’aspetto morale della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il passaggio alla religione rivelata, in particolare il giudaismo, modifica radicalmente la comprensione di Dio e del sacerdote. Dio, infatti, è il Signore, il totalmente altro, il Trascendente per eccellenza. Il sacerdote assume il compito di essere mediatore tra Dio e l’uomo. La venuta di Gesù Cristo impone un superamento del sacerdozio veterotestamentario.&lt;br /&gt;Il sacerdozio nella Chiesa dovrà essere determinato totalmente a partire da Cristo. La prospettiva che diventa quindi centrale è ben riassunta nell’espressione dell’Apostolo Paolo “ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1Cor 4,1). Pertanto diventa qualificante ed essenziale la relazione con Cristo. Infatti il ministero si svolge in virtù di una chiamata (vocazione), che consiste nell’elezione da parte di Cristo del ministro e non più per discendenza come avveniva per i levìti nel Vecchio Testamento. A questa vocazione corrisponde il conferimento di un incarico da parte di Cristo e non della comunità, in modo che il servizio venga svolto in luogo di Cristo, tanto che il teologo Ratzinger ha più volte ribadito la classica nozione dell’agire “in persona Christi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.2 Riferimenti biblici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dati biblici ci consentono di individuare nell’imposizione delle mani il gesto classico con il quale fin dal Vecchio Testamento veniva conferito un incarico importante. Troviamo questo gesto in Num 8,10 e 27,18-20, dove Mosè con questo gesto indica in Giosuè il suo successore. Successivamente ritroviamo il gesto sia nell’elezione dei sette (At 6,6) che in 13,2, in cui la Chiesa di Antiochia invia in missione Paolo e Barnaba. In 1Tim 4,14 e 2Tim 1,16 emerge chiaramente come diaconi, presbiteri ed episcopi vengano ordinati tutti mediante lo stesso rito che comporta anche “l’implorazione di una grazia per esercitarlo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn4" name="_ftnref4"&gt;[4]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Però non è senza significato che mai si applichi al loro ministero la terminologia propria della ritualità e del sacerdozio&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn5" name="_ftnref5"&gt;[5]&lt;/a&gt; e che si debba attendere la metà del secondo secolo per sentire da Ignazio di Antiochia l’affermazione che senza il vescovo non si può celebrare l’eucarestia.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn6" name="_ftnref6"&gt;[6]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto a quella degli apostoli nel Nuovo Testamento si delinea un’altra figura, questa sì abbastanza chiaramente destinata a riprodursi lungo la storia, proprio perché appare funzionale alla trasmissione fedele del patrimonio della fede apostolica: è la figura dei presbiteri-episcopi. &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn7" name="_ftnref7"&gt;[7]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel Nuovo Testamento essi non denotano ancora funzioni distinte: i due termini sembrano essere sinonimi, come risulta, per esempio, da At 20,17 e 28, dove si racconta di Paolo che invita a Mileto i presbiteri di Efeso, ai quali poi, nella sua esortazione, dice che lo Spirito Santo li ha costituiti episcopi&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn8" name="_ftnref8"&gt;[8]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Per il Nuovo Testamento si tratta di una istituzione legata all’idea della costituzione definitiva, nella loro forma completa, delle chiese.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn9" name="_ftnref9"&gt;[9]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In At 15 essi risultano presenti accanto agli apostoli nella famosa riunione di Gerusalemme, responsabili insieme con loro della decisione.&lt;br /&gt;Gc 5,14, infine, li vede impegnati anche a dare l’unzione per la cura dei malati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.3 II e III secolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La divisione in tre gradi dell’ordine è già presente alla fine del I secolo. Ignazio di Antiochia nelle lettere scritte alle diverse comunità cristiane durante il suo viaggio verso Roma, fa più volte riferimento al vescovo, ai presbiteri e ai diaconi. Sia Papa Clemente che Ignazio affidano al vescovo il potere di celebrare i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. Il processo di sacerdotalizzazione si avvia molto presto: già papa Clemente alla fine del I secolo si lascia prendere dalla suggestione delle gerarchie sacerdotali di Israele, per disegnare alcuni profili particolari del ministero ordinato, traducendo la terna “vescovo, prete, diacono” nei termini usati nell’ebraismo della diaspora di archiereús, iereús, e leuítēs. Man mano che la liturgia cristiana si sviluppa e si arricchisce, i pastori della chiesa, naturalmente, ne diventano i principali protagonisti&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn10" name="_ftnref10"&gt;[10]&lt;/a&gt;. Il processo fra l’altro va di pari passo con una progressiva crisi del ministero della Parola, dovuta sia al rallentarsi delle missioni di evangelizzazione, sia al fatto che la predicazione all’interno delle comunità, ormai numerose e raccolte in solenni assemblee, diventa molto impegnativa e difficile, per cui la praticheranno sempre di più solo i grandi artisti dell’oratoria e i vescovi teologi di alto livello.&lt;br /&gt;La cena del Signore viene sempre di più sentita e vissuta come il rinnovamento dello stesso sacrificio di Cristo in croce e colui che ne presiede la celebrazione appare come il sacerdote che offre a Dio la vittima a lui gradita&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn11" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn11" name="_ftnref11"&gt;[11]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Abbiamo delle attestazioni che già nel III secolo (Ippolito discepolo di Ireneo nella Traditio Apostolica) nell’ordinazione episcopale più vescovi imponevano le mani. Tertulliano parla del lettorato, mentre papa Fabiano (morto nel 250) parla del suddiaconato e il suo successore Cornelio (251-253) parla espressamente degli ordini minori.&lt;br /&gt;Un primo significativo dibattito teologico si apre quando Girolamo e Ambrosiater avvicinano l’episcopato e il presbiterato in quanto ad entrambi i gradi può essere applicato il termine di sacerdos. Contro questa interpretazione reagiscono, riconoscendo la superiorità dell’episcopato, sia Ambrogio che Agostino.&lt;br /&gt;“Da quando, in seguito alla crisi donatista, si afferma, soprattutto per opera di Agostino, la fede nella trascendenza del sacramento rispetto alla condizione dei soggetti e delle comunità che lo celebrano, anche il ministero ordinato si carica di un valore che va oltre la pura attitudine della sua persona e le funzioni di fatto da questa esercitate: il sacramento segna di sé colui che lo riceve e lo rende in qualche modo persona sacra&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn12" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn12" name="_ftnref12"&gt;[12]&lt;/a&gt;.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.4 Il medioevo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal IV secolo in poi, la società, in Occidente, registra un grave collasso delle sue istituzioni e il crollo vero e proprio dell’antica struttura sacerdotale pagana, con i suoi riti, le sue feste, i suoi templi, alla quale spontaneamente la chiesa sembra sovvenire sostituendo al primitivo impianto pagano i suoi templi e i suoi riti, quindi anche il suo sacerdozio. Non si dimentichi che nel mondo antico il potere sacerdotale era un pilastro portante di tutta la vita sociale. Nonostante la novità della concezione cristiana, risultò praticamente impensabile una società priva di una vera e propria pubblica e imponente istituzione sacerdotale&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn13" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn13" name="_ftnref13"&gt;[13]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Correlativo al processo di sacerdotalizzazione del ministero fu lo sviluppo del suo carattere giurisdizionale. Man mano che la linea sacramentale dell’ordinazione si stava dirigendo verso la funzione di celebrazione dei sacramenti, le altre funzioni del ministero ordinato, quella della predicazione e quella della cura pastorale della comunità, sembrarono separarsi per percorrere un loro cammino autonomo&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn14" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn14" name="_ftnref14"&gt;[14]&lt;/a&gt;. Così, mentre gradualmente la figura del diacono scompariva dalla scena, quella del prete si concentrava nella funzione sacramentale, mentre quella del vescovo si risolveva quasi esclusivamente sul piano giurisdizionale, cioè del governo della chiesa e dell’esercizio dell’autorità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal medioevo in poi si ordinano preti destinati di fatto solamente a celebrare l’eucarestia, come avviene con l’ordinazione dei monaci, mentre tanti vescovi governano le chiese e allo stesso tempo, ordinariamente, non ne celebrano l’eucarestia, ma vi assistono (nasce lo strano rito della messa con “assistenza pontificale”) lasciando il compito di celebrarla ai canonici della cattedrale.&lt;br /&gt;L’epoca medievale poi vedrà un diffuso scadere della predicazione e delle funzioni pastorali del clero, -come abbiamo già sottolineato- con l’esaltazione conseguente di quell’aspetto del suo carattere sacerdotale che si realizza nelle celebrazioni rituali&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn15" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn15" name="_ftnref15"&gt;[15]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;“Al tempo della Riforma ciò fu oggetto di critiche violente, quasi che la tradizione cattolica avesse riportato indietro il suo principale ministero verso forme non solo veterotestamentarie ma addirittura pagane.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn16" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn16" name="_ftnref16"&gt;[16]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Pietro Lombardo (1160) si afferma il principio che il vero sacramento è solo l’ordinazione sacerdotale. Da questa affermazione ne consegue che la consacrazione episcopale non aggiunge nulla a livello sacramentale, ma l’episcopato sarebbe soltanto una dignità e una potestà amministrativa superiore rispetto al presbiterato e in pratica avrebbe soltanto una maggiore pienezza giurisdizionale. Per Tommaso d’Aquino l’ordinazione episcopale non conferisce, in riferimento all’Eucaristia, un potere diverso dal ministero sacerdotale. È significativo che in questo periodo per l’essenza del sacramento oltre all’imposizione delle mani e alla preghiera sia necessaria anche la consegna delle suppellettili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.5 Il Concilio di Trento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il Concilio di Trento si occupò dell’Ordine, in particolare nella 23a sessione che il 15 luglio 1563 pubblicò la dottrina. È importante sottolineare come questa sessione seguì immediatamente quella dedicata alla S. Messa: in tal modo si voleva ancora una volta sottolineare nel potere di consacrare l’Eucaristia l’essenza dell’Ordine. Fu, però, grande limite del Tridentino l’aver ridotto il suo discorso all’aspetto sacerdotale del ministero ordinato, intendendo per sacerdozio esclusivamente il potere di offrire il sacrificio eucaristico e di celebrare i sacramenti.&lt;br /&gt;La stragrande maggioranza dei vescovi e dei preti non predicava affatto!&lt;br /&gt;Però la teologia della trascendenza del sacramento, sia dell’ordine che dell’eucarestia, ha permesso di conservare e di esplicitare ciò che fin dall’inizio faceva parte della fede della chiesa e cioè che l’ordinazione è actio Dei, per la quale un cristiano diventa pastore nella chiesa, e che, di conseguenza, sarà actio Dei il suo gesto quando, nella celebrazione eucaristica, egli spezzerà il pane per la comunità. È in forza del sacramento che il ministro ordinato presiede l’eucarestia e per questo la comunità senza di lui non la celebra affatto. Il Concilio di Trento quindi, pur desiderando accedere alla esigenza dei protestanti di ricondurre il ministero ordinato al compito fondamentale della predicazione, non ha potuto fare a meno di confermare la tradizione e di valorizzare il carattere sacerdotale dei pastori della chiesa in ordine al culto&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn17" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn17" name="_ftnref17"&gt;[17]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante la forte avversione dei teologi spagnoli il Concilio non approvò la tesi che l’ufficio del vescovo sia, per diritto divino, superiore a quello sacerdotale. La superiorità, che venne riconosciuta nel capitolo 4, è definita in base ad alcune facoltà che spettano solo ai vescovi: quella di cresimare e quella di ordinare i ministri della Chiesa. In tal modo il ministero sacerdotale è subordinato ad esso.&lt;br /&gt;1.6 Verso il Vaticano II&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La teologia del post Concilio, che ha in S. Roberto Bellarmino, uno dei suoi maggiori esponenti, riprende la sacramentalità dell’Ordine. Viene nuovamente sottolineata la centralità del gesto dell’imposizione delle mani, dopo che il Concilio aveva detto che l’unzione non doveva essere disprezzata.&lt;br /&gt;Mentre le diverse scuole teologiche iniziano ad ammettere la sacramentalità dell’episcopato, essa sarà negata dai teologi tomisti fino a L. Billot nel 1931.&lt;br /&gt;Pio XII il 30 novembre del 1944 adotta un provvedimento disciplinare non dogmatico, che nulla dice però sulla sacramentalità dell’ordinazione: la Episcopalis consecrationis prescrive infatti che l’ordinazione avvenga tramite un vescovo e che gli altri due siano conconsacranti. Dopo tre anni il Papa pubblica la Costituzione apostolica Sacramentum ordinis, nella quale ribadisce per tutti e tre i gradi dell’ordine che la materia del sacramento è l’imposizione delle mani mentre la forma sono le parole della preghiera di ordinazione&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn18" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn18" name="_ftnref18"&gt;[18]&lt;/a&gt;. È interessante osservare che questo documento ribadisce che la consegna degli strumenti per la validità dell’ordinazione era una legge della chiesa e non la volontà del Signore e quindi “se questa, per volontà e prescrizione della Chiesa, talvolta è stata necessaria anche per la validità, tutti sanno che la chiesa ha il potere anche di cambiare e abrogare ciò che essa ha stabilito.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn19" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn19" name="_ftnref19"&gt;[19]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà il concilio Vaticano II che costruirà una visione più armoniosa del complesso delle funzioni e dell’articolazione del ministero ordinato&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn20" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn20" name="_ftnref20"&gt;[20]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Si ritorna alla dottrina del I millennio che sosteneva la sacramentalità dell’episcopato, come viene espressamente affermato dalla Costituzione Lumen gentium al n. 21; si ridelinea anche la triade dei ministeri della tradizione, superando l’impostazione di un ministero articolato in sette ordini che si era affermato ai tempi di Pietro Lombardo e che il Concilio di Trento aveva ratificato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO SECONDO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’EPISCOPATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.1 La sacramentalità dell’Episcopato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risulta evidente il riferimento a Cristo Buon Pastore nel momento in cui si affronta il tema dell’episcopato. “I pastori del gregge, nell’adempimento del loro ministero di Vescovi, sanno di poter contare su di una speciale grazia divina”: con queste parole Giovanni Paolo II, nel 2003, inizia l’Esortazione apostolica Pastores gregis, dedicata al ministero episcopale, frutto della X Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi del 2001. In seguito poi la Congregazione per i Vescovi ha emanato, sempre nel 2003, il Direttorio per il ministero dei Vescovi. La riflessione sull’episcopato era iniziata durante il Concilio Vaticano II con ampio spazio, sia nella Costituzione sulla Chiesa, dove viene affermata definitivamente la sacramentalità, sia nel Decreto Christus Dominus, dove invece il ministero del vescovo viene presentato in una chiave più pastorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La testimonianza dei Vangeli è concorde nel sostenere che il Signore ebbe fra i suoi discepoli sia uomini che donne, ma è rigoroso nell’affermare che fra essi Egli liberamente, dopo una notte di preghiera, scelse Dodici uomini – tanto che gli evangelisti riportano anche i loro nomi – “perché stessero con Lui, e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni” (Mc 3, 14-15). Sempre ai Dodici egli comandò di ripetere il gesto, da lui compiuto durante l’ultima cena, di spezzare il pane. Inoltre, gli Apostoli, attraverso l’imposizione delle mani, trasmisero il dono spirituale ad altri fino a giungere ai nostri giorni. In tal modo “il Buon Pastore non abbandona il suo gregge, ma lo custodisce e lo protegge sempre mediante coloro che, in forza della partecipazione ontologica alla sua vita e alla sua missione, svolgendone in modo eminente e visibile la parte di maestro, pastore e sacerdote, agiscono in sua vece”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn21" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn21" name="_ftnref21"&gt;[21]&lt;/a&gt;, in modo che sia realmente Cristo a “guidare, reggere e santificare la sua Chiesa”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn22" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn22" name="_ftnref22"&gt;[22]&lt;/a&gt;, ciò significa che attraverso l’ordinazione viene impresso un sacro carattere.&lt;br /&gt;Scrive il Papa Giovanni Paolo: “tutti si sono trovati d’accordo nel ritenere che la figura di Gesù Buon Pastore costituisce l’immagine privilegiata a cui fare costante riferimento”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn23" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn23" name="_ftnref23"&gt;[23]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sacramentalità dell’episcopato è una delle acquisizioni del Vaticano II. Infatti, in precedenza si era sostenuto, anche alla luce dell’insegnamento di S. Tommaso, che, non differendo il potere del vescovo da quello del sacerdote in relazione all’Eucarestia, l’episcopato fosse semplicemente una dignità concessa alla persona. Però è vero anche che il Vescovo ha un potere superiore a quello del sacerdote, cioè quello di confermare e ordinare. Per quanto riguarda il carattere, forse non si tratta di riceverne uno interamente nuovo, ma, più probabilmente di una intensificazione e di un completamento di quello già ricevuto con l’ordinazione presbiterale&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn24" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn24" name="_ftnref24"&gt;[24]&lt;/a&gt;, come del resto avviene con la Cresima che perfeziona l’opera del Battesimo.&lt;br /&gt;Questo perfezionamento significa che “viene conferita la pienezza del sacramento dell’Ordine, quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi padri viene chiamato il sommo sacerdozio, il vertice del sacro ministero.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn25" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn25" name="_ftnref25"&gt;[25]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.2 I tre munus: Sanctificandi, Docendi, Regendi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il munus sanctificandi è l’ufficio di santificare. E’ proprio il ministero liturgico del vescovo che “si presenta come il momento centrale nella sua attività mirante alla santificazione del popolo di Dio”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn26" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn26" name="_ftnref26"&gt;[26]&lt;/a&gt; infatti, “i vescovi sono i principali dispensatori dei misteri di Dio&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn27" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn27" name="_ftnref27"&gt;[27]&lt;/a&gt;” e da loro dipendono nel ministero sia i sacerdoti che i diaconi. Quanto sia importante questa dimensione lo sottolinea anche il rito dell’ordinazione nel quale l’eletto invoca l’aiuto di Dio per “esercitare in modo irreprensibile il ministero del sommo sacerdozio”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn28" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn28" name="_ftnref28"&gt;[28]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Questo ufficio risulta essere anche il fondamento degli altri due ricevuti con la consacrazione episcopale: quello dottrinale e quello di governare.&lt;br /&gt;“Ogni vescovo mentre esercita il ministero della santificazione (munus sanctificandi) attua ciò a cui mira il ministero dell’insegnamento (munus docendi) e, insieme, attinge la grazia per il ministero del governo (munus regendi), modellando i suoi atteggiamenti ad immagine di Cristo Sommo Sacerdote”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn29" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn29" name="_ftnref29"&gt;[29]&lt;/a&gt;. La celebrazione dell’Eucarestia – “cuore del munus sanctificandi del Vescovo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn30" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn30" name="_ftnref30"&gt;[30]&lt;/a&gt;- è il momento più importante della vita della Chiesa locale. Chiamato a guidare la propria Chiesa “è soprattutto presiedendo l’assemblea eucaristica che il Vescovo contribuisce all’edificazione della Chiesa, mistero di comunione e di missione”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn31" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn31" name="_ftnref31"&gt;[31]&lt;/a&gt;. I Vescovi celebrano “in persona Christi”: sono il principio visibile e il fondamento dell’unità nelle loro chiese particolari”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn32" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn32" name="_ftnref32"&gt;[32]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il Vescovo esercita il proprio munus sanctificandi anche attraverso la preghiera, la Liturgia delle Ore e la presidenza degli altri riti sacri. E’ importante che la liturgia, “con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengano santificati”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn33" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn33" name="_ftnref33"&gt;[33]&lt;/a&gt;, sia sempre epifania del mistero, ma a maggior ragione quando è presieduta dal Vescovo nella Chiesa cattedrale&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn34" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn34" name="_ftnref34"&gt;[34]&lt;/a&gt;. Infatti “essa esige che nel modo di celebrare si annunci con chiarezza la verità rivelata, si trasmetta fedelmente la vita divina, si esprima senza ambiguità la genuina natura della Chiesa”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn35" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn35" name="_ftnref35"&gt;[35]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie all’ordinazione “i vescovi sono i dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn36" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn36" name="_ftnref36"&gt;[36]&lt;/a&gt;. Queste parole della Lumen gentium esprimono tutta l’importanza di questo aspetto del ministero episcopale tanto che la “confessione della fede fa parte dei primi doveri del Vescovo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn37" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn37" name="_ftnref37"&gt;[37]&lt;/a&gt;. La Chiesa, infatti, esiste per evangelizzare, per adempire a quel mandato missionario che il Signore risorto affidò agli Apostoli poco prima della sua ascensione: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato”(Mt 28,19). La predicazione costituisce uno dei primi doveri del vescovo, specie nel contesto culturale contemporaneo, tanto che Benedetto XVI, ricevendo i vescovi ordinati nel 2005, ha detto “fra i vostri compiti vorrei sottolineare quello di essere Maestri della fede”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn38" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn38" name="_ftnref38"&gt;[38]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un deposito che il Vescovo è chiamato a custodire intatto, “il senso del munus docendi episcopale scaturisce dalla natura stessa di ciò che deve essere custodito, cioè il deposito della fede”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn39" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn39" name="_ftnref39"&gt;[39]&lt;/a&gt;. È chiaro che il cuore di questo deposito è il Vangelo nel suo primo e più autentico significato: Gesù Cristo morto per noi e risorto. È lui, infatti, la buona novella che gli Apostoli annunciarono a partire dalla Pentecoste.&lt;br /&gt;La dimensione missionaria costituisce una componente essenziale del ministero del vescovo, egli deve diventare il promotore della missione “ad gentes” ma anche di quella che, con felice intuizione, Giovanni Paolo II chiamò nuova evangelizzazione. Vi è dunque la necessità per il vescovo di elaborare “un’analisi costante della società in modo tale che essa possa essere illuminata a partire dalla fede”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn40" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn40" name="_ftnref40"&gt;[40]&lt;/a&gt;. L’insegnamento morale non può essere escluso dal munus docendi del ministero episcopale tanto che il Sinodo ha “pure richiamato l’attenzione dei Vescovi sulle loro responsabilità magisteriali in campo morale”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn41" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn41" name="_ftnref41"&gt;[41]&lt;/a&gt;. Questo insegnamento deve essere proposto “con un linguaggio e una forma appropriata al nostro tempo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn42" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn42" name="_ftnref42"&gt;[42]&lt;/a&gt; e sebbene la virtù della prudenza sia da tenere in massima considerazione essa “non deve impedirci di presentare la Parola di Dio in tutta chiarezza, anche quelle cose che si ascoltano meno volentieri o che suscitano certamente reazioni di protesta e derisione”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn43" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn43" name="_ftnref43"&gt;[43]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esortazione apostolica non dimentica l’importanza della coerenza fra l’annuncio della Parola e la testimonianza della vita. Ciò significa che il Vescovo per adempire realmente la sua missione non ha bisogno solo dell’autorità, ma deve essere autorevole. Già Paolo VI aveva detto che il mondo ascolta i maestri solo se sono anche testimoni e tanti Vescovi hanno confermato con il sangue l’annuncio della parola.&lt;br /&gt;L’autorità è componente essenziale per svolgere il ministero del pastore ed esercitare il munus regendi, ossia il compito di governare. Il capitolo della Pastores gregis che tratta di tale aspetto è intitolato “Il governo pastorale del Vescovo”. È ovvio che la prospettiva con la quale deve essere esercitato questo munus è sempre quella di un servizio per il bene della comunità e del singolo credente, infatti il Papa sottolinea quanto sia importante per i vescovi avere “sempre sotto gli occhi l’esempio del Buon Pastore, che è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita per le pecore”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn44" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn44" name="_ftnref44"&gt;[44]&lt;/a&gt;. L’esercizio dell’autorità non diventa autoritarismo solo se è radicato nel mistero di Cristo che unisce a sé nel dono della propria vita per la salvezza e la santificazione dei fratelli; per cui “quella del Vescovo è una vera potestà, ma una potestà illuminata dalla luce del Buon Pastore”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn45" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn45" name="_ftnref45"&gt;[45]&lt;/a&gt;. I Vescovi, successori degli Apostoli, “non devono essere considerati i vicari dei romani pontefici”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn46" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn46" name="_ftnref46"&gt;[46]&lt;/a&gt; ma al contrario “reggono le chiese particolari a loro affidate, come vicari e delegati di Cristo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn47" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn47" name="_ftnref47"&gt;[47]&lt;/a&gt;. Ricorda l’apostolo Paolo ai credenti “voi non siete più stranieri né ospiti ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti” (Ef 2,19-20). L’Apostolo è dunque il fondamento della Chiesa, colui sul quale si edifica la comunità in una logica di comunione. Il Vescovo è dunque chiamato a un’esemplarità di vita che permette ai suoi fedeli di “appoggiare” la propria vita e la propria fede su questo esempio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio perché chiamato a promuovere e costruire la comunione ecclesiale, essendone il fondamento, il Vescovo deve improntare la sua azione ricercando la piena collaborazione con tutti. Il Papa invita anche i vescovi a sostenere i presbiteri e, “nel caso di crisi vocazionale…il Vescovo dovrebbe fare il possibile per sostenerli e per restituire loro lo slancio originale e l’amore per Cristo e per la Chiesa”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn48" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn48" name="_ftnref48"&gt;[48]&lt;/a&gt;. Ciò comporta che il Vescovo dovrà, se necessario, anche correggere e ammonire senza però che venga mai messo in dubbio l’amore paterno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.3 La collegialità Episcopale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspetto particolarmente importante del ministero episcopale è quello della collegialità, spesso posto in relazione al primato esercitato dal Vescovo di Roma, pensando ad una contrapposizione fra la dimensione della collegialità e quella del primato, come se l’una escludesse l’altra. In realtà entrambe sono vere e necessarie e appartengono alla struttura della Chiesa, la Lumen gentium introduce il tema con queste parole: “Come San Pietro e gli altri apostoli costituirono per istituzione del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il romano Pontefice, successore di Pietro, e i Vescovi, successori degli apostoli, sono fra loro uniti”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn49" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn49" name="_ftnref49"&gt;[49]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;“Uno viene costituito membro del corpo episcopale in virtù della consacrazione episcopale e mediante la comunione gerarchica del capo del collegio e con i membri”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn50" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn50" name="_ftnref50"&gt;[50]&lt;/a&gt;. Le parole della Lumen gentium sottolineano l’importanza dell’azione sacramentale: ”in virtù di essa”, è l’ordinazione che conferisce la triplice funzione che, per essere poi lecitamente esercitata, richiede come condizione la comunione con il Vescovo di Roma e di conseguenza quella con gli altri vescovi, essendo il successore di Pietro il “perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn51" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn51" name="_ftnref51"&gt;[51]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ne costituì Dodici”(Mc 3,14), c’è qui la volontà del Signore di affidare contemporaneamente al singolo e al collegio una specifica missione, tanto che parlando dei singoli apostoli spesso i Vangeli li definiscono come “uno dei Dodici”. A fianco di questi brevi e sintetici dati biblici si colloca la prassi della Chiesa primitiva nella quale i vescovi da sempre comunicavano fra loro e con il Vescovo di Roma, ma soprattutto “il riunirsi in concili per decidere in comune anche delle questioni più importanti, dopo aver ponderato ed esaminato il parere di molti”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn52" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn52" name="_ftnref52"&gt;[52]&lt;/a&gt;. Non si deve trascurare neanche la tradizione che prescrive che l’ordinazione episcopale venga conferita da tre vescovi ordinandi, anche se poi tutti i vescovi presenti al rito impongono le mani sul capo dell’eletto.&lt;br /&gt;Esiste, dunque, un affetto collegiale che “vige sempre tra i vescovi come communio episcoporum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La Conferenza Episcopale è stata istituita affinché possa oggi giorno portare un molteplice e fecondo contributo all’applicazione concreta dell’affetto collegiale”, sostiene il Direttorio pastorale dei Vescovi del 1973. Questa dimensione di collegialità non comporta tuttavia un governo “collegiale” nelle singole Chiese particolari. Infatti “a livello di singola Chiesa, il Vescovo diocesano pasce nel nome del Signore il gregge a lui affidato come Padre proprio, ordinario e immediato e il suo agire è strettamente personale, non collegiale, anche se animato dallo spirito comunionale”. Questo stesso spirito comunionale, che conduce il Vescovo comunque ad interessarsi del bene della Chiesa universale e delle altre chiese locali, non nasce tanto da vincoli di umana solidarietà e condivisione di una medesima missione ma, come ricorda il Concilio,” per istituzione e precetto di Cristo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn53" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn53" name="_ftnref53"&gt;[53]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.4 A servizio della Speranza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vescovo non soltanto insegna le verità della fede, ma è anche maestro di speranza per il popolo a lui affidato. Speranza che nasce dall’essersi affidati a Cristo – credere significa infatti affidarsi a Cristo, farlo essere il fondamento della nostra vita – e di conseguenza avere la consapevolezza di sapere che Egli ci ama e questo suo amore dà senso alla vita nostra e a quella del mondo, ed è dunque capace di illuminare anche quella valle oscura che spesso la vita ci richiede di attraversare.&lt;br /&gt;Assai opportunamente i lavori del Sinodo del 2001 avevano come tema “Il vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo”. Il contesto culturale nel quale oggi la Chiesa e l’umanità si trovano a vivere rende più che mai necessario che il Vescovo sia annunciatore del Vangelo per portare quella Speranza che nel Vangelo è annunciata e incarnata da Gesù Cristo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molteplici sono le sfide che oggi l’uomo è chiamato ad affrontare e che lasciano presagire un futuro oscuro per l’umanità. L’imperante progresso scientifico e tecnologico conduce sempre più velocemente a una codificazione dell’uomo, come ha ricordato Benedetto XVI, dove l’essere umano viene ridotto a pura materia, dimenticando o negando la dimensione spirituale, che ne costituisce, al contrario, l’essenza più vera e profonda. È dunque quanto mai necessario annunciare il Vangelo che ricorda che l’uomo non può essere ridotto a una parte della natura essendo creato a immagine di Dio ed oggetto dell’amore infinito e fedele del suo Creatore. L’annuncio della misericordia e della prossimità di Dio costituiscono il motivo principale di quella speranza, di chi comprende che la propria esistenza non ha un orizzonte limitato a questa vita, ma si apre all’eternità di Dio. E’ proprio in un panorama culturale complesso come quello attuale che il vescovo è chiamato ad annunciare la speranza della vita eterna. Una speranza che nasce dalla consapevolezza che “Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn54" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn54" name="_ftnref54"&gt;[54]&lt;/a&gt; e non invece che siamo frutto casuale dell’evoluzione, come sostengono le diverse teorie scientifiche, spesso assunte ad ideologie.&lt;br /&gt;Il fallimento delle varie ideologie, che avevano promesso la felicità su questa terra, non ha spento quella sete di gioia che è presente nel cuore dell’uomo e che continuamente chiede di essere saziata. Il vescovo, annunciando il Vangelo di Gesù Cristo, può essere portatore di questa speranza: la sete di felicità dell’uomo può essere saziata nell’incontro con il Redentore.&lt;br /&gt;Il relativismo di cui tanto si parla come caratteristica principale dell’epoca che viviamo ha condotto alla mancanza di una verità certa da conoscere e su cui costruire la propria esistenza. Oggi più che nel passato, l’uomo costruisce la propria esistenza senza solide basi, con il timore che tutto possa crollare. Annunciando invece che la Verità si è rivelata agli uomini, il Vescovo offre ad ognuno la possibilità di edificarsi su un solido fondamento, capace di resistere ai venti e alle tempeste che si abbattono nel corso della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grande fenomeno della globalizzazione non genera certo sicurezza. L’incontro con culture e religioni differenti, spesso segnato da scontri non solo verbali ma anche violenti, sta generando una notevole insicurezza nel futuro. Il Vescovo facendosi maestro nel dialogo, leale e sincero con interlocutori di altre religioni, fermamente consapevole della propria identità e dell’apporto che la fede cristiana può offrire nella costruzione di una società migliore, offre all’umanità la speranza di un domani dove la solidarietà, la giustizia e la pace possono essere un dato acquisito e vissuto nella convivenza tra i popoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;”La Chiesa in quanto famiglia di Dio deve essere, oggi come ieri, un luogo di aiuto vicendevole e al contempo un luogo di disponibilità a servire anche coloro che, al di fuori di essa, hanno bisogno di aiuto”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn55" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn55" name="_ftnref55"&gt;[55]&lt;/a&gt; In questo compito il Vescovo è aiutato dal diacono che, come ricorda la Didascalia degli Apostoli al capitolo 16, è “orecchio, bocca, cuore e anima” del vescovo nell’esercizio della carità, al punto da sostenere “due in una sola volontà”. La Tradizione Apostolica afferma che il diacono “ha gli occhi aperti ai bisogni della comunità e indica al Vescovo i bisogni che gli sembrano più urgenti (9,3)”. Vediamo, dunque, come fin dall’inizio la figura del diacono sia legata al vescovo e al tempo stesso all’esercizio della carità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO TERZO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL PRESBITERATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.1 Il Sacramento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una prospettiva cristologica riferisce più direttamente il ministero ordinato alla figura di Cristo sia in una visione concentrata sulla funzione sacramentale, sia in una direzione più pastorale nella quale il prete viene considerato segno di Cristo capo della Chiesa&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn56" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn56" name="_ftnref56"&gt;[56]&lt;/a&gt;. Va sottolineato come questa prospettiva “non nega il carattere di servizio del sacerdozio, lo vede però ancorato all’essere del ministero e ritiene che questo essere è determinato da un dono concesso dal Signore attraverso la mediazione della Chiesa, il cui nome è sacramento”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn57" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn57" name="_ftnref57"&gt;[57]&lt;/a&gt;. La conformazione a Cristo Buon Pastore non è una scelta libera dell’uomo ma “si entra nel sacerdozio, attraverso il sacramento – e ciò significa appunto: attraverso la donazione di se stessi a Cristo, affinché egli disponga di me”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn58" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn58" name="_ftnref58"&gt;[58]&lt;/a&gt;. Nessun uomo, infatti, potrebbe compiere per propria virtù quelle azioni che sono caratteristiche del sacerdozio ministeriale.&lt;br /&gt;Le parole “Io ti assolvo”, ”Questo è il mio corpo” non avrebbero alcun valore salvifico se fossero pronunciate da un uomo. È per questo che il sacerdozio ministeriale è un sacramento, ossia “io do ciò che io stesso non posso dare; faccio qualcosa che non dipende da me; sono in una missione e sono diventato portatore di ciò che l’altro mi ha trasmesso”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn59" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn59" name="_ftnref59"&gt;[59]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministero apostolico, così come ci viene presentato dagli Atti degli Apostoli e dalle Lettere del Nuovo Testamento, è “ministero della Parola e inseparabilmente amministrazione dei misteri di Dio, ministero della riconciliazione con Dio in Gesù Cristo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn60" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn60" name="_ftnref60"&gt;[60]&lt;/a&gt;. Possiamo, dunque, parlare di un’indole essenzialmente cristologica del ministero ordinato, che illumina quella ecclesiologica dal momento che “il riferimento a Cristo non è contro la finalizzazione alla comunità (Chiesa), ne è anzi il fondamento e le dà tutta la profondità […] la costituzione ontologica del ministero sacerdotale che giunge fin nell’essere dell’interessato non si oppone alla serietà del servizio funzionale, sociale ma crea una radicalità del servire che nell’ambito meramente profano è inimmaginabile”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn61" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn61" name="_ftnref61"&gt;[61]&lt;/a&gt;. Benedetto XVI ha ribadito la teocentricità dell’esistenza sacerdotale: la profonda relazione con Cristo diventa così fondamentale per portarlo agli uomini, in quanto il Signore è la terra sulla quale il sacerdote costruisce la propria esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.2 Il carattere sacerdotale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presbiterato conferisce la grazia e imprime il carattere; attraverso l’ordinazione sacerdotale il presbitero è conformato a Cristo Buon Pastore, ricevendo direttamente da lui l’autorità e la potestà per guidare, nel suo nome, il popolo di Dio. I presbiteri “sono nella chiesa e per la chiesa, una ripresentazione sacramentale di Gesù Cristo, capo e pastore”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn62" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn62" name="_ftnref62"&gt;[62]&lt;/a&gt;,ossia sono il segno efficace del Signore Gesù. Se la ministerialità nella Chiesa è partecipazione in forme differenti della pastoralità di Cristo, il presbitero vi partecipa in modo del tutto eminente e unico: attraverso il dono della grazia, Cristo sceglie gli uomini che possano efficacemente prolungare nel tempo la sua stessa missione attraverso quel particolare stile di vita che la Pastores dabo vobis definisce come “carità pastorale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La relazione con Cristo è fondamentale: la grazia agisce sull’essere della persona trasformandola radicalmente. Parlando dell’identità del sacerdote, il Papa nell’Esortazione Apostolica ricorda l’importanza di una profonda “coscienza del legame ontologico specifico che unisce il sacerdote a Cristo, sommo sacerdote e buon pastore”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn63" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn63" name="_ftnref63"&gt;[63]&lt;/a&gt;. Questo legame teologicamente inteso è la nozione di carattere che l’ordinazione presbiterale imprime. Perciò il sacerdozio ministeriale differisce non solo di grado ma anche di essenza da quello dei fedeli: l’ordinazione, infatti, provoca una trasformazione al livello più intimo della persona rendendola totalmente nuova, “in quanto lo Spirito Santo mediante l’unzione sacramentale dell’ordine configura, a un titolo nuovo e specifico, a Gesù Cristo, capo e pastore”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn64" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn64" name="_ftnref64"&gt;[64]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il carattere esprime l’appartenenza a qualcun altro. Questa appartenenza dipende dalla libera iniziativa di Dio e dalla conseguente risposta dell’uomo ed è simboleggiata nel rito di ordinazione “dal gesto antichissimo dell’imposizione delle mani, col quale Egli ha preso possesso di me dicendomi “Tu mi appartieni”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn65" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn65" name="_ftnref65"&gt;[65]&lt;/a&gt;. Proprio per questa intima comunione Benedetto XVI afferma: “il nucleo del sacerdozio è l’essere amici di Gesù Cristo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn66" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn66" name="_ftnref66"&gt;[66]&lt;/a&gt; alla luce della parole di Gesù: “Non vi chiamo più servi, ma amici”, che, dice il Papa, sono parole “in cui si potrebbe addirittura vedere l’istituzione del sacerdozio”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn67" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn67" name="_ftnref67"&gt;[67]&lt;/a&gt;. L’ordinazione sacerdotale è “l’iniziazione nella comunità degli amici di Gesù, che sono chiamati a stare con Lui e ad annunciare il Suo messaggio”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn68" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn68" name="_ftnref68"&gt;[68]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.3 L’ordinazione solo per gli uomini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una questione nuova rispetto a tutta la riflessione tradizionale sul ministero ordinato, si è posta dopo il concilio, dando luogo a vivaci dibattiti, quella della discriminazione della donna, alla quale il sacramento dell’ordine, almeno nel grado dell’episcopato e del presbiterato, mai è stato conferito. Una volta aperto il problema, le chiese protestanti assai rapidamente, la chiesa anglicana più lentamente e con più fatica, hanno abbandonato il tradizionale divieto di ordinare le donne. Le chiese ortodosse invece e quella cattolica vi si sono attestate con fermezza.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn69" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn69" name="_ftnref69"&gt;[69]&lt;/a&gt; La consapevolezza del ministero come dono – e ciò comporta che nessuno, né maschio né femmina, può avanzare il diritto a diventare sacerdote – non deve far perdere di vista che il Signore ha donato alla sua Chiesa una struttura gerarchica e anche una antropologia teologica.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn70" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn70" name="_ftnref70"&gt;[70]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, è nella volontà stessa di Cristo che risiede il fondamento dell’esclusione delle donne dal ministero sacerdotale, e di conseguenza ciò comporta che tale norma sia diritto divino e, dunque, non modificabile nel tempo. Lo ha ribadito il Papa Giovanni Paolo II: “in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn71" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn71" name="_ftnref71"&gt;[71]&lt;/a&gt;, affermando che “questa dottrina appartiene al deposito della fede”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn72" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn72" name="_ftnref72"&gt;[72]&lt;/a&gt;, e ai fedeli è richiesto “un pieno assenso definitivo, vale a dire irrevocabile, a una dottrina proposta infallibilmente dalla Chiesa.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn73" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn73" name="_ftnref73"&gt;[73]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il ruolo sacramentale che il presbitero è chiamato ad osservare non si può dimenticare o negare che “il Cristo stesso fu e resta un uomo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn74" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn74" name="_ftnref74"&gt;[74]&lt;/a&gt; e “non si deve mai trascurare questo fatto”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn75" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn75" name="_ftnref75"&gt;[75]&lt;/a&gt;. Siccome agisce “in persona Christi” egli rappresenta Cristo, cioè lo rende presente, e questo segno deve essere facilmente percettibile: i fedeli devono poterlo riconoscere facilmente. Ciò sarebbe più difficile nel caso in cui il sacerdote fosse una donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Papa fa riferimento anche alla prassi apostolica tramandata dalla vivente tradizione della Chiesa. Cristo non è stato condizionato da motivazioni culturali per scegliere solo uomini, ma ciò fu un suo atto, libero e sovrano; in tanti altri casi ebbe gesti di rottura “voluta e coraggiosa”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn76" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn76" name="_ftnref76"&gt;[76]&lt;/a&gt; verso la mentalità del tempo nei confronti delle donne. Tuttavia “è importante tenere presente che la volontà umana di Cristo non soltanto non è arbitraria […] ma è intimamente unita con la volontà divina del Figlio eterno, dalla quale dipende la verità ontologica e antropologica della creazione di ambedue i sessi”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn77" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn77" name="_ftnref77"&gt;[77]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.4 Il celibato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ l’aspetto, tuttora valido per la Chiesa cattolica di rito latino, obbligatorio per coloro che accedono al sacerdozio. Non è diritto divino, ma appartiene al diritto ecclesiastico, e pertanto potrebbe essere modificato per disposizione della suprema autorità della Chiesa. Papa Paolo VI nell’Enciclica Sacerdotalis caelibatus, parla di una “molteplice convenienza del celibato per i ministri di Dio”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn78" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn78" name="_ftnref78"&gt;[78]&lt;/a&gt;, che segue i tre aggettivi “antica, sacra, provvidenziale”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn79" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn79" name="_ftnref79"&gt;[79]&lt;/a&gt;, con i quali il Papa aveva definito tale norma. “Gesù non ha promulgato una legge, ma proposto un ideale del celibato per il nuovo sacerdozio che istituiva […] In base all’esperienza e alla riflessione si è progressivamente affermata la disciplina del celibato fino a generalizzarsi nella Chiesa occidentale in forza della legislazione canonica”. Questo si evince anche “dalla congruenza sempre meglio scoperta tra il celibato e le esigenze del sacerdozio.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn80" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn80" name="_ftnref80"&gt;[80]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il celibato comunque è innanzitutto un carisma donato al singolo. Il Papa Giovanni Paolo II nella sua prima lettera ai sacerdoti in occasione del Giovedì Santo del 1979 scriveva: “il celibato è un dono dello Spirito” e poco dopo aggiungeva: “Egli (il candidato al sacerdozio) prende la decisione per la vita nel celibato dopo essere giunto alla ferma convinzione che Cristo gli concede questo dono per il bene della Chiesa e per il servizio degli altri.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn81" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn81" name="_ftnref81"&gt;[81]&lt;/a&gt; Nella Pastores dabo vobis leggiamo: ”questo Sinodo nuovamente e con forza afferma quanto la Chiesa latina e alcuni riti orientali richiedono e cioè che il sacerdozio venga conferito solo a quegli uomini che hanno ricevuto da Dio il dono della vocazione alla castità celibe.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn82" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn82" name="_ftnref82"&gt;[82]&lt;/a&gt; Sebbene sia sempre più difficile comprendere e vivere il celibato, va tenuto conto che “questo carisma dello Spirito racchiude anche la grazia perché colui che lo riceve rimanga fedele per tutta la vita.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn83" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn83" name="_ftnref83"&gt;[83]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sacerdote “lasciando il padre e la madre, segue Gesù buon pastore, in una comunione apostolica, a servizio del popolo di Dio. Il celibato è dunque da accogliere […] come dono inestimabile di Dio, come stimolo della carità pastorale.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn84" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn84" name="_ftnref84"&gt;[84]&lt;/a&gt; Il pastore è chiamato ad amare con cuore indiviso il proprio gregge, anzi come ricorda S.Agostino “Sit amoris officium pascere dominicum gregem”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn85" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn85" name="_ftnref85"&gt;[85]&lt;/a&gt;. L’offerta della propria vita, comporta anche l’offerta del proprio cuore e della propria sessualità come espressione di un amore totale e totalizzante, capace di riempire tutte le dimensioni che compongono la persona. Cristo ha vissuto in maniera celibataria, così i pastori della Chiesa, lo imitano in questo modo di vivere. Rifacendosi al Salmo 16 (15), 5 il Papa ha detto che il vero fondamento del celibato può essere racchiuso nella frase “Tu sei la mia terra”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn86" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn86" name="_ftnref86"&gt;[86]&lt;/a&gt;: il celibato può essere accolto e vissuto solo se Dio è la realtà totalizzante dell’esistenza sacerdotale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In chiave ecclesiologica il celibato consente la “massima efficienza e la migliore attitudine psicologica ed affettiva per l’esercizio di quella carità perfetta”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn87" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn87" name="_ftnref87"&gt;[87]&lt;/a&gt;, cui è chiamato il presbitero per essere realmente segno sacramentale di Cristo. “La Chiesa, infatti, come sposa di Gesù Cristo vuole essere amata dal sacerdote nel modo totale ed esclusivo con cui Gesù Cristo capo e sposo l’ha amata”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn88" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn88" name="_ftnref88"&gt;[88]&lt;/a&gt;. Questa esclusività dell’amore fa parte della natura umana e il cuore dell’uomo non può appartenere contemporaneamente a due persone!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una visione escatologica il celibato è anticipazione di quello stato definitivo dell’uomo alla risurrezione dei morti, come ricorda il Signore in Mt 22,30. Il Santo Padre ha detto che “il nostro mondo diventato totalmente positivistico, in cui Dio entra in gioco tutt’al più come ipotesi, ma non come realtà concreta, ha bisogno di questo poggiare su Dio nel modo più concreto e radicale possibile. Ha bisogno della testimonianza che sta nella decisione di accogliere Dio come terra su cui si fonda la propria esistenza”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn89" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn89" name="_ftnref89"&gt;[89]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.5 A servizio della comunione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Vangelo ci mostra in che modo il ministero presbiterale apporti il proprio contributo nell’edificare la Chiesa come comunione. Compito primario del pastore è quello di custodire nell’unità e nella verità il proprio gregge e di costruire giorno dopo giorno la comunione, attraverso il dono della propria vita ad immagine del Buon Pastore che offre la vita per le sue pecore. In questo caso è fondamentale la celebrazione dell’Eucaristia, anche perché, come ricordavano i Padri, “l’Eucaristia fa la Chiesa”. Ricordiamo, inoltre, le parole dell’Apostolo Paolo alla comunità: “poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane”(1 Cor 10,17), dove il riferimento all’unico pane è quello eucaristico. Presiedendo la celebrazione dell’Eucaristia, il presbitero esercita il ruolo di radunare nell’unità il popolo a lui affidato. Al tempo stesso, però, essendo ogni eucaristia celebrata in comunione con quella del Vescovo, il presbitero mantiene nella comunione dell’intera Chiesa cattolica la propria comunità. Essa si edifica nell’unità pur rispettando la molteplicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si può prescindere dal sacramento della Riconciliazione attraverso il quale il peccatore rientra nella piena comunione con Dio e con la comunità ecclesiale. Anche qui possiamo cogliere, alla luce dell’insegnamento del Signore contenuto in Lc 15, 4-7, la sollecitudine del pastore verso la pecora smarrita per ricondurla all’ovile. Il pastore è chiamato a custodire tutti coloro che gli sono stati affidati, senza che alcuno vada smarrito, per condurli alla vita eterna. L’appartenenza a un solo ovile testimonia quindi la comunione che raduna i molti in quella unità alla quale tutti devono essere ricondotti anche se per libera scelta se ne sono allontanati. È il Signore con il suo sacrificio che raduna e riconcilia a sé l’intera umanità. Se, dunque, le celebrazioni sacramentali fossero semplicemente azioni compiute da un uomo esse non avrebbero quella capacità di realizzare quanto annunciano.&lt;br /&gt;Il sacerdozio è un dono che Dio concede alla sua Chiesa e come tale deve essere costantemente richiesto, alla luce dell’insegnamento del Signore che ha invitato a pregare perché il padrone della messe conceda operai alla sua messe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel discorso del buon Pastore Gesù dice: ”E ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10,16). Attraverso la predicazione, compito non secondario del pastore, la parola di Dio convoca l’uomo, lo conduce all’incontro con il Signore e raduna la comunità costituendola come assemblea raccolta nel nome di Dio. Gli Apostoli elessero i sette proprio per dedicarsi al ministero della parola, come ricordato in Atti.&lt;br /&gt;In parte, i sacerdoti esercitano anche un munus docendi e, al tempo stesso, anche quello regendi “secondo la loro parte di autorità”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn90" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn90" name="_ftnref90"&gt;[90]&lt;/a&gt;, attraverso il quale possono radunare e guidare il popolo loro affidato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“I presbiteri sono consacrati per predicare il Vangelo, essere pastori fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn91" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn91" name="_ftnref91"&gt;[91]&lt;/a&gt;. E’ importante ed unico il ruolo del sacerdote nella Chiesa, le sue funzioni non sono delegabili ad altri. La Chiesa si edifica proprio grazie al sacerdozio ministeriale, al dono completo di uomini che, sull’esempio di Cristo, si consacrano interamente e per sempre al servizio dei fratelli nella Chiesa.&lt;br /&gt;Alla luce dell’immagine del Buon Pastore, che spesso ricorre, possiamo dire che il sacerdote è oggi chiamato ad essere l’uomo della comunione e della missione o per usare le parole di Benedetto XVI è “a servizio dell’unità.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn92" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn92" name="_ftnref92"&gt;[92]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sacerdote deve conoscere il gregge affidato alle sue cure pastorali con una conoscenza che deve essere modellata sulle parole di Gesù “Io conosco le mie pecore” e deve essere interpretata con il significato che la Bibbia attribuisce al verbo conoscere. Una conoscenza, dunque, pratica e concreta, per la quale “il pastore non può accontentarsi di sapere i nomi e le date. Il suo conoscere le pecore deve essere sempre anche un conoscere il cuore”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn93" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn93" name="_ftnref93"&gt;[93]&lt;/a&gt;. Come uomo della comunione il presbitero deve possedere anche una profonda capacità di ascolto delle necessità e dei bisogni non solo fisici o materiali, ma anche spirituali e affettivi, per diventare il pastore che accompagna,&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn94" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn94" name="_ftnref94"&gt;[94]&lt;/a&gt; con un cammino personale, la pecora che fiduciosamente si affida a lui per ritrovare la via e sentirsi protetta e amata.&lt;br /&gt;È quanto mai importante oggi, che il sacerdote dedichi tempo all’accompagnamento spirituale delle persone, annunciando loro il Vangelo come la roccia su cui edificare la casa della propria vita ed abbia “l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, di offrire a tutti quella salvezza che, sola, rimane in eterno”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn95" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn95" name="_ftnref95"&gt;[95]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I presbiteri, per un certo verso, nel territorio di cui hanno la cura pastorale rendono presente il Vescovo; i diaconi pertanto, sono chiamati ad una leale e sincera collaborazione con essi. Un valore importante è l’obbedienza che il diacono è chiamato a vivere non solo nei confronti del Vescovo ma anche verso i sacerdoti, tanto che “l’indole di questo servizio è caratterizzata dall’obbedienza fiduciosa, rispettosa e impegnata.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn96" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn96" name="_ftnref96"&gt;[96]&lt;/a&gt; Tuttavia, nello spirito della collaborazione nella comunione, risulta veramente eloquente l’invito che fratel Arturo Paoli ha rivolto ai diaconi convenuti al convegno di Assisi nel 2007: “ Siate amici dei preti, aiutateli e loro aiuteranno voi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO QUARTO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL DIACONATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.1 Chi è il diacono?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Concilio Vaticano II così descrive i diaconi e le loro funzioni “sommamente necessarie alla vita della Chiesa”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn97" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn97" name="_ftnref97"&gt;[97]&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;“In un grado inferiore della gerarchia, stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani “non per il sacerdozio ma per il servizio”. Infatti sostenuti dalla grazia sacramentale, nel servizio (diaconia) della liturgia, della parola e della carità sono al servizio del popolo di Dio, in comunione con il vescovo e il suo presbiterio. Appartiene al diacono, conforme [a quanto] gli sarà stato assegnato dalla competente autorità, amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’eucarestia, in nome della Chiesa assistere e benedire il matrimonio, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito del funerale e della sepoltura. Dediti alle opere di carità e di assistenza, i diaconi si ricordino del monito del beato Policarpo: “Siano misericordiosi, attivi, e camminino nella verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti […] Col consenso del romano Pontefice questo diaconato potrà essere conferito a uomini di età matura anche viventi nel matrimonio, e così pure a dei giovani idonei, per i quali però deve rimanere ferma la legge del celibato"&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn98" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn98" name="_ftnref98"&gt;[98]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Quindi, i diaconi sono coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’Ordine nel primo dei suoi tre gradi o livelli. Di conseguenza sono chiamati a svolgere nella Chiesa, con il sostegno della grazia che è propria di questo sacramento, una serie di funzioni riassumibili nel triplice servizio della liturgia, della parola e della carità&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn99" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn99" name="_ftnref99"&gt;[99]&lt;/a&gt;. Alla luce di ciò, e usando un’espressione impegnativa, si può affermare che i diaconi sono chiamati a rendere presente, nella chiesa e nel mondo, Gesù Cristo in quanto servo di Dio e servo dell’umanità&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn100" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn100" name="_ftnref100"&gt;[100]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella nota introduttiva alla versione italiana della seconda edizione tipica del Pontificale Romano, in parte riscritta, si definiscono i diaconi “animatori della vocazione di servizio nella Chiesa in comunione con i vescovi e con i presbiteri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.2 Alle origini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo svilupparsi della prima comunità cristiana a Gerusalemme provocò un aumento degli impegni degli apostoli e, come ci viene narrato in At 6, 1-6, i Dodici scelsero sette uomini “pieni di Spirito Santo e di saggezza” ai quali venne affidato il “servizio delle mense” perché essi potessero dedicarsi pienamente “alla preghiera e al ministero della parola”. Questo brano viene comunemente definito come l’elezione dei diaconi, sebbene in realtà i sette non vengano mai definiti con questo nome. E’ interessante però che nel versetto 2 Luca ci presenta una diaconia della “parola” e una diaconia delle “mense”, (At 6, 2) che sono una diversificazione dell’unica diaconia di Cristo, la quale rende “diaconale” ogni ministero ecclesiale compreso quello degli apostoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È significativa l’imposizione delle mani ricordata al versetto 6, espressione di un’azione sacra e della trasmissione dello Spirito, che avviene dopo la preghiera da parte degli apostoli. Nonostante qualche controversia, “è escluso che si tratti di semplici laici, dal momento che quell’istituzione avviene con preghiere e imposizione delle mani”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn101" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn101" name="_ftnref101"&gt;[101]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Benedetto XVI nella Deus caritas est così si esprime: “il servizio sociale che dovevano effettuare era assolutamente concreto, ma al contempo era senz’altro anche un servizio spirituale; il loro perciò era un vero ufficio spirituale, che realizzava un compito essenziale della Chiesa, quello dell’amore ben ordinato al prossimo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La figura dei diaconi è attestata nei primi tempi del cristianesimo da due richiami che si trovano nella lettera ai Filippesi (Fil 1,1) e in quella a Timoteo (1Tm 3,8-12), ma soprattutto emerge dalle lettere di Ignazio di Antiochia, che presenta la struttura della Chiesa individuando la ministerialità del vescovo, del presbitero e dei diaconi, definendo questi ultimi come “servitori della Chiesa di Dio”. Alla fine del I secolo e all’inizio del II secolo il posto del diaconato appare ben determinato, almeno in alcune Chiese, come un grado della gerarchia ministeriale. Infatti l’impegno nell’assistenza ai poveri è tramandato dalla prima alla seconda generazione cristiana e il Vescovo, come responsabile della Chiesa, organizza e guida personalmente l’attività di assistenza. “Uno dei centri di interesse del diaconato delle origini risiede nella simbiosi che esso tenta di esprimere, sulla base della nozione di servizio, tra la funzione liturgica e l’azione concreta. Servire coloro che celebrano e servire coloro che soffrono, è tutt’uno per il diacono.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn102" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn102" name="_ftnref102"&gt;[102]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una lettera di Plinio all’imperatore Traiano interessa in modo particolare l’allusione a due schiave cristiane, da Plinio stesso sottoposte a un interrogatorio serrato; nell’intento di assecondare la volontà dell’imperatore, egli precisa: “ Ho creduto ancor più necessario procedere alla ricerca della verità, anche mediante la tortura, su due schiave che essi chiamano ministre. Io non ho trovato nulla, se non una superstizione irragionevole e smodata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di quali “ministre” si tratta? Di solito il termine latino ministrae si traduce con “diaconesse”, traduzione che sembra essere stata determinata dalla successiva situazione dei ministeri della chiesa. Abbiamo forse qui l’indicazione di un ministero specifico e femminile di diacono? Non è impossibile, dal momento che queste donne erano chiamate ministrae dal loro stesso ambiente, secondo l’affermazione di Plinio. Ma potrebbe anche trattarsi di una funzione ministeriale più ampia, nel senso incontrato inizialmente dalle comunità paoline. In mancanza di indicazioni complementari, è impossibile conoscere con maggiore precisione in che consista una simile funzione e quale sia il posto di queste donne “ministre” e, per di più, schiave nella comunità considerata&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn103" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn103" name="_ftnref103"&gt;[103]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Chiesa antica sembra che anche le diaconesse venissero consacrate con il medesimo rito (chiamato cheirotesia nella chiesa orientale) ma i vari canones della Chiesa stabilirono tuttavia che la consacrazione delle diaconesse non era un sacramento (Nicea can.19; Laodicea 11; Ippolito nella Tradizione apostolica 37 e 47). Nonostante l’imposizione delle mani, dai testi antichi non emerge che queste diaconesse avessero un ruolo nella celebrazione liturgica e nella predicazione&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn104" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn104" name="_ftnref104"&gt;[104]&lt;/a&gt;, anche perché tale imposizione poteva essere una semplice benedizione delle vedove e delle vergini destinate al servizio e non invece un’ordinazione di tipo sacramentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.3 La crisi del diaconato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La Chiesa che si struttura in occidente durante il periodo che va dal IV sec. all’epoca di Carlo Magno non sapeva che farsene del diaconato delle origini, anzi doveva sbarazzarsene.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn105" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn105" name="_ftnref105"&gt;[105]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Progressivamente i diaconi lasciano le loro funzioni originali ad altri ministeri e si vedono attribuire compiti liturgici, entrando quindi in conflitto con i presbiteri i quali, a loro volta, esercitano sempre più le funzioni riservate ai diaconi&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn106" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn106" name="_ftnref106"&gt;[106]&lt;/a&gt;. Ricordiamo che già nel V secolo la gerarchia ecclesiastica era composta da vescovi, preti e “liturghi” o ministri e questi, a loro volta, comprendevano dal diacono all’ostiario&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn107" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn107" name="_ftnref107"&gt;[107]&lt;/a&gt;. In genere, ma non sempre e non ovunque, la “scala” gerarchica prevedeva: diacono, suddiacono, accolito, esorcista, lettore, ostiario. Il ruolo e le funzioni specifiche del diacono diventano tappe verso il sacerdozio. A Roma, nel IX secolo, il suddiacono è l’ultimo passaggio obbligatorio per accedere a funzioni superiori. Quando nascono le parrocchie rurali, i Concili insistono affinché siano animate da presbiteri, e non da diaconi. E nel Pontificale romano-germanico, composto a Magonza verso il 950 e, in seguito, adottato anche a Roma, il diacono è più vicino al suddiacono che al presbitero. A ciò si aggiungerà un altro fenomeno: l’assorbimento di ciò che resta della figura e del ministero del diacono da parte dell’arcidiacono, al quale sono progressivamente conferiti incarichi di grande responsabilità, come ad esempio essere messaggero del vescovo o nunzio del papa. Un compito, quello dell’arcidiacono, molto ambito per la grande influenza che esercitava ma che era riservato a pochi&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn108" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn108" name="_ftnref108"&gt;[108]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Un ulteriore elemento di crisi del diaconato sarà costituito dal livello della formazione che, garantita nella sede vescovile, non era invece assicurata a coloro che erano addetti alle chiese di campagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La diffusione del monachesimo, infine, introdusse una forza nuova che avrebbe comportato nel tempo un’ulteriore sostituzione del diacono nel servizio dei poveri. I monasteri, sorti ovunque, furono modelli di agricoltura, sollevarono i poveri, soccorsero i malati, offrirono ospitalità a forestieri e pellegrini e aprirono scuole le quali, sebbene ordinate alla vita religiosa, accoglievano tanti ragazzi desiderosi di istruzione. Si assistette così al trasferimento delle opere di carità dal diacono al monaco e, in seguito, con la nascita degli ordini mendicanti e delle congregazioni religiose, dai monaci ai religiosi che si sarebbero dedicati al servizio dei poveri negli ospedali, nei ricoveri, nelle scuole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra realtà che farà sentire il suo peso sul diaconato sarà l’obbligo del celibato&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn109" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn109" name="_ftnref109"&gt;[109]&lt;/a&gt;, una forma di vita più consona al sacerdote che al diacono, in quanto il sacerdote esercitava pienamente il suo ministero, mentre il diacono solo parzialmente come ”liturgo”. Un obbligo che farà fatica ad imporsi, visto che i Concilii Lateranense I (1123) e Lateranense II (1139) dovranno minacciare di privare dell’ufficio quanti, dal suddiacono in su, si fossero sposati e dichiarare nulli i loro eventuali matrimoni. In altre parole, da quel momento, la Chiesa d’Occidente ordina soltanto celibi&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn110" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn110" name="_ftnref110"&gt;[110]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto, quando “il cursus clericale si è stabilizzato, ogni grado possiede competenze supplementari in rapporto al grado inferiore: ciò che fa un diacono lo può fare anche un presbitero. Al vertice della gerarchia, il vescovo può esercitare la totalità delle funzioni ecclesiastiche. Questo fenomeno di concentrazione delle competenze e di sostituzione delle funzioni inferiori con quelle superiori, la frammentazione delle competenze originarie dei diaconi in molte funzioni subalterne clericalizzate, l’accesso alle funzioni superiori per gradum spiegano come il diaconato, in quanto ministero permanente, abbia perduto la sua ragion d’essere. Gli rimanevano soltanto i compiti liturgici esercitati ad tempus dai candidati al sacerdozio”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn111" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn111" name="_ftnref111"&gt;[111]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Questa breve analisi sulla crisi del diaconato, ci fa dire, parafrasando Mt 13, 45-46, che il diacono è scomparso perché con il tempo ha perso la sua “perla preziosa”: riconoscere Cristo nel povero, nell’ammalato, nel sofferente. Ha perso, cioè, il suo elemento distintivo di annunciatore del Vangelo e ministro della Carità della soglia, della periferia, anello di aggancio tra le diverse povertà e il vescovo, è diventato un semplice “liturgo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.4 La restaurazione: i documenti del Magistero&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea di ristabilire il diaconato come grado permanente della gerarchia non è nata durante il Concilio, ma circolava già prima del secondo conflitto mondiale, sviluppandosi ulteriormente dopo il 1945, soprattutto nei paesi di lingua tedesca.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn112" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn112" name="_ftnref112"&gt;[112]&lt;/a&gt; Una teologia rinnovata della Chiesa sorta dal contributo di numerosi movimenti biblici ecumenici e liturgici, aprì la possibilità al rinnovamento della funzione di diacono. A partire dal 1951, in una Germania ancora scossa dal conflitto mondiale,&lt;br /&gt;nasce, fondata da Kramer la prima “Comunità del Diaconato”. Questo organismo si diede il duplice compito di studiare e reintrodurre il diaconato permanente. Anche in Francia e in altri paesi, grazie all’opera degli ordini missionari, si diffuse un movimento che chiedeva la restaurazione del diaconato come ordine autonomo.&lt;br /&gt;Un’altra comunità del diaconato viene creata a Monaco nel 1954 con l’appoggio del vescovo e del teologo K. Rahner .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riflessione di quegli anni venne arricchita dallo storico protestante H.Krimm , oltre che dalla testimonianza di alcuni diaconi luterani. Nel 1957, il 5 ottobre, Pio XII in un’allocuzione al congresso mondiale dell’Apostolato dei Laici – circostanza da non sottovalutare – affermava che l’idea di una reintroduzione del diaconato come funzione distinta dal sacerdozio in quel momento storico non era ancora matura, ma che poteva diventarlo. Il Papa però sosteneva che in ogni caso il diaconato sarebbe stato collocato nel quadro del ministero gerarchico fissato dalla più antica tradizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Vaticano II recepì le varie istanze in diversi documenti (Sacrosantum Concilium 35, Ad Gentes 15 e in particolare Lumen Gentium 29). Fu il Papa Paolo VI a realizzare concretamente quanto richiesto dall’assise conciliare. Infatti con il Motu proprio Sacrum diaconatus del 18 giugno 1967 “vengono impartite norme per il ristabilimento del diaconato permanente nella Chiesa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in Italia venne fondata una comunità del diaconato animata prima da don Dino Torreggiani e poi da don Alberto Altana, ad essa si deve fin dal 1968 la pubblicazione della rivista “il diaconato in Italia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana del 13 novembre 1970, ha approvato la restaurazione del diaconato in Italia.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn113" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn113" name="_ftnref113"&gt;[113]&lt;/a&gt; Questo testo redatto l’8 dicembre 1971, viene ratificato e approvato dalla Santa Sede nel marzo del 1972 data in cui si ripristina ufficialmente il diaconato permanente in Italia. Il segretariato della CEI , nel maggio del 1972, ha inviato a tutti i Vescovi un regolamento applicativo dal titolo: Norme e direttive per la scelta e la formazione dei candidati al ministero diaconale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l’altro Motu proprio Ad pascendum del 15 agosto 1972 vengono ulteriormente delineate le norme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tali documenti hanno circa 30 anni e dobbiamo pertanto essere ben consapevoli che “l’esperienza del ministero diaconale restaurato dal Concilio è ancora troppo breve per poterci offrire le linee di un’identità precisa”. &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn114" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn114" name="_ftnref114"&gt;[114]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riprendendo la riflessione e aggiornando gli indirizzi “nell’intento di accompagnare la crescita dell’apporto che il diaconato permanente è chiamato a offrire alle Chiese particolari”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn115" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn115" name="_ftnref115"&gt;[115]&lt;/a&gt; i nostri vescovi pubblicano nel 1993 in sostituzione del precedente, un nuovo documento dal titolo: I diaconi permanenti nella chiesa in Italia . Orientamenti e norme. Anche a livello internazionale le Congregazioni per l’Educazione Cattolica e per il Clero hanno raccolto i fermenti , i suggerimenti e le istanze post-conciliari ed hanno prodotto nel 1998 dei documenti atti a disciplinare concretamente l’istituto del ministero diaconale: le Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti e il Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.5 La sacramentalità del diaconato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’affrontare il tema della sacramentalità del diaconato il documento della COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE “il Diaconato: evoluzione e prospettive” così si esprime: “è un problema che rimane implicito nelle testimonianze bibliche, patristiche e liturgiche da noi sin qui esposte. Occorre vedere come la Chiesa ne ha preso coscienza esplicita”. Anche se nel dibattito conciliare che ha portato al ripristino del ministero diaconale non c’è stata un’unanimità rispetto a tale problematica, la maggioranza ha sostenuto la natura sacramentale del diaconato: tra i documenti conciliari (cfr: SC, 86; LG, 20, 28, 29, 41; OE, 17; CD, 25; AG, 15, 16) l’affermazione riferita più direttamente alla sacramentalità del diaconato rimane sicuramente LG 29, dove si dice che “sostenuti dalla grazia sacramentale” (Gratia enim sacramentali roborati) i diaconi esercitano “la diaconia della Parola, della liturgia e della carità” e a tale affermazione può aggiungersi AG 16f., dove si auspica la restaurazione “dell’ordine diaconale come stato permanente” poiché “ è bene che uomini che già esercitano un ministero veramente diaconale… siano conformati e stabilizzati per mezzo della imposizione delle mani… per poter esplicitare più fruttuosamente il loro ministero con l’aiuto della grazia sacramentale del diaconato ”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La preghiera di ordinazione richiama più volte e in forme diverse il “carattere indelebile” che il Rito imprime nel “consacrato/diacono”, tanto da costituire quasi – nel suo articolarsi – una sorta di graduale esplicazione della sacramentalità specifica del ministero diaconale: “In antico scegliesti i figli di Levi a servizio del tabernacolo santo. Agli inizi della tua Chiesa gli apostoli del tuo Figlio, guidati dallo Spirito Santo, scelsero sette uomini stimati dal popolo, come collaboratori nel ministero. Con la preghiera e con l’imposizione delle mani, affidarono loro il servizio della carità, per potersi dedicare pienamente all’ora&amp;shy;zione e all’annunzio della parola”. Nel momento invocativo dell’effusione dello Spirito sul candidato, la preghiera di ordinazione diaconale è “una vera e propria consacrazione di ordine sacramentale: Ora, o Padre, ascolta la nostra preghiera: guarda con bontà questo tuo figlio che noi consacriamo come diacono, perché serva al tuo altare nella santa Chiesa. Ti supplichiamo, o Signore, effondi in lui lo Spirito Santo, che lo fortifichi con i sette doni della tua grazia, perché compia fedelmente l’opera del ministero”. “Queste parole costituiscono la formula essenziale dell’ordine diaconale, sono richieste per la validità dell’ordinazione e insieme con tutta la pre&amp;shy;ghiera di ordinazione specificano l’imposizione delle mani comune ai tre ordini secondo la grazia propria dell’ordine del diaconato. Tutta la preghiera di ordinazione è la “forma” del sacramento dell’Ordine nel grado in cui viene conferito. La fissazione di una parte come essenziale per la validità è disposizione positiva della suprema auto&amp;shy;rità apostolica”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn116" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn116" name="_ftnref116"&gt;[116]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella preghiera di ordinazione, dunque, il dono dello Spirito invocato sul candidato è differente da quello ricevuto da ogni credente col Battesimo e con la Cresima: esso opera in lui una trasformazione, rendendolo soprannaturalmente somigliante a Cristo Servo e capace di rappresentarlo sacramentalmente nella Chiesa – al cui servizio egli porrà tutto il suo essere – e nel mondo – dove egli sarà segno visibile della “diakonia” del Signore. Il dono dello Spirito, quindi, imprime nel diacono un indelebile carattere sacramentale ed è per la sua vita ministeriale fonte di grazia. Il riferimento dell’epiclesi ai “sette doni dello Spirito” esprime proprio questa abbondanza di effetti spirituali. In questa luce si recupera anche il significato della dottrina sul carattere sacramentale elaborata dalla Scolastica in relazione all’effetto permanente del Battesimo, della Cresima e dell’Ordine sacro. Secondo san Tommaso&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn117" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn117" name="_ftnref117"&gt;[117]&lt;/a&gt;, infatti, rispetto ai primi due sacramenti, che già conferiscono “il potere spirituale di compiere alcune azioni sacre” e “una certa partecipazione al sacerdozio di Cristo”, l’Ordine conferisce il potere di amministrare i sacramenti agli altri fedeli; non solo, ma è proprio l’ordinazione diaconale – egli continua – che conferisce al candidato il “carattere sacramentale” e lo abilita a quei compiti che competono solo a lui e non ai fedeli laici: “Alcuni affermano che solo nell’ordine sacerdotale viene im&amp;shy;presso il carattere. Ma ciò non è vero, perché nessuno che non sia diacono può lecitamente compiere atti del diacono. Ed è perciò chiaro che egli ha nell’amministrazione dei sacramenti un potere che altri non hanno”. La configurazione a Cristo attraverso l’ordinazione sacramentale avviene in modo tale che “ogni ministro è immagine di Cristo sotto un determinato aspetto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.6 Diaconato e Matrimonio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il diacono permanente nella quasi totalità dei casi è un uomo sposato e dal suo essere è indeducibile il sacramento del Matrimonio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel profondo, il diacono sposato, è segnato-consacrato una prima volta nel sacramento del Matrimonio ed una seconda volta nel sacramento dell’Ordine.Il diacono assume una nuova condizione d’essere che non è quella del semplice coniugato né quella del semplice ordinato. Se lo sposo diventa diacono, in un certo senso la coppia diventa “diaconale”: ma solo uno degli sposi è ordinato, non la coppia! Siccome però, l’ordinazione riguarda la coppia, qualunque divisione, soprattutto se causata dal ministero del marito comporterebbe il venir meno della condizione necessaria posta sin dal principio dal creatore e che cioè i due diventino una sola carne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ordinazione dello sposo non cambia lo statuto personale della sposa nell’ambito del popolo di Dio. Tuttavia nell’unità e nell’intimità coniugale, la sposa misteriosamente porta con il suo sposo il sacramento da lui ricevuto. Giustamente dunque la Chiesa richiede per l’ordinazione di un diacono sposato il consenso scritto della moglie&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn118" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn118" name="_ftnref118"&gt;[118]&lt;/a&gt;. Viene chiesto alle spose un concorso della fede; un atto libero, responsabile e volontario di amorevole ed amorosa accoglienza al disegno di Dio sul proprio sposo e sul proprio matrimonio. La sposa dona al marito, alla Chiesa e a se stessa il consenso alla realizzazione del progetto di Dio sul suo sposo, sul suo matrimonio, su di sé, sulla sua famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scrittura narra di molte storie di donne che sono state chiamate a condividere la vita di fede dei loro mariti assumendo un ruolo decisivo nella storia della salvezza: Sara moglie di Abramo, Rebecca moglie di Isacco, Elisabetta moglie del sacerdote Zaccaria e, in un certo modo, si può parlare anche di Giuseppe e Maria che hanno condiviso il progetto di Dio nel loro matrimonio.&lt;br /&gt;In Maria c’è l’intima unità di amore e servizio che deve essere fatta propria da quanti vivono lo stato coniugale-diaconale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il diacono coniugato ha dunque il compito insieme alla sua famiglia di essere segno e testimone della fedeltà dell’amore coniugale, dell’unità dell’amore coniugale, della fecondità educante dell’amore coniugale nella grazia dello Spirito Santo. Il diacono, meglio ancora, la coppia diaconale possono essere segno e strumento di una rinnovata pastorale famigliare&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn119" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn119" name="_ftnref119"&gt;[119]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.7 La Formazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti hanno lo “scopo di porsi come strumento per orientare ed armonizzare, nel rispetto delle legittime diversità, i programmi educativi tracciati dalle Conferenze Episcopali e dalle diocesi, che a volte risultano essere molto diversi tra di loro”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn120" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn120" name="_ftnref120"&gt;[120]&lt;/a&gt;.Secondo il can. 236 “siano le Conferenze Episcopali ad emanare, in base alle circostanze di luogo, le norme opportune perché i candidati al diaconato permanente, sia giovani sia di età più matura, sia celibi sia coniugati, “siano formati a condurre una vita evangelica e siano preparati a compiere nel debito modo i doveri propri dell'ordine“&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn121" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn121" name="_ftnref121"&gt;[121]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;“Nella formazione dei diaconi permanenti, il primo segno e strumento dello Spirito di Cristo è il Vescovo diocesano proprio, è lui il responsabile ultimo del loro discernimento e della loro formazione”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn122" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn122" name="_ftnref122"&gt;[122]&lt;/a&gt;, dunque “provvederà ad erigere le strutture necessarie all'opera formativa ed a nominare dei collaboratori idonei che lo coadiuvino come responsabili diretti della formazione, oppure, a seconda delle circostanze, si impegnerà a valorizzare le strutture formative di altre diocesi, o quelle regionali o nazionali.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn123" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn123" name="_ftnref123"&gt;[123]&lt;/a&gt; Intervengono in modo incisivo nella responsabilità formativa: il direttore per la formazione, eventualmente il tutore, il direttore spirituale e il parroco,&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn124" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn124" name="_ftnref124"&gt;[124]&lt;/a&gt; ma altri elementi inscindibili sono presenti in questo processo: per prima la famiglia, la comunità parrocchiale e le aggregazioni o movimenti ecclesiali; non ultima l’autoformazione.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn125" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn125" name="_ftnref125"&gt;[125]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E’ il parroco, in genere, che, a nome della comunità, presenta al Vescovo gli aspiranti al diaconato permanente, per i quali, una volta ammessi, è previsto un periodo propedeutico (in genere uno, due anni), il cui programma, di norma, “non dovrebbe prevedere lezioni scolastiche, ma incontri di preghiera, istruzioni, momenti di riflessione e di confronto orientati a favorire l'obiettività del discernimento vocazionale, secondo un piano ben strutturato. Già in questo periodo si abbia cura di coinvolgere, per quanto possibile, anche le spose degli aspiranti.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn126" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn126" name="_ftnref126"&gt;[126]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dopo il rito di ammissione, gli aspiranti diventano candidati, in genere hanno un’età più matura, per essi, sia celibi sia coniugati, il Codice di Diritto Canonico prescrive che ricevano la loro formazione “mediante un progetto formativo della durata di tre anni, determinato dalla Conferenza Episcopale“. “Esso deve essere attivato, dove le circostanze lo permettono, nel contesto di una viva partecipazione alla comunità dei candidati, che avrà un proprio calendario di incontri di preghiera e di formazione e prevederà anche momenti comuni con la comunità degli aspiranti. Per questi candidati sono possibili diversi modelli di organizzazione della formazione. A motivo degli impegni lavorativi e familiari, i modelli più comuni prevedono gli incontri formativi e scolastici nelle ore serali, durante i fine settimana, nel tempo delle ferie o secondo una combinazione delle varie possibilità”. &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn127" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn127" name="_ftnref127"&gt;[127]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Di fatto le varie Diocesi attivano dei corsi di formazione diversi, nei modi e nei tempi. In genere il tempo della formazione si va allungando, come d’altronde avviene anche per i seminaristi, perché c’è sempre più la consapevolezza della necessità di avere ministri ben formati sotto tutti gli aspetti. La formazione investe l’aspetto umano, per sviluppare nel candidato le virtù e la capacità di relazionarsi, la sfera spirituale e non ultimo la parte culturale e dottrinale. Non andrebbe trascurato l’accompagnamento delle famiglie dei candidati con percorsi idonei.&lt;br /&gt;In ogni caso nella predisposizione dei corsi di formazione si tiene conto dei seguenti criteri:&lt;br /&gt;a) la necessità che il diacono sia capace di rendere conto della sua fede e maturi una viva coscienza ecclesiale;&lt;br /&gt;b) l'attenzione che egli sia formato ai compiti specifici del suo ministero;&lt;br /&gt;c) l'importanza che acquisisca la capacità di lettura della situazione e di un'adeguata inculturazione del Vangelo;&lt;br /&gt;d) l'utilità che conosca tecniche di comunicazione e di animazione delle riunioni, come pure che sappia parlare in pubblico, che sia in grado di guidare e consigliare. &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn128" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn128" name="_ftnref128"&gt;[128]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tenendo conto di questi criteri, i contenuti che si dovranno prendere in considerazione sono:&lt;br /&gt;a) l’introduzione alla Sacra Scrittura e alla sua retta interpretazione; la teologia dell'Antico e del Nuovo Testamento; l'interrelazione tra Scrittura e Tradizione; l'uso della Scrittura nella predicazione, nella catechesi e nell'attività pastorale in genere;&lt;br /&gt;b) l'iniziazione allo studio dei Padri della Chiesa e una prima conoscenza della storia della Chiesa;&lt;br /&gt;c) la teologia fondamentale, con l'illustrazione delle fonti, dei temi e dei metodi della teologia, la presentazione delle questioni relative alla Rivelazione e l'impostazione del rapporto tra fede e ragione, che abilita i futuri diaconi ad esprimere la ragionevolezza della fede;&lt;br /&gt;d) la teologia dogmatica, con i suoi diversi trattati: trinitaria, creazione, cristologia, ecclesiologia ed ecumenismo, mariologia, antropologia cristiana, sacramenti (specialmente la teologia del ministero ordinato), escatologia;&lt;br /&gt;e) la morale cristiana, nelle sue dimensioni personali e sociali, e in particolare la dottrina sociale della Chiesa;&lt;br /&gt;f) la teologia spirituale;&lt;br /&gt;g) la liturgia;&lt;br /&gt;h) il diritto canonico.&lt;br /&gt;A seconda delle situazioni e delle necessità, si integrerà il programma degli studi con altre discipline, quali lo studio delle altre religioni, il complesso delle questioni filosofiche, l'approfondimento di certi problemi economici e politici.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn129" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn129" name="_ftnref129"&gt;[129]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per la formazione teologica ci si avvalga, dove è possibile, degli istituti di scienze religiose che già esistono o di altri istituti di formazione teologica.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn130" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn130" name="_ftnref130"&gt;[130]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un ambito importantissimo è quello della formazione permanente, i diaconi devono alimentare la loro vita spirituale con la preghiera, i sacramenti, la lectio divina, la partecipazione agli esercizi spirituali annuali ed aggiornarsi mediante la partecipazione a convegni, incontri, seminari e non ultimo con la lettura assidua di documenti del Magistero, riviste pastorali, liturgiche, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.8 Compiti liturgici del diacono&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attraverso una breve carrellata delle premesse dei libri liturgici, vediamo qual è il servizio ministeriale del diacono nella liturgia. &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn131" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn131" name="_ftnref131"&gt;[131]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Spetta al diacono… conferire solennemente il battesimo”: così viene riportato nelle premesse del Rito di ordinazione. &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn132" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn132" name="_ftnref132"&gt;[132]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel capitolo secondo dell’Introduzione al Rito per l’Iniziazione Cristiana degli Adulti, a proposito degli uffici e dei ministeri, si parla del diacono concretamente impegnato in questo compito. I diaconi devono offrire la loro disponibilità per il “servizio catecumenale”. Addirittura si invitano le Conferenze episcopali a ripristinare il diaconato in maniera sufficiente, perché si possano svolgere dappertutto “i gradi, i tempi e la pratica del catecumenato” (n. 47). I diaconi devono cooperare e prestare la loro opera nella preparazione del battesimo (n. 14) e possono anche conferire il sacramento, se hanno l’assenso del vescovo, e in ogni caso prestare il loro aiuto nel rito per le parti loro spettanti come (n. 15):&lt;br /&gt;a) la presentazione dei candidati (n. 143);&lt;br /&gt;b) la celebrazione del rito dell’esorcismo (n. 156);&lt;br /&gt;c) la chiamata degli eletti per la consegna del simbolo (n. 186) e per la consegna della preghiera del Signore (n. 191);&lt;br /&gt;d) l’unzione con l’olio dei catecumeni, l’unzione con il crisma (n. 224) e il battesimo (n. 220), se gli eletti sono molto numerosi (n. 207);&lt;br /&gt;e) Viene infine specificato che, in pericolo di morte, il diacono può usare, se necessario, il rito più breve (n. 222).&lt;br /&gt;Oltre a questo quadro celebrativo, il diacono ha la funzione di animare la comunità cristiana, per far maturare progressivamente le iniziative pastorali progettate dai pastori e coinvolgere nella crescita ecclesiale le famiglie e le parrocchie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Codice di diritto canonico, al n. 1108,1 stabilisce che il diacono può assistere in nome della Chiesa a un matrimonio e benedire gli sposi. I termini usati, “assistere” e “benedire”, indicano in ogni caso la funzione di tutti i ministri, vescovi e presbiteri, in quanto di fatto “ministri” del sacramento del matrimonio sono gli sposi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’Introduzione Generale al Messale Romano (IGMR) viene dedicata al diacono una parte abbastanza ampia. Parlando degli uffici e dei ministeri dell’ordine sacro, si dice che tra i ministri ha il primo posto il diacono il quale fin dagli inizi della Chiesa è stato tenuto in “grande onore” (n. 61).&lt;br /&gt;Successivamente si specificano quali sono gli uffici proprio nella celebrazione eucaristica. In generale il diacono deve:&lt;br /&gt;· Annunciare il Vangelo;&lt;br /&gt;· Predicare, talvolta, la Parola di Dio;&lt;br /&gt;· Proporre ai fedeli le intenzioni della preghiera universale;&lt;br /&gt;· Servire ed aiutare il sacerdote, standogli accanto;&lt;br /&gt;· Distribuire ai fedeli, come ministro ordinario, l’Eucarestia, specialmente sotto la specie del vino;&lt;br /&gt;· Indicare, eventualmente, all’assemblea i gesti e gli atteggiamenti da assumere.&lt;br /&gt;E ancora: all’altare, presta il suo servizio al calice e al libro; compie, se non è presente nessun altro ministro, secondo la necessità, gli uffici degli altri ministri (n. 127).&lt;br /&gt;È ancora compito del diacono, insieme con gli altri ministri, predisporre prima tutto ciò che è necessario per la celebrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro compito tradizionalmente attribuito al diacono è il canto dell’Exultet (o Preconio pasquale)&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn133" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn133" name="_ftnref133"&gt;[133]&lt;/a&gt; nella Veglia di Pasqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non andrebbe tralasciato, come servizio proprio del diacono, almeno nella Messa domenicale, il Rito di accoglienza, dando alle assemblee liturgiche quel carattere di fraternità umana e cristiana, che potrà suscitare anche rapporti che andranno al di là della celebrazione stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando, nei riti introduttivi, il sacerdote invita i fedeli all’atto penitenziale, il diacono canta o dice alcune invocazioni a cui il popolo risponde. Terminate le invocazioni il sacerdote dà l’assoluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il diacono è a servizio della parola di Dio in un rapporto ritualmente dialogico. Dove la Parola viene presentata, proclamata, ascoltata:&lt;br /&gt;Mentre si canta l’Alleluia o un altro canto, se si usa il turibolo il diacono aiuta il sacerdote nell’infusione dell’incenso, quindi, inchinandosi dinanzi al sacerdote, chiede la benedizione dicendo a bassa voce: “benedicimi o padre”. […] saluta il popolo, incensa il libro e proclama il Vangelo. Terminata la lettura, bacia il libro in segno di venerazione…(IGMR 131)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla preghiera dei fedeli, dopo l’introduzione del sacerdote, il diacono propone le varie intenzioni, stando all’ambone o in altro luogo adatto. (IGMR 132)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla presentazione dei doni, oltre alle offerte per il sacrificio, non devono mai mancare anche quelle per i poveri e per le necessità della Chiesa. È compito del diacono, in quanto “ministro della carità”, organizzare anche questo momento. Liturgicamente i diaconi si presentano in Gesù Cristo come segni di salvezza, come prova della misericordia di Dio per tutti espressa nella condivisione reale e quotidiana con i fratelli. Questo momento particolare tipico della funzione diaconale nell’eucarestia prende il nome di offertorio.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn134" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn134" name="_ftnref134"&gt;[134]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'offertorio, mentre il sacerdote rimane seduto alla sede, il diacono prepara l'altare con l'aiuto degli altri ministri; spetta a lui la cura dei vasi sacri. Sta accanto al sacerdote e lo aiuta nel ricevere i doni del popolo. Presenta al sacerdote la patena con il pane da consacrare; versa il vino e un po' d'acqua nel calice dicendo sottovoce: "L'acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana" e lo presenta poi al sacerdote. (IGMR 133)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anticamente, il diacono richiamava l’attenzione dell’assemblea con una breve monizione, all’inizio della preghiera eucaristica. Oggi troviamo tale richiamo espresso dal diacono nella liturgia di Rito Bizantino di san Giovanni Crisostomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il rito della pace l’assemblea implora la pace e l’unità per la Chiesa e per l’intera famiglia umana. Prima di partecipare all’unico pane, il diacono, secondo l’opportunità, invita i fedeli a esprimere fra di loro l’amore vicendevole. È bene che tale invito a scambiarsi la pace non consista mai nel pronunciare sempre la stessa formula: l’assemblea deve conoscere le motivazioni per le quali in quella celebrazione, viene scambiata la pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ compito del diacono aiutare il presbitero nello spezzare il pane per la comunione. La frazione del pane non deve essere un atto puramente simbolico ma reale, accompagnato dal canto dell’Agnello di Dio.&lt;br /&gt;Il diacono è ministro ordinario della comunione, Giustino nella sua Apologia, intorno al 150 , così descrive il momento della distribuzione dell’Eucaristia: “dopo che il presidente ha reso grazie e tutto il popolo ha confermato acclamando, quelli che da noi sono chiamati diaconi fanno partecipi ciascuno dei presenti al pane e al vino e poi portano questo cibo a coloro che non sono presenti.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn135" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn135" name="_ftnref135"&gt;[135]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo che il sacerdote si è comunicato, il diacono riceve la comunione sotto le due specie, quindi aiuta il sacerdote a distribuire la comunione al popolo. Se la comunione viene data sotto le due specie, porge il calice ai singoli, e beve al calice per ultimo. (IGMR 137)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le numerose sottolineature dell’introduzione al Messale mettono sempre al primo posto il diacono per far risaltare che egli è considerato il “ministro proprio” della distribuzione della comunione eucaristica sotto la specie del vino&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn136" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn136" name="_ftnref136"&gt;[136]&lt;/a&gt;. Nella prospettiva teologica di san Tommaso, il servizio che il diacono compie come ministro della comunione al calice va letto secondo quanto afferma: “ il sangue significa la redenzione che deriva al popolo da Cristo: tanto che al sangue viene mescolata l’acqua per indicare il popolo. Ora, poiché i diaconi stanno tra il sacerdote e il popolo, ai diaconi si addice più la distribuzione del sangue che la distribuzione del corpo”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn137" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn137" name="_ftnref137"&gt;[137]&lt;/a&gt;. Questa affermazione di San Tommaso offre l’interpretazione autentica del ministero del diacono, il quale, amministrando l’Eucaristia sotto la specie del vino si mostra come colui che fa da tramite tra chi presiede la celebrazione e l’assemblea celebrante, interpretando così la necessità e i desideri della comunità cristiana. Da questa prospettiva teologica scaturiscono sul versante ecclesiale importanti implicazioni spirituali e pastorali per l’efficace esercizio della missione del diacono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detta l'orazione dopo la Comunione, il diacono dà al popolo brevi comunicazioni, a meno che il sacerdote preferisca darle personalmente. (IGMR 139)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la benedizione del sacerdote, il diacono congeda il popolo dicendo, a mani giunte e rivolto verso il popolo: La Messa è finita andate in pace. (IGMR 140)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, insieme con il sacerdote, venera l'altare con il bacio e, fatto un profondo inchino, ritorna allo stesso modo come era venuto. (IGMR 141)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il viatico, che può essere portato a un moribondo anche da un diacono, il rito liturgico è descritto ai nn. 148-164 del Sacramento dell’unzione e cura pastorale degli infermi. Anche se qui si parla solamente del sacerdote, senza nominare il diacono, questa facoltà gli deriva da una chiara esplicitazione riportata al n. 58 del Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico.&lt;br /&gt;Per l’esposizione della Santissima Eucaristia, viene detto al n. 99, che ministro ordinario è il diacono, il quale, al termine dell’adorazione impartisce “con il Sacramento la benedizione al popolo”. Infine per quanto riguarda le processioni eucaristiche, per analogia può essere applicato al diacono ciò che è previsto per il sacerdote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ Spetta al diacono… presiedere al rito del funerale e della sepoltura” (LG, n. 29). Pertanto “le esequie senza la Messa possono essere celebrate dal diacono”, secondo quanto stabilito dal Rituale al n. 19. Concrete situazioni, particolari circostanze o eventuali richieste dei familiari dei defunti rendono necessario che il diacono, per poter presiedere tali celebrazioni, sia a conoscenza delle varie possibilità proposte dal rito (nn. 23-24).&lt;br /&gt;Tra gli impegni che gli eletti al diaconato assumono davanti al vescovo e al popolo di Dio c’è la risposta alla seguente interrogazione:“Volete custodire e alimentare nel vostro stato di vita lo spirito di orazione e adempiere fedelmente l’impegno della Liturgia delle Ore, secondo la vostra condizione, insieme con il popolo di Dio per la Chiesa e il mondo intero?” Da questo impegno solenne i diaconi sono chiamati a recitare ogni giorno la parte della Liturgia delle Ore stabilita dalla Conferenza dei vescovi, nello specifico: Lodi, Vespri e Compieta. (Lit. Ore, n. 30; CIC, can 276, 2 e 3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il diacono, che ha il compito di presiedere la celebrazione comunitaria, può indossare la stola o la dalmatica, soprattutto nelle maggiori solennità, a lui compete, dalla sede di presidenza, iniziare la preghiera del Signore; recitare l’orazione conclusiva; salutare il popolo, benedirlo e congedarlo come specificato ai nn. 255 e 256 dei Principi e Norme per la Liturgia delle Ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine “spetta ai diaconi […] amministrare i sacramentali”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn138" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn138" name="_ftnref138"&gt;[138]&lt;/a&gt; (usando il benedizionale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.9 Alcune suggestioni dal rito di ordinazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima grande cosa che il rito sottolinea, è il fatto che si sceglie una terra, la famosa incardinazione per chi è sacerdote, per i diaconi in modo analogo, ma in maniera densissima, perchè nella incardinazione si sceglie di amare in maniera sacramentale una terra che diventa la propria sposa. “la tua terrà avrà uno sposo, non sarà più né abbandonata né devastata”(Is 61). Il diacono è colui che sceglie la propria terra come sposa. Si è legati ad un’esperienza di chiesa, ad un vescovo, a dei presbiteri, alla gente. L’incardinazione non è un rito giuridico, ma è una scelta intima, profonda, che caratterizza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi c’è la capacità di servire. Don Tonino Bello la identifica con una sua immagine bellissima, storica ormai, che affascina: il grembiule e la stola.&lt;br /&gt;Com’è forte il segno della stola che lascia libera la spalla destra. Questa spalla ricorda che la chiesa è nata per servire. Rappresenta la capacità del diacono di dire al vescovo o agli altri presbiteri, alla chiesa, che siamo nati per servire, pronti anche alle ingratitudini, talvolta alla non comprensione. Anche questo è diaconato; servire in gratuità, anche di fronte alle situazioni dove non si è capiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è anche, però, la dalmatica che è la luminosità del servizio, che è la preziosità e la bellezza: servire Deo regnare est. C’è questa passione, questo zelo, questa intensità che diventa, come dono, la grazia di annunciare il Vangelo, anzi, di portare il Vangelo. È molto bella come immagine, più che annunciare, portare il Vangelo. L’omelia del diacono non sia intessuta di preoccupazioni esegetiche, vanno lasciate ad altri; nemmeno ai preti, ma ai professori, in seminario. Nelle omelie, più che preoccupazioni esegetiche, ci siano esperienze esistenziali intense e appassionate, che diano alla gente la certezza che quel Vangelo è risposta.&lt;br /&gt;Sant’Agostino afferma: “Voi siete la voce, Cristo è la parola”. I diaconi sono la voce, senza voce non si può annunciare il Vangelo, ma non sono i diaconi la Parola, la Parola è Gesù Cristo. Dei diaconi c’è bisogno, ma nella misura strumentale, di servizio autentico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ fondamentale per il diacono la dimensione della liturgia, della preghiera, che diventa il tempo per Dio. Il Vangelo di Marta e Maria ( non vanno messe mai in contrapposizione) ci aiuta a sapere che possiamo essere affannati e preoccupati di troppe cose e agitati, sia nel servire, che nel pregare. Dipende che tono si da alla propria vita, a chi si da priorità e come lo si vive. La preghiera deve farsi intercessione, condivisione, passo sollecito, come Maria nel Magnificat.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn139" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn139" name="_ftnref139"&gt;[139]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.10 Non per il sacerdozio ma per il servizio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente il testo così come si trova nella Lumen Gentium esprime un dato teologico presente nella tradizione della chiesa, quello di evidenziare che al diacono non spetta la presidenza dell’Eucaristia e l’assoluzione sacra&amp;shy;mentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Chiesa esistono due ordini di sacerdozio, il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, distinti essenzialmente tra loro, e non solo di grado, insieme, però, profonda&amp;shy;mente ordinati l’uno all’altro: “Il sacerdozio comune e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn140" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn140" name="_ftnref140"&gt;[140]&lt;/a&gt;. Ora, se il ministero diaconale è “un grado gerarchico proprio e perma&amp;shy;nente della Chiesa”, conferito attraverso il Sacra&amp;shy;mento dell’Ordine, è chiaro che l’espressione non va letta come esclusione del diacono dalla partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo, bensì come chiarificazione dei “compiti” ministeriali e come distinzione della propria adesione sacramentale a Cristo rispetto a quella battesimale che accomuna gli altri fedeli.&lt;br /&gt;Inoltre è da tenere presente che la formula “…non ad sacerdotium, sed ad ministerium” ha una sua particolare connotazione cultuale che richiama il “proprium” del ministero diaconale, cioè la diakonia. Un “servizio” che ha uno stretto legame al sacerdozio ministeriale del Vescovo e dei Presbiteri e si congiunge al sacerdozio comune di tutti i fedeli. Una diakonia che ha la sua fonte ed il suo culmine nel servizio al banchetto della Parola e dell’Eucaristia e con il servizio ai poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La preghiera di ordinazione diaconale esplicita in maniera chiara il significato fondamentale della diaconia ministeriale: essere presenza e segno del Signore Gesù-Servo del Padre, il quale non venne per essere servito ma per servire, all’interno dei tre alvei costitutivi la vita della Chiesa: la liturgia, l’evangelizzazione e la testimonianza della carità: “i diaconi si ricordino del monito di san Policarpo: “Mise&amp;shy;ricordiosi, attivi, camminanti nella verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti” &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn141" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn141" name="_ftnref141"&gt;[141]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Anche la spiritualità del diacono è essenzialmente, in modo radicale, una spiritualità di servizio. “San Francesco, il diacono di Assisi, è la figura più bella del Sacramentum Caritatis per il mondo. La bellezza del diaconato, è proprio questa: la saggezza che si impara dalla vita e, nello stesso tempo, una grande densità di fede. Per fede si è diaconi, anche per carità, ma per fede si è diaconi. E questo è il punto decisivo: essere uomini di fede, capaci di porre Dio al primo posto, in assoluto”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn142" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn142" name="_ftnref142"&gt;[142]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la dimensione del servizio è denominatore comune di tutti i ministeri nella Chiesa, per il diacono essa è lo specifico. Avevano visto bene i vescovi italiani nel lontano 1977 quando, nella nota Evangelizzazione e Ministeri, al n. 60, affermavano che “Col ripristino del Diaconato permanente la Chiesa ha la consapevolezza di accogliere un dono dello Spirito e di immettere così nel tessuto del corpo eccle&amp;shy;siale energie cariche di una grazia peculiare e sacramentale, capaci perciò di maggiore fecondità pastorale”. “Se tutti i ministeri sono servizi, il diacono è il servo per antonomasia, il consacrato al servizio. Egli partecipa del ministero del vescovo, per l’aspetto in cui questo implica una rappresentanza di Cristo servo”. Il diacono pertanto è:&lt;br /&gt;· rappresentante di Cristo servo nella comunità, e perciò:&lt;br /&gt;· animatore della comune vocazione al servizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tal modo il diacono diventa “segno sacramentale” di Cristo servo e della diaconia comune del popolo di Dio. Il vescovo infatti è “segno” di Cristo servo, oltre che di Cristo capo. Certamente questi due aspetti della rappresentanza di Cristo si implicano, perché l’autorità di Cristo è servizio. Ma nel loro pro&amp;shy;lungarsi in coloro che partecipano al ministero episcopale, questi due aspetti si distinguono nel segno sacramentale. Il diacono dunque è “segno di Cristo servo in quanto prolunga la diaconia del Vescovo”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn143" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn143" name="_ftnref143"&gt;[143]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONCLUSIONI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ arduo pensare di dare una conclusione ad un lavoro come questo, è un po’ come tratteggiare un sentiero lungo il quale si è camminato, ben sapendo di non aver potuto esplorare tutto lo spazio circostante, perciò è anche gettare uno sguardo sull’orizzonte, su scenari nuovi, sul futuro. Si tratta di esprimere una speranza capace di orientare il cammino e indicare una meta che pur non essendo definita lascia intravedere cose nuove e cose antiche capaci di dare senso al nostro presente. E’ in questa luce fatta di passato e di presente che guarda al futuro che ritengo essenziale provare ad immaginare un itinerario che sviluppi la presenza del ministero ordinato in tutte le sue componenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La teologia, la dottrina e la riflessione passata e attuale si è molto soffermata ad esaminare e sviscerare, nell’ambito del ministero ordinato, l’episcopato e il presbiterato lasciando un po’ in disparte il diaconato che costituisce, invece, una parte essenziale dello stesso ordine sacro. Perché ciò sia accaduto può essere in parte spiegato se si tiene presente quanto evidenziato nel capitolo di questa tesi dedicata al diaconato e, in special modo, alla sua crisi. Quello però che in questo contesto mi interessa, proprio perché intendo gettare uno sguardo sul futuro, è evidenziare qualche prospettiva circa l’impiego dei diaconi nella pastorale. Un impiego che, in ogni caso, deve restare ancorato al servizio della carità nel senso che, anche il servizio pastorale, va inquadrato e compreso come espressione della carità = amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa direzione è bene sottolineare come già sono in atto in tante parti del mondo, ma da qualche tempo anche in Italia, una serie articolata di esperienze che offrono l’opportunità di una verifica sul campo rispetto all’esercizio del servizio pastorale del diacono; provo a fare degli esempi concreti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Vescovo di Vicenza, Mons. Cesare Nosiglia, così si esprime circa i compiti dei diaconi: “Quali sono oggi i compiti che la chiesa di Vicenza e il suo vescovo affidano ai diaconi permanenti? In realtà come la nostra, dove si lavora molto ma si fa fatica a lavorare insieme, credo che il diacono permanente possa esprimere il suo ministero anzitutto favorendo la comunione tra presbiteri e laici e le varie realtà ecclesiali, di cui è ricca la vita delle parrocchie: come pure una sintonia pastorale costruendo reti di dialogo, di collaborazione e un cammino di mutua conoscenza e di incontro fraterno”. Questa indicazione Mons. Nosiglia la scrive nel documento sui diaconi permanenti dal titolo “Servi per amore” inviato alla sua diocesi in occasione del giovedì santo del 2008. Nello stesso documento Mons. Nosiglia, dopo aver sottolineato il ministero dell’ascolto e il rapporto con la famiglia evidenzia, sempre a proposito della pastorale, che il diacono è chiamato “a rendersi testimone e promotore di una pastorale di prima evangelizzazione e di accoglienza di tanti battezzati che vivono ai margini della comunità”. Il vescovo elenca anche gli ambienti dove il diacono potrebbe esercitare il suo ministero specifico: “l’ambiente della sanità, il settore della Caritas, la pastorale del lavoro, l’incontro con i genitori che chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana dei figli, a cominciare dal battesimo e, infine, l’ambito delle “unità pastorali” con i suoi gruppi “ministeriali”.&lt;br /&gt;Ma quello di Vicenza non è l’unico esempio. Ce ne sono anche altri. Pensiamo ai vescovi del triveneto che in un documento dell’inizio del 2008 dal titolo “Diaconato permanente nelle Chiese del Triveneto” ritengono che “nelle parrocchie ove non sia possibile la presenza costante di un presbitero la cura pastorale potrà essere affidata ad un diacono”. Si tratta di una possibilità che si sta già attuando in alcune Diocesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo quadro i vescovi del triveneto hanno evidenziato gli ambiti di servizio che intendono privilegiare: cooperatore parrocchiale all’interno di comunità in cui già operi il parroco da solo o con altri presbiteri, oppure affidate in solidum a più presbiteri. Oltre ai compiti e ai ministeri consueti del diacono, gli possono essere assegnati specifici ambiti di competenza all’interno della pastorale parrocchiale, determinati dal decreto di nomina e precisati nel progetto pastorale parrocchiale. Nello svolgimento di tali compiti, rapportati realisticamente alla situazione personale, familiare e professionale dei diaconi, si è attenti affinché non vengano relegati a impegni marginali, a funzioni meramente suppletive:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;– Ministero diocesano: oltre agli uffici propriamente ecclesiastici che possono essere affidati ai ministri ordinati non presbiteri nella curia e negli organismi diocesani, può assumere particolare rilievo il ministero diaconale nell’ambito di settori specifici della pastorale diocesana o interparrocchiale, ad esempio la pastorale della solidarietà, dei gruppi etnici, della famiglia, del mondo del lavoro, della salute, ecc.&lt;br /&gt;– In alcune Diocesi, si sta prospettando che una parrocchia dove non sia possibile la presenza costante di un presbitero, venga affidata alla cura pastorale di un Diacono alle condizioni previste dal can. 517 § 2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Merita di essere ancora posto in evidenza come nella diocesi di Udine, da anni, ci sono alcuni diaconi che fanno da amministratori parrocchiali (e lo stesso avviene anche in altre diocesi italiane, non solo nel triveneto). Inoltre un paio d'anni fa la convenzione tra la regione Friuli-Venezia Giulia e le diocesi regionali aveva già stabilito che l'assistenza religiosa nelle strutture sanitarie regionali poteva essere svolta non solo da presbiteri, ma anche dai diaconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso Santo Padre, a proposito del diaconato, sempre ad inizio 2008, incontrando il clero di Roma ha risposto ad una domanda posta da un diacono con queste parole: “Vorrei esprimere la mia gioia e la mia gratitudine al Concilio, perché ha restaurato questo importante ministero nella Chiesa universale. Devo dire che quando ero arcivescovo di Monaco non ho trovato forse più di tre o quattro diaconi e ho favorito molto questo ministero, perché mi sembra che appartenga alla ricchezza del ministero sacramentale nella Chiesa. Nello stesso tempo, può essere anche un collegamento tra il mondo laico, il mondo professionale e il mondo del ministero sacerdotale. Perchè molti diaconi continuano a svolgere le loro professioni e mantengono le loro posizioni, importanti o anche di vita semplice, mentre il sabato e la domenica lavorano nella Chiesa. Così testimoniano nel mondo di oggi, anche nel mondo del lavoro, la presenza della fede, il ministero sacramentale dell'Ordine. Questo mi sembra molto importante: la visibilità della dimensione diaconale".&lt;br /&gt;"Io penso - ha ancora detto al Santo Padre al clero romano nel corso dell'incontro di giovedì 7 febbraio 2008 - che una caratteristica del ministero dei diaconi è proprio la molteplicità delle applicazioni del diaconato. Nella Commissione teologica internazionale, alcuni anni fa, abbiamo studiato a lungo il diaconato nella storia e anche nel presente della Chiesa. E abbiamo scoperto proprio questo: non c'è un profilo unico. Quanto si deve fare, varia a seconda della preparazione delle persone, delle situazioni nelle quali si trovano. Ci possono essere applicazioni e concretizzazioni diversissime, sempre in comunione con il vescovo e con la parrocchia, naturalmente".&lt;br /&gt;Questo secondo stralcio della risposta del Santo Padre ad una specifica domanda da parte di un diacono di Roma mostra come il Papa sia attento alla realtà del diaconato che si presenta in maniera diversificata e attesta una ricchezza di presenza in tutti gli ambiti pastorali. E più avanti nella stessa risposta il Papa dice ancora: "...potrebbero essere impegnati nel settore culturale, oggi così importante, o potrebbero avere una voce e un posto significativo nel settore educativo. Pensiamo quest'anno proprio al problema dell'educazione come centrale per il nostro futuro, per il futuro dell'umanità. Certo, -ha detto ancora il Papa- il settore della carità era a Roma il settore originario, perché i titoli presbiterali e le diaconie erano centri della carità cristiana. Questo era fin dall'inizio nella città di Roma un settore fondamentale. Nella mia enciclica Deus Caritas est ho mostrato che non solo la predicazione e la liturgia sono essenziali per la Chiesa e per il ministero della Chiesa, ma lo è altrettanto l'essere per i poveri, per i bisognosi, il servizio della caritas nelle sue molteplici dimensioni. Quindi spero che in ogni tempo, in ogni diocesi, pur con situazioni diverse, questa rimarrà una dimensione fondamentale e anche prioritaria per l'impegno dei diaconi, sia pure non l'unica, come ci mostra anche la Chiesa primitiva, dove i sette diaconi erano stati eletti proprio per consentire agli apostoli di dedicarsi alla preghiera, alla liturgia, alla predicazione. Anche se poi Stefano si trova nella situazione di dover predicare agli ellenisti, agli ebrei di lingua greca e così si allarga il campo della predicazione....".&lt;br /&gt;Parole chiare e precise che lasciano intravedere una prospettiva ricca e densa di sviluppi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potrebbe anche essere interessante gettare uno sguardo sulla presenza e sul ruolo che i diaconi rivestono in Europa e nel mondo e questa luce può anche aiutare a orientare meglio il cammino che anche in Italia siamo tutti chiamati a fare.&lt;br /&gt;Di recente Alphon-Borras, vicario generale della diocesi di Liegi in Belgio e docente di diritto canonico a Lovanio, intervenendo ad una giornata di formazione per i diaconi della diocesi di Milano, ha fatto un’analisi, con spiccata originalità, della teologia conciliare sul diaconato e delle “forme” che esso tende ad assumere, spesso in riferimento ai bisogni immediati della comunità e sulla base di una riflessione teologica e pastorale non ancora pienamente assestata. Borras parte dalla constatazione che il “ripristino” del diaconato permanente è stato determinato da un insieme di circostanze: la realtà concreta delle chiese locali, la loro storia, le loro prospettive missionarie, il loro progetto pastorale, la volontà dei vescovi e il sentire dei presbiteri. In Francia, per esempio, i diaconi permanenti hanno trovato il loro inserimento in tre ambiti: nell’ambito caritativo o umanitario che va dal sociale, al medico, passando per l’educazione e l’istruzione; nell’ambiente professionale, socioculturale o associativo; al servizio delle parrocchie “per esercitare incarichi ecclesiali” non solo in ambito liturgico ma anche nell’ambito dell’annuncio della fede e della “direzione” pastorale delle comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per avere un quadro della realtà risulta utile presentare alcuni dati ufficiali circa il numero dei diaconi nel mondo. Oggi i diaconi presenti nei cinque continenti sono 34.033 di cui 29.720 appartengono al clero diocesano. Ci sono diaconi in 132 paesi e il documento della Commissione teologica internazionale rileva che l’82,2% dei diaconi nel mondo è presente nei paesi maggiormente industrializzati. Di questi ben il 70% appartiene a diocesi del continente americano. Solo negli Stati Uniti ci sono 15.763 diaconi. Ci sono poi le esperienze dell’America Latina dove anche a causa dell’alto tasso di disoccupazione, capita di frequente che anche i diaconi siano senza lavoro, e questo comporta difficoltà difficilmente immaginabili. In Argentina, ad esempio, non è inconsueto vedere il diacono e la sua famiglia fare la fila con gli altri abitanti del paese alla mensa sociale condividendo i bisogni e le attese dei poveri.&lt;br /&gt;Difficili, purtroppo, sono ancora i contatti con i diaconi che operano nel vastissimo continente asiatico (128 in 23 paesi) e in Oceania (180 in 16 paesi). Per l’Asia (147 diaconi) la diaconia è una sfida che si consuma quotidianamente nel segno di un servizio spesso silenzioso che, già di per se, è annuncio e presenza visibile dell’amore di Dio Padre. Interessante risulta l’esperienza e la testimonianza dell’arcipelago di Moorea in Oceania dove ci sono ben 17 diaconi. Qui la chiesa diocesana guidata da Mons. Itchel Coppenrath ha preferito concentrare i preti nel centro diocesi affidando le comunità locali a 17 diaconi permanenti. Anche in Africa il numero dei diaconi è esiguo. Ci sono infatti 385 diaconi di cui 224 nel solo Sudafrica. E proprio a Johannesburg-Durban, si è tenuto dal 7 al 16 aprile scorso, l’incontro dei delegati del Centro Internazionale del diaconato. In queste regioni esistono essenzialmente tre forme di presenza diaconale: la prima riguarda la figura del diacono che collabora con il sacerdote in una parrocchia di periferia; la seconda vede parrocchie dei sobborghi senza presbitero, affidate al servizio di un diacono; la terza è caratterizzata da un diacono a capo di un gruppo di cinque parrocchie periferiche, visitate solo raramente dal sacerdote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo quadro sintetico emerge una realtà variegata e diversificata dove si intravedono scelte di servizio per i diaconi che sono profetiche che in ogni caso evidenziano una direzione, un cammino, un orientamento che si sta delineando e che vede il diaconato sempre più presente nella vita della comunità: lavoro, educazione, istruzione, sanità, carità, evangelizzazione e guida di piccole comunità di periferia. Insomma l’esperienza accredita il diaconato come un ministero di frontiera, un segno di attenzione per gli ultimi, i poveri, i diseredati, un servizio rivolto alle quelle persone che Gesù ha sempre amato e privilegiato e contemporaneamente un servizio alla Chiesa, ai Vescovi ai Presbiteri. Proprio quella spalla destra, lasciata libera dalla stola, ricorda che la chiesa è nata per servire. Rappresenta la capacità del diacono di dire al vescovo o agli altri presbiteri, alla chiesa, che siamo nati per servire, pronti anche alle ingratitudini, talvolta alla non comprensione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre maturare la convinzione che le “applicazioni” del ministero diaconale sono molteplici, le sperimentazioni in attuazione in Italia e nel mondo lo dimostrano. E’ necessario perciò aiutare e sostenere da un lato il cammino di servizio che i diaconi sono chiamati a percorrere e dall’altro incoraggiare le chiese diocesane a fornire indicazioni perché questo ministero possa contribuire, come è giusto che sia, all’edificazione della Chiesa e non subisca un altro oblio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LETTERATURA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALBERIGO G., Les Conciles oecuméniques. Les Décretes, t. II/1, Paris 1994.&lt;br /&gt;ALTANA A., Vocazione cristiana e ministeri ecclesiali, Ed. Rogate, Roma 1978.&lt;br /&gt;AUER J. - RATZINGER J., Piccola Dogmatica Cattolica, Ed. Cittadella, Assisi, 1982/89&lt;br /&gt;BENNARDO M., BORTOLIN L., CUTELLE B., Il diacono Chi è. Cosa fa. Come diventarlo. Ed. Effatà, 2007.&lt;br /&gt;BETTI U., La dottrina dell’episcopato del Concilio Vaticano II, Antonianum, Roma 1984.&lt;br /&gt;BORNKAMM G., Presbys, Presbyteros, in Grande Lessico del Nuovo Testamento, Paideia, Brescia 1977.&lt;br /&gt;BRIDEL C., Aux seuils de l’espérance, Delachaux, Neuchatel, 1971.&lt;br /&gt;BURINI C., Gli Apologeti greci, Città Nuova, Roma 1986.&lt;br /&gt;CASTELLUCCI E., Il ministero ordinato, Queriniana, Brescia 2002.&lt;br /&gt;COLOMBO G., I segni del servizio. Il ministero ordinato e il matrimonio, LDC, 1991&lt;br /&gt;DAGENS C. (Mons.), Meditation sur l’Eglise Catholique en France: Libre et présente, Ed. du Cerf , 2008.&lt;br /&gt;DI BERARDINO A., La chiesa antica: ecclesiologia e istituzioni, Borla, Roma 1984.&lt;br /&gt;DIANICH S., NOCETI S., Trattato sulla Chiesa, Ed. Queriniana, 2002, 2005.&lt;br /&gt;DIANICH S., Teologia del ministero ordinato. Un’interpretazione ecclesiologica, Paoline, Roma, 1984.&lt;br /&gt;DIX G., Le ministère dans l’église ancienne, Delechaux, Neuchatel, 1955.&lt;br /&gt;FERRARO G., Le preghiere di ordinazione al diaconato, al presbiterato e all’episcopato, Napoli, 1977.&lt;br /&gt;GY P.M., Vocabolario antico per il sacerdozio cristiano, in AA. VV., Studi sul sacramento dell’ordine, Mame, Roma 1959.&lt;br /&gt;HAMMAN G., Storia del diaconato, ed. Quiqajon, Bose, 2004.&lt;br /&gt;MARTELET G., Teologia del sacerdozio: duemila anni di chiesa in questione, Queriniana, Brescia 1986.&lt;br /&gt;MIGNE J-P, Patrologia cursus completus. Series greca, vol. 3, Paris 1857.&lt;br /&gt;NASILOWSKY, K., Potere di ordine e giurisdizione. Nuove prospettive, Paoline, Roma, 1971.&lt;br /&gt;PETROLINO E., I Diaconi annunziatori della Parola, ministri dell’altare e della carità, Ed. S. Paolo, 1998.&lt;br /&gt;PETROLINO E., Diaconato servizio missione, Ed. Vaticana 2006.&lt;br /&gt;PHILIPS G., La chiesa e il suo mistero, Jaca Book, Milano 1975.&lt;br /&gt;RAHNER K., Diaconia in Cristo, (qd 15/16) Freiburg, 1962.&lt;br /&gt;RATZINGER J., La Chiesa, Ed. Paoline, 1991&lt;br /&gt;SINISCALCO P., Il cammino di Cristo nell’impero romano, Laterza, Bari 1983.&lt;br /&gt;TESTA E., La missione e la catechesi nella Bibbia, Paideia, Brescia 1981.&lt;br /&gt;VON ALLMEN J.J., Le saint ministère selon la convinction et la volonté des Réformés du XVI siècle, Delachaux-Niestlé, Neuchatel 1968.&lt;br /&gt;WINNINGER P.- CONGAR Y, Il diacono nella chiesa e nel mondo di oggi, Gregoriana Editrice, Padova, 1968.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FONTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AGOSTINO, Commento al Vangelo di Giovanni, Tractatus (Omelia) 123&lt;br /&gt;BENEDETTO XVI, Deus Caritas est, Ed. Vaticana, 2006.&lt;br /&gt;CEI, I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia Orientamenti e Norme, 1 Giugno 1993.&lt;br /&gt;CEI, La restaurazione del diaconato permanente in Italia, 8 dicembre 1971, Edizioni Paoline, Roma 1971.&lt;br /&gt;CEI, Rito dell'Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi. Decreto del Presidente della CEI e Premesse della Commissione episcopale per la liturgia (25 novembre 1979)&lt;br /&gt;CODICE DI DIRITTO CANONICO, Ed. Ancora, 2004.&lt;br /&gt;COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Il Diaconato: evoluzione e prospettive.&lt;br /&gt;CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti, ed. Paoline1998.&lt;br /&gt;D’AQUINO T., Summa Theologiae, ed. S. Paolo,1999, III&lt;br /&gt;GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale, Pastores dabo vobis, 25 Marzo 1992.&lt;br /&gt;GIOVANNI PAOLO II, Lettera ai sacerdoti in occasione del Giovedì Santo. Novo incipiente, 1979.&lt;br /&gt;GIOVANNI PAOLO II, Pastores gregis, &lt;a title="Libreria Editrice Vaticana" href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-editore_Libreria+Editrice+Vaticana-libreria_editrice_vaticana.htm"&gt;Libreria Editrice Vaticana&lt;/a&gt;, Roma, 2003.&lt;br /&gt;LUMEN GENTIUM, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, 21 novembre 1964, Ed. Paoline, Torino, 2000&lt;br /&gt;PIO XII, Costituzione Apostolica Sacramentum Ordinis, 30 novembre 1947.&lt;br /&gt;PAOLO VI, Decreto Christus Dominus sull’ufficio pastorale dei Vescovi, 28 Ottobre 1965&lt;br /&gt;Rivista “Il Diaconato in Italia” n. 145/146&lt;br /&gt;SACROSANCTUM CONCILIUM, Costituzione conciliare sulla sacra liturgia, 4 Dicembre 1963, Ed. Paoline, Torino, 2000.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sitologia&lt;br /&gt;http://diaconi.blogspot.com/&lt;br /&gt;http://&lt;a href="http://www.chiesacattolica.it/"&gt;http://www.chiesacattolica.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;http://&lt;a href="http://www.papanews.it/"&gt;http://www.papanews.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;http://&lt;a href="http://www.vatican.va/"&gt;http://www.vatican.va/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INDICE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INTRODUZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO PRIMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CENNI STORICI SUL MINISTERO ORDINATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.1 Premessa&lt;br /&gt;1.2 Riferimenti Biblici&lt;br /&gt;1.3 II e III secolo&lt;br /&gt;1.4 Il Medioevo&lt;br /&gt;1.5 Il Concilio di Trento&lt;br /&gt;1.6 Verso il Vaticano II&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO SECONDO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’EPISCOPATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.1 La sacramentalità dell’Episcopato&lt;br /&gt;2.2 I tre munus: sanctificandi, regendi, docendi&lt;br /&gt;2.3 La collegialità&lt;br /&gt;2.4 A servizio della speranza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO TERZO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL PRESBITERATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.1 Il sacramento&lt;br /&gt;3.2 Il carattere&lt;br /&gt;3.3 L’Ordinazione solo per gli uomini&lt;br /&gt;3.4 Il celibato&lt;br /&gt;3.5 A servizio della comunione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO QUARTO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL DIACONATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.1 Chi è il diacono?&lt;br /&gt;4.2 Alle origini&lt;br /&gt;4.3 La crisi del diaconato&lt;br /&gt;4.4 La restaurazione: i documenti del Magistero&lt;br /&gt;4.5 La sacramentalità del diaconato&lt;br /&gt;4.6 Matrimonio e diaconato&lt;br /&gt;4.7 La formazione&lt;br /&gt;4.8 Compiti liturgici del diacono&lt;br /&gt;4.9 Alcune suggestioni dal rito di ordinazione&lt;br /&gt;4.10 Non per il sacerdozio ma per il servizio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONCLUSIONI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref1" name="_ftn1"&gt;[1]&lt;/a&gt; Cfr. Mons. C. DAGENS, Meditation sur l’Eglise Catholique en France: Libre et présente, Ed. du cerf, 2008, pag. 35, 36.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref2" name="_ftn2"&gt;[2]&lt;/a&gt; Cfr. G. COLOMBO, I segni del servizio Il ministero ordinato e il matrimonio, Elle Di Ci, 1991, 3B.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref3" name="_ftn3"&gt;[3]&lt;/a&gt; S. DIANICH, Teologia del ministero ordinato. Un’interpretazione ecclesiologica, Paoline, Roma, 1984, pp.52-69;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref4" name="_ftn4"&gt;[4]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Udienza generale, 10/1/2007.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref5" name="_ftn5"&gt;[5]&lt;/a&gt; P.M. GY, Vocabolario antico per il sacerdozio cristiano, in AA. VV., Studi sul sacramento dell’ordine, Mame, Roma 1959, pp. 91-110.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref6" name="_ftn6"&gt;[6]&lt;/a&gt; Cfr. S. DIANICH, S. NOCETI, Trattato sulla Chiesa Ed. Queriniana 2002, 2005. pag. 437.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref7" name="_ftn7"&gt;[7]&lt;/a&gt; G. BORNKAMM, Presbys, Presbyteros, in Grande Lessico del Nuovo Testamento, Paideia, Brescia 1977, XI, pp.81-164.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref8" name="_ftn8"&gt;[8]&lt;/a&gt; Cfr. S. DIANICH, S. NOCETI, Trattato sulla Chiesa , op. cit., pag. 433.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref9" name="_ftn9"&gt;[9]&lt;/a&gt; E. TESTA, La missione e la catechesi nella Bibbia, Paideia, Brescia 1981, pp. 317-318.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref10" name="_ftn10"&gt;[10]&lt;/a&gt; A. DI BERARDINO, La chiesa antica: ecclesiologia e istituzioni, Borla, Roma 1984, 245-252.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn11" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref11" name="_ftn11"&gt;[11]&lt;/a&gt; S. DIANICH, Trattato sulla Chiesa, op. cit., p. 437.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn12" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref12" name="_ftn12"&gt;[12]&lt;/a&gt; Cfr. S. DIANICH, S. NOCETI, Trattato sulla Chiesa, op. cit. pag. 437.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn13" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref13" name="_ftn13"&gt;[13]&lt;/a&gt; Cfr. P. SINISCALCO, Il cammino di Cristo nell’impero romano, Laterza, Bari 1983, 157-250.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn14" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref14" name="_ftn14"&gt;[14]&lt;/a&gt; K. NASILOWSKY, Potere di ordine e giurisdizione. Nuove prospettive, Paoline, Roma 1971.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn15" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref15" name="_ftn15"&gt;[15]&lt;/a&gt; Cfr. E. CASTELLUCCI, Il ministero ordinato, Queriniana, Brescia 2002.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn16" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref16" name="_ftn16"&gt;[16]&lt;/a&gt; Cfr. J. J. VON ALLMEN, Le saint ministère selon la convinction et la volonté des Réformés du XVI siècle, Delachaux-Niestlé, Neuchatel 1968.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn17" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref17" name="_ftn17"&gt;[17]&lt;/a&gt; Cfr. S. DIANICH, S. NOCETI, Trattato sulla Chiesa, op. cit., pag. 439.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn18" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref18" name="_ftn18"&gt;[18]&lt;/a&gt; PIO XII, Sacramentum ordinis, 4.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn19" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref19" name="_ftn19"&gt;[19]&lt;/a&gt; PIO XII, ivi, 3.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn20" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref20" name="_ftn20"&gt;[20]&lt;/a&gt; U. BETTI, La dottrina dell’episcopato del Concilio Vaticano II, cap. III Lumen Gentium, Antonianum, Roma, 1984.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn21" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref21" name="_ftn21"&gt;[21]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores gregis, 6.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn22" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref22" name="_ftn22"&gt;[22]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Ai vescovi della Bulgaria, 12/11/2005&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn23" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref23" name="_ftn23"&gt;[23]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores gregis, 1.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn24" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref24" name="_ftn24"&gt;[24]&lt;/a&gt; Cfr. G. PHILIPS, La chiesa e il suo mistero, Jaca Book, MILANO 1975, 231.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn25" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref25" name="_ftn25"&gt;[25]&lt;/a&gt; Lumen Gentium, Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, 21&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn26" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref26" name="_ftn26"&gt;[26]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores gregis, 32&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn27" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref27" name="_ftn27"&gt;[27]&lt;/a&gt; PAOLO VI, Decreto Christus Dominus sull’ufficio pastorale dei Vescovi, 28 Ottobre 1965, 15&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn28" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref28" name="_ftn28"&gt;[28]&lt;/a&gt; CEI, Rito dell' "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi". Decreto del Presidente della CEI e Premesse della Commissione episcopale per la liturgia (25 novembre 1979), 44&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn29" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref29" name="_ftn29"&gt;[29]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores gregis, 32&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn30" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref30" name="_ftn30"&gt;[30]&lt;/a&gt; ivi, 37&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn31" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref31" name="_ftn31"&gt;[31]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn32" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref32" name="_ftn32"&gt;[32]&lt;/a&gt; LG 23&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn33" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref33" name="_ftn33"&gt;[33]&lt;/a&gt; Sacrosantum Concilium, Costituzione conciliare sulla sacra liturgia, 7&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn34" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref34" name="_ftn34"&gt;[34]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores gregis, 35&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn35" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref35" name="_ftn35"&gt;[35]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn36" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref36" name="_ftn36"&gt;[36]&lt;/a&gt; LG 25&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn37" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref37" name="_ftn37"&gt;[37]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Ai vescovi dell’Austria, 5/11/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn38" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref38" name="_ftn38"&gt;[38]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Discorso ai vescovi del 2005, 19/09/2005&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn39" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref39" name="_ftn39"&gt;[39]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores gregis, 28&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn40" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref40" name="_ftn40"&gt;[40]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Ai vescovi del Messico, 23/09/2005&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn41" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref41" name="_ftn41"&gt;[41]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores gregis, 29.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn42" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref42" name="_ftn42"&gt;[42]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Ai vescovi del Messico, 23/09/2005&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn43" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref43" name="_ftn43"&gt;[43]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Ai vescovi dell’Austria, 5/11/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn44" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref44" name="_ftn44"&gt;[44]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores gregis, 42.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn45" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref45" name="_ftn45"&gt;[45]&lt;/a&gt; Ivi, 43.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn46" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref46" name="_ftn46"&gt;[46]&lt;/a&gt; LG 27.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn47" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref47" name="_ftn47"&gt;[47]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn48" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref48" name="_ftn48"&gt;[48]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Ai vescovi della Polonia, 3/12/2005&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn49" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref49" name="_ftn49"&gt;[49]&lt;/a&gt; LG 23&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn50" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref50" name="_ftn50"&gt;[50]&lt;/a&gt; Ivi, 22&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn51" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref51" name="_ftn51"&gt;[51]&lt;/a&gt; Ivi, 23&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn52" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref52" name="_ftn52"&gt;[52]&lt;/a&gt; Ivi, 22&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn53" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref53" name="_ftn53"&gt;[53]&lt;/a&gt; LG 23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn54" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref54" name="_ftn54"&gt;[54]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Omelia 24/04/2005&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn55" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref55" name="_ftn55"&gt;[55]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Deus Caritas est, Ed. Vaticana, 2006, n. 32&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn56" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref56" name="_ftn56"&gt;[56]&lt;/a&gt; Cfr. G. COLOMBO, I segni del servizio Il ministero ordinato e il matrimonio, Elle Di Ci 1991, 3B&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn57" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref57" name="_ftn57"&gt;[57]&lt;/a&gt;J. RATZINGER, La Comunione nella Chiesa, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2004, 173&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn58" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref58" name="_ftn58"&gt;[58]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Omelia Ordinazioni sacerdotali, 7/5/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn59" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref59" name="_ftn59"&gt;[59]&lt;/a&gt; J. RATZINGER, La Comunione nella Chiesa, op.cit., 173&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn60" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref60" name="_ftn60"&gt;[60]&lt;/a&gt; C. RUINI, Prolusione all’Assemblea Generale della CEI, 15/05/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn61" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref61" name="_ftn61"&gt;[61]&lt;/a&gt; J. RATZINGER, La Comunione nella Chiesa, op.cit., 173&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn62" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref62" name="_ftn62"&gt;[62]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale, Pastores dabo vobis, 25 Marzo 1992, 15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn63" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref63" name="_ftn63"&gt;[63]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis,15&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn64" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref64" name="_ftn64"&gt;[64]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn65" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref65" name="_ftn65"&gt;[65]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Omelia Messa crismale, 13/4/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn66" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref66" name="_ftn66"&gt;[66]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn67" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref67" name="_ftn67"&gt;[67]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn68" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref68" name="_ftn68"&gt;[68]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Freising, 14/9/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn69" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref69" name="_ftn69"&gt;[69]&lt;/a&gt; Cfr. S. DIANICH, S.NOCETI, Trattato sulla Chiesa, op. cit.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn70" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref70" name="_ftn70"&gt;[70]&lt;/a&gt; Cfr Paolo VI, discorso del 30/01/1977&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn71" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref71" name="_ftn71"&gt;[71]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis, 22 Maggio 1994, 4&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn72" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref72" name="_ftn72"&gt;[72]&lt;/a&gt; Risposta a una domanda su Ordinatio sacerdotalis, 22/10/1995&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn73" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref73" name="_ftn73"&gt;[73]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn74" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref74" name="_ftn74"&gt;[74]&lt;/a&gt; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione Inter insignores, V&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn75" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref75" name="_ftn75"&gt;[75]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn76" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref76" name="_ftn76"&gt;[76]&lt;/a&gt; ivi, II&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn77" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref77" name="_ftn77"&gt;[77]&lt;/a&gt; Risposta a una domanda su Ordinatio sacerdotalis, 22/10/1995&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn78" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref78" name="_ftn78"&gt;[78]&lt;/a&gt; PAOLO VI, Enciclica Sacerdotalis Caelibatus, 24 Giugno 1967, 17&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn79" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref79" name="_ftn79"&gt;[79]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn80" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref80" name="_ftn80"&gt;[80]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Udienza Generale, 14/07/1993&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn81" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref81" name="_ftn81"&gt;[81]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo del 1979&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn82" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref82" name="_ftn82"&gt;[82]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis, 29&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn83" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref83" name="_ftn83"&gt;[83]&lt;/a&gt; ivi 49&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn84" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref84" name="_ftn84"&gt;[84]&lt;/a&gt; ivi 29&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn85" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref85" name="_ftn85"&gt;[85]&lt;/a&gt; AGOSTINO, Commento al Vangelo di Giovanni, Tractatus 123,5 (…Sia dunque impegno di amore pascere il gregge del Signore).&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn86" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref86" name="_ftn86"&gt;[86]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Auguri alla curia romana 22/12/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn87" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref87" name="_ftn87"&gt;[87]&lt;/a&gt; PAOLO VI, Enciclica Sacerdotalis Caelibatus, 32.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn88" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref88" name="_ftn88"&gt;[88]&lt;/a&gt; GIOVANNI PAOLO II, Pastores dabo vobis, 29&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn89" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref89" name="_ftn89"&gt;[89]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Auguri alla curia romana, 22/12/2006.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn90" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref90" name="_ftn90"&gt;[90]&lt;/a&gt; LG 28&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn91" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref91" name="_ftn91"&gt;[91]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn92" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref92" name="_ftn92"&gt;[92]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Omelia Ordinazioni sacerdotali, 7/5/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn93" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref93" name="_ftn93"&gt;[93]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Omelia Ordinazioni sacerdotali, 7/5/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn94" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref94" name="_ftn94"&gt;[94]&lt;/a&gt; BENEDETTO XVI, Discorso Ai sacerdoti di Roma, 13/05/2006&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn95" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref95" name="_ftn95"&gt;[95]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn96" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref96" name="_ftn96"&gt;[96]&lt;/a&gt; J. RATZINGER, La Chiesa, Ed. Paoline, 1991, p. 439&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn97" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref97" name="_ftn97"&gt;[97]&lt;/a&gt; LG 29&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn98" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref98" name="_ftn98"&gt;[98]&lt;/a&gt; ibidem&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn99" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref99" name="_ftn99"&gt;[99]&lt;/a&gt; S. DIANICH, Teologia del ministero ordinato, Paoline, Roma 1984, p.112.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn100" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref100" name="_ftn100"&gt;[100]&lt;/a&gt; Cfr. G. LECUYER, I diaconi nel Nuovo Testamento, in P. WINNINGER-Y. CONGAR, Il diacono nella chiesa e nel mondo di oggi, Gregoriana Editrice, Padova 1968, pp.15-33.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn101" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref101" name="_ftn101"&gt;[101]&lt;/a&gt; G. PHILIPS, La chiesa e il suo mistero, Jaca Book, Milano 1975, p. 327.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn102" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref102" name="_ftn102"&gt;[102]&lt;/a&gt; C. BRIDEL, Aux seuils de l’espérance, Delachaux, Neuchatel,1971, p.33&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn103" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref103" name="_ftn103"&gt;[103]&lt;/a&gt; Cfr. G.HAMMAN, Storia del diaconato, ed. Quiqajon Bose 2004, p.63,64.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn104" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref104" name="_ftn104"&gt;[104]&lt;/a&gt; Cfr. G. PHILIPS, La Chiesa e il suo mistero, op. cit. p. 238.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn105" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref105" name="_ftn105"&gt;[105]&lt;/a&gt; C. BRIDEL , Aux seuils de l’espérance, Delachaux, Neuchatel 1971, p. 27.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn106" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref106" name="_ftn106"&gt;[106]&lt;/a&gt; Cfr. M. BENNARDO, L. BORTOLIN, B. CUTELLE: il diacono Chi è. Cosa fa. Come diventarlo, 2007 Ed. Effatà, p. 48.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn107" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref107" name="_ftn107"&gt;[107]&lt;/a&gt; Cfr. PSEUDO-DIONIGI, Gerarchia ecclesiastica, V, 7; V, 6 in J-P MIGNE (a cura di), Patrologia cursus completus. Series greca, vol. 3, Paris 1857 ss., pp.506-508.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn108" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref108" name="_ftn108"&gt;[108]&lt;/a&gt; Cfr. M. BENNARDO, L. BORTOLIN, B. CUTELLE, op. cit. p. 49.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn109" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref109" name="_ftn109"&gt;[109]&lt;/a&gt; Cfr. Concilio di Elvira (300-303), can. 33; Concilio di Orange (441); Concilio di Adge (506) e di Toledo (527)&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn110" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref110" name="_ftn110"&gt;[110]&lt;/a&gt; Cfr, G. ALBERIGO, Les Conciles oecumeniques. Les Décretes, t. II/1, Paris 1994, pp. 419 e 435.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn111" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref111" name="_ftn111"&gt;[111]&lt;/a&gt; COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Il Diaconato: evoluzione e prospettive, cit., p.50.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn112" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref112" name="_ftn112"&gt;[112]&lt;/a&gt; RAHNER K., Diaconia in Cristo, (qd 15/16) Freiburg, 1962.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn113" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref113" name="_ftn113"&gt;[113]&lt;/a&gt; CEI, La restaurazione del diaconato permanente in Italia, 8 dicembre 1971, Edizioni Paoline, Roma 1971, p. 16.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn114" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref114" name="_ftn114"&gt;[114]&lt;/a&gt; Cfr. S. DIANICH, S. NOCETI, Trattato sulla Chiesa, op. cit., p.458.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn115" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref115" name="_ftn115"&gt;[115]&lt;/a&gt; CEI, I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia Orientamenti e Norme, 1 Giugno 1993.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn116" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref116" name="_ftn116"&gt;[116]&lt;/a&gt; G. FERRARO, Le preghiere di ordinazione al diaconato, al presbiterato e all’episcopato, Napoli 1977, p. 28; Cfr. E. PETROLINO, Diaconato servizio missione, Ed.Vaticana, 2006.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn117" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref117" name="_ftn117"&gt;[117]&lt;/a&gt; Commento alle sentenze, art. 2, III, 4&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn118" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref118" name="_ftn118"&gt;[118]&lt;/a&gt; CODICE DI DIRITTO CANONICO, can. 1031§ 2.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn119" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref119" name="_ftn119"&gt;[119]&lt;/a&gt; Cfr. S. CAPELLO: tesi sul diaconato, 2007 http:/diaconi.blogspot.com/&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn120" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref120" name="_ftn120"&gt;[120]&lt;/a&gt; CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti, ed. Paoline1998, n. 2&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn121" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref121" name="_ftn121"&gt;[121]&lt;/a&gt;CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti, ed. Paoline1998, n. 13&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn122" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref122" name="_ftn122"&gt;[122]&lt;/a&gt; Ivi n. 19&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn123" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref123" name="_ftn123"&gt;[123]&lt;/a&gt; Ivi n. 16&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn124" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref124" name="_ftn124"&gt;[124]&lt;/a&gt; Ivi n. 20&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn125" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref125" name="_ftn125"&gt;[125]&lt;/a&gt; Ivi n. 27&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn126" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref126" name="_ftn126"&gt;[126]&lt;/a&gt; Ivi n. 43&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn127" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref127" name="_ftn127"&gt;[127]&lt;/a&gt; CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti, ed. Paoline1998, n. 51&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn128" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref128" name="_ftn128"&gt;[128]&lt;/a&gt; CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti, ed. Paoline1998, n. 80&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn129" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref129" name="_ftn129"&gt;[129]&lt;/a&gt; CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti, ed. Paoline1998, n. 81&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn130" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref130" name="_ftn130"&gt;[130]&lt;/a&gt; Ivi n. 82&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn131" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref131" name="_ftn131"&gt;[131]&lt;/a&gt; Cfr. E. PETROLINO, I Diaconi annunziatori della Parola, ministri dell’altare e della carità, Ed. S. Paolo, 1998, p. 46; Cfr. LG, n. 29.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn132" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref132" name="_ftn132"&gt;[132]&lt;/a&gt; Cfr. Premesse del Rito di ordinazione dei vescovi, presbiteri, diaconi, CEI, Roma 1979; n.192&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn133" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref133" name="_ftn133"&gt;[133]&lt;/a&gt; Cfr. F. DELL’ORTO, La solenne Veglia Pasquale, in Rivista Liturgica 40 (1953) 44, n.118.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn134" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref134" name="_ftn134"&gt;[134]&lt;/a&gt; G. DIX, Le ministère dans l’église ancienne, Delechaux, Neuchatel, 1955, p.65.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn135" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref135" name="_ftn135"&gt;[135]&lt;/a&gt; GIUSTINO, I apologia 65,5 in gli Apologeti greci a cura di C. Burini ,Città Nuova, Roma 1986 p. 146&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn136" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref136" name="_ftn136"&gt;[136]&lt;/a&gt; Cfr. E. PETROLINO, I Diaconi annunziatori della Parola, ministri dell’altare e della carità, ed. S. Paolo 1998, p. 56.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn137" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref137" name="_ftn137"&gt;[137]&lt;/a&gt; Cfr. T. D’AQUINO, Summa Theologiae, ed. S. Paolo,1999, III.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn138" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref138" name="_ftn138"&gt;[138]&lt;/a&gt; LG 29&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn139" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref139" name="_ftn139"&gt;[139]&lt;/a&gt; Cfr. Mons. BREGANTINI, Relazione al convegno nazionale dei diaconi - Assisi, 2007 (in rivista “Il diaconato in Italia” n. 145/146)&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn140" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref140" name="_ftn140"&gt;[140]&lt;/a&gt; LG 10&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn141" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref141" name="_ftn141"&gt;[141]&lt;/a&gt; LG 29&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn142" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref142" name="_ftn142"&gt;[142]&lt;/a&gt; Cfr. Mons. BREGANTINI, Relazione al convegno nazionale dei diaconi. Assisi 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn143" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref143" name="_ftn143"&gt;[143]&lt;/a&gt; Cfr. ALBERTO ALTANA, Vocazione cristiana e ministeri ecclesiali, Ed. Rogate, Roma 1978.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6843126569971035625-7717858456314497167?l=documentidiaconi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/feeds/7717858456314497167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6843126569971035625&amp;postID=7717858456314497167' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/7717858456314497167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/7717858456314497167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/2008/10/tesi-sul-diaconato-di-mario-elpini.html' title='Tesi sul diaconato di Mario Elpini'/><author><name>aquila.priscilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15770846853726754293</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6843126569971035625.post-1782030710525693960</id><published>2007-11-23T08:18:00.000-08:00</published><updated>2007-11-23T08:22:38.903-08:00</updated><title type='text'>Tesi di stefano capello</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_0QjOofwV2dY/R0b-Lv9dreI/AAAAAAAAAAo/gePBtZc9mG4/s1600-h/diaconato+e+kenosi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136071902868909538" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_0QjOofwV2dY/R0b-Lv9dreI/AAAAAAAAAAo/gePBtZc9mG4/s320/diaconato+e+kenosi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;CAPITOLO  I&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;STORIA DEL DIACONATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; a.  La diaconia dell’esistenza cristiana&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l’incarnazione del Verbo che è Dio e mediante il quale tutto è stato fatto ( cf. Gv. 1,1-18 ) si è realizzata la rivoluzione più inimmaginabile il kyrios è divenuto il diakonos di tutti.&lt;br /&gt;In questa prospettiva cristologica si può cogliere l’essenza del vivere cristiano, cioè partecipare alla diaconia che Dio stesso ha compiuto per  e verso gli uomini.&lt;br /&gt;La diaconia della vita conduce alla comprensione e al compimento dell’uomo.&lt;br /&gt;Essere cristiano significa, sull’esempio di Cristo, mettersi al servizio degli altri sino al dono di sé, per amore.&lt;br /&gt;Il diakonein è la caratteristica essenziale del ministero di apostolo, il diakonein  si esprime nel fondamento sacramentale dell’essere cristiano.&lt;br /&gt;Dunque con Cristo il servizio verso gli altri e il dono di sé, per amore, diventano la regola di vita cristiana , in questo senso possiamo dire che ogni cristiano è diacono.&lt;br /&gt;Partendo da questo fondamento, in questo breve lavoro cercheremo di vedere a partire dai testi del Nuovo Testamento ,come e perché questo carisma di diaconia universale che rimane , per alcuni sia diventato un carisma particolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b. Il diaconato nel Nuovo Testamento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola diakonos è quasi assente nell’Antico Testamento, contrariamente all’uso abbondante del termine  presbyteros.&lt;br /&gt;La Bibbia latina  (Vulgata ) traduce la parola  diakonos con minister o con diaconus traslitterando il termine greco.&lt;br /&gt;Nella Vulgata troviamo tre volte l’uso del termine diaconus&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;[1]&lt;/a&gt;, mentre in tutti gli altri casi, il termine, viene tradotto con minister&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn2" name="_ftnref2"&gt;[2]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il primo dato pertinente e fondamentale che si può notare nel Nuovo Testamento è che il verbo diakonein  indica la stessa missione di Cristo che si presenta come colui che è venuto per servire.&lt;br /&gt;Nelle primissime comunità cristiane non c’è nessuna traccia del diaconato  come ministero specifico, solo in un secondo momento con lo sviluppo per così dire “istituzionale” e “numerico” delle comunità delle origini, si incomincia a distinguere un aspetto apostolico di proclamazione della parola dall’aspetto diaconale di aiuto reciproco.&lt;br /&gt;A questo proposito ,uno dei testi fondamentali è quello di At 6,1-6 nel quale l’evangelista Luca , presumibilmente verso gli anni 90 del I secolo riferisce della fondamentale distinzione di ruoli.&lt;br /&gt;Luca ci presenta una diaconia della “parola” e una diaconia delle “mense”, che sono  una diversificazione  dell’unica diaconia di Cristo, la quale rende “diaconale” ogni ministero ecclesiale compreso quello degli apostoli.&lt;br /&gt;Questa evoluzione verso ministeri particolari, tra cui quello di diacono, deriva non da una necessità teologica, ma da una necessità organizzativa delle comunità nascenti.&lt;br /&gt;Così, da una responsabilità diaconale di insieme, condivisa da tutti, l’organizzazione ministeriale delle Chiese evolve verso compiti specifici organizzati e animati da alcuni.&lt;br /&gt;Alla struttura “carismatica” delle prime comunità paoline si affianca una struttura “istituzionalizzata” come necessità per rispondere alle nuove necessità delle Chiese sempre più numerose per numero e  fedeli.&lt;br /&gt;Questo procedimento storico è percepibile nelle lettere deuteropaoline (Efesini e Filippesi) e pastorali (1 e 2 Timoteo, e Tito)&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn3" name="_ftnref3"&gt;[3]&lt;/a&gt; , nelle quali si esprimono insistenti preoccupazioni di ordine ecclesiologico e pratico.&lt;br /&gt;Risulta fondamentale rilevare come l’imperativo diaconale del messaggio apostolico sin dalla fine del I secolo, sfoci nell’istituzione di un ministero specifico personalizzato e, ordinato tramite l’imposizione delle mani da parte degli apostoli..&lt;br /&gt;Questo ministero così istituzionalizzato, risale verosimilmente all’ultimo quarto del primo secolo. &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn4" name="_ftnref4"&gt;[4]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Verso la fine del I secolo, o al primissimo inizio del II, il ministero diaconale della solidarietà materiale si istituzionalizza nelle Chiese, in quanto funzione, accanto al “ministero della Parola” (“diaconia della Parola”, secondo i termini di At 6,1-6). Questo binomio ministeriale determina da allora l’organizzazione di tutte le chiese di cui ci parlano i documenti. E Luca ci informa che, senza la diversificazione di queste due funzioni, le Chiese sarebbero rimaste nell’incapacità pratica di perseguire la loro duplice missione, apostolica e caritativa. Possiamo concludere che il ministero specifico di diacono, distinto dal ministero della Parola, risale alla fine dei tempi apostolici.&lt;br /&gt;Stabilito così il suo apparire storico, si pone il problema di sapere cosa alle origini definisca, da un punto di vista ecclesiale questo ministero. Nonostante la diversità ecclesiologica delle Chiese neotestamentarie, a guisa di risposta si possono rilevare tre motivi specifici: la sua qualificazione ministeriale, il suo luogo di impegno, le sue funzioni (o i suoi compiti) .&lt;br /&gt;Primo: la sua qualificazione&lt;br /&gt; Il testo di At 6 permette di definirne l’importanza iniziale, del ministero diaconale.&lt;br /&gt;Nello spazio di un paio di decenni il diaconato diventa un ministero con vocazione particolare e con consacrazione mediate l’imposizione delle mani. Questa qualificazione che gli è attribuita dal bisogno contestuale e dal rigore d’organizzazione, non dalla necessità teologica, gli conferisce nello stesso tempo un particolare statuto, professionalmente distinto dalla responsabilità diaconale dell’insieme dei battezzati. I diaconi sono messi da parte, consacrati, ordinati come il ministro della Parola, e lo sono a titolo permanente.&lt;br /&gt;Secondo: il suo  luogo di impegno.&lt;br /&gt;E’ definito dal simbolo della “mensa”, il suo luogo di chiamata e di professione è l’aiuto reciproco materiale, le necessità di condivisione dovute ai contesti di vita delle differenti chiese. Il suo luogo non è la proclamazione apostolica fondatrice delle Chiese, ma il servizio caritativo nei suoi numerosi aspetti, nelle situazioni mutevoli della storia delle comunità.&lt;br /&gt;         Certo, il fatto che esso sia secondo in rapporto al ministero della Parola e che il suo luogo sia così subordinato cronologicamente all’apostolato, lo pongono alla mercè dei bisogni congiunturali e della scarsità dei pastori; sin dai suoi inizi.&lt;br /&gt; Poiché i compiti diaconali, di ordine interno e materiale, sono sempre variabili, è impossibile definire in modo più preciso, secondo i testi della scrittura, l’elenco dei compiti.&lt;br /&gt;A compiti di per sé apostolici descritti da Luca in Atti 6 ( Stefano e Filippo evangelizzano come degli apostoli ) si affiancano il “servizio delle mense” e  l’aiuto caritativo in generale.&lt;br /&gt;E’ necessario far menzione qui dell’importanza vitale dell’alimentazione e della convivialità nella società antica.&lt;br /&gt;Nelle chiese, fin dal loro nascere, il pasto ha un’importanza fondamentale, sotto la forma eucaristica e sotto quella agapica.&lt;br /&gt;Scrive Claude Bridel: “uno dei centri di interesse del diaconato delle origini risiede nella simbiosi che esso tenta di esprimere, sulla base della nozione di servizio, tra la funzione liturgica e l’azione concreta. Servire coloro che celebrano e servire coloro che soffrono, è tutt’uno per il diacono.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn5" name="_ftnref5"&gt;[5]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; Accanto a questa funzione primaria egli potrà collaborare a compiti missionari.&lt;br /&gt;Nel suo sviluppo, come vedremo negli scritti dei padri il ministero diaconale diventerà nello stesso tempo caritativo e liturgico.&lt;br /&gt;Il ministero di diacono sarà dunque consacrato al compito caritativo della Chiesa, affinchè questa aderisca alle necessità del tempo in modo conforme all’insegnamento ricevuto da Cristo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c. Il diaconato nella chiesa antica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli storici sono soliti fissare intorno all’anno 100 gli inizi di quella che definiscono globalmente "Chiesa antica".&lt;br /&gt;Nelle Chiese dei primi due secoli, la celebrazione eucaristica ha luogo nella cornice di un banchetto di comunione e di condivisione.&lt;br /&gt;Tutti i membri vi portano gli alimenti secondo le loro possibilità, pane vino, ma anche olio, formaggio, olive, frutta, legumi e persino fiori.&lt;br /&gt;L’offerta di questi doni è liturgicamente integrata alla festa.&lt;br /&gt;E’ compito dei diaconi di raccoglierli, inventariarli, selezionarli per il pasto eucaristico, e provvedere poi a re-distribuire le rimanenze ai bisognosi come segno concreto di prolungamento della condivisione dei beni compiuta durante la celebrazione.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn6" name="_ftnref6"&gt;[6]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E’ all’interno di questa prospettiva teologica della povertà che bisogna comprendere il compito liturgico proprio dei diaconi, che è portare il mondo e la sua quotidianità.&lt;br /&gt;Liturgicamente i diaconi  si presentano in Gesù Cristo come segni di salvezza, come prova della misericordia di Dio per tutti espressa nella condivisione reale e quotidiana con i fratelli.&lt;br /&gt;Questo momento particolare tipico della funzione diaconale nell’eucarestia prende il nome di offertorio.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn7" name="_ftnref7"&gt;[7]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E’ Giustino nella sua Apologia, intorno al 150 , a presentarci la descrizione di questo momento dell’eucarestia : “ dopo che il presidente ha reso grazie e tutto il popolo ha confermato acclamando, quelli che da noi sono chiamati diaconi fanno partecipi ciascuno dei presenti al pane e al vino e poi portano questo cibo a coloro che non sono presenti.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn8" name="_ftnref8"&gt;[8]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel corso del secondo e terzo secolo il ministero diaconale ordinato  consolida le sue acquisizioni.&lt;br /&gt;Questo breve studio storico sul diaconato permanente nella chiesa della antichità penso possa essere considerato sotto tre aspetti al fine di definirne il suo ministero.&lt;br /&gt;In primo luogo il suo campo di attività; che dovrebbe essere essenzialmente caritativo.&lt;br /&gt;In secondo luogo questo afflato caritativo; che deve trovare un impatto nel cuore della vita comunitaria, in particolare nel culto domenicale e nella sua liturgia.&lt;br /&gt;In terzo luogo; per essere ecclesiale, questo ministero deve essere ordinato, cioè deve essere istituito e riconosciuto come ministero integrante del ministero globale della Chiesa, essere basato su di una vocazione personale, e consacrato dall’autorità della Chiesa, secondo il rito della imposizione delle mani.&lt;br /&gt;Questi tre criteri e cioè, la carità la liturgia e l’ordinazione emergono come criteri di definizione del diaconato sia dai testi biblici sia dai testi patristici nonché dalla storia della Chiesa delle origini e dell’antichità.&lt;br /&gt;Tuttavia proprio mentre sembra che il diaconato permanente abbia raggiunto una definizione sua propria si assiste, alla vigilia dell’epoca medievale, ad un rapido svuotamento della sua funzione.&lt;br /&gt;La sua qualificazione ministeriale viene ridotta a uno scalino subalterno di accesso al presbiterato.&lt;br /&gt;Il diacono diventa transeunte e non più permanente, perde cioè la sua funzione originaria e originale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     &lt;br /&gt;d. il diaconato nella chiesa medievale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la caduta dell’impero romano, con la confusione causata dalle invasioni barbariche la Chiesa tende sempre di più ad istituzionalizzarsi , a normarsi ed a crearsi una organizzazione efficiente.&lt;br /&gt;In questo contesto , il ministero di diacono viene a poco a poco svuotato, non soltanto dal punto di vista della sua specificità teologica, ma anche nelle sue funzioni pratiche.&lt;br /&gt;Perde la sua originalità man mano che nelle sue funzioni si attenua il primato del caritativo.&lt;br /&gt;La progressiva gerarchizzazione dei ministri e dei ministeri subordina il servizio diaconale alle necessità dei vescovi e dei presbiteri.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn9" name="_ftnref9"&gt;[9]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Possiamo affermare che la funzione del diacono si restringe man mano che si rafforza la gerarchia ministeriale.&lt;br /&gt;I testi riassumono la trasformazione affermando che : “ il diacono sarà al servizio del vescovo e dei presbiteri, cioè presterà servizio, ma non compirà altre funzioni”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn10" name="_ftnref10"&gt;[10]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il ministero di diacono viene sempre definito nei tre aspetti: caritativo, liturgico e di assistenza al vescovo; il tutto però viene prioritariamente determinato dalle esigenze del vescovo.&lt;br /&gt;Scrive Bridel :  “ la Chiesa che si struttura in occidente durante il periodo che va dal IV sec. all’epoca di Carlo Magno non sapeva che farsene del diaconato delle origini, anzi doveva sbarazzarsene.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn11" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn11" name="_ftnref11"&gt;[11]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Certo, la Chiesa in quanto istituzione si vede trascinata nelle mutazioni generali del tempo e per sopravvivere deve concentrare tutte le sue forze sulla sua organizzazione.&lt;br /&gt;A tal proposito scrive Hamman : “ si comprenderà che non è il ministero caritativo, ma sono i ministeri di autorità a polarizzare l’attenzione, sia politica che spirituale.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn12" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn12" name="_ftnref12"&gt;[12]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma la responsabilità caritativa insita nel messaggio cristiano, ritroverà nel medioevo altre strade di realizzazione non legate a ministeri ordinati.&lt;br /&gt;La diaconia viene riconosciuta come esemplare della vita cristiana , essere cristiano significa essere diacono, e questa necessità viene riconosciuta per tutti non solo per gli  “ordinati”.&lt;br /&gt;Un impulso fondamentale a questa nuova concezione viene dato dallo sviluppo del monachesimo , in particolare dopo la riforma monastica del X secolo operata a Cluny. &lt;br /&gt;Nei secoli IX e X sboccia una nuova forma di diaconia il diaconato monastico.&lt;br /&gt;In quanto struttura ecclesiale, il monachesimo conosce un successo prodigioso, si insedia dappertutto e introduce elementi di profonda innovazione nella cristianità.&lt;br /&gt;Per tre secoli, la Chiesa d’occidente è il monachesimo,&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn13" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn13" name="_ftnref13"&gt;[13]&lt;/a&gt; e il centro della cristianità non è Roma ma Cluny.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn14" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn14" name="_ftnref14"&gt;[14]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il monachesimo sarà il motore della riforma medievale della chiesa nei secoli XI e XII.&lt;br /&gt;Francesco d’Assisi diventa il diacono per eccellenza, ridonando al diaconato la sua connotazione spirituale caritativa, ma in quanto laico, al di fuori dell’ordine clericale.&lt;br /&gt;Nei secoli XI e XII il monachesimo inserisce nel suo seno anche nuove forme comunitarie dette  “fraternità”, improntate tutte sul servizio agapico e diaconale del prossimo.&lt;br /&gt;In questo contesto la funzione caritativa e universale della diaconia prende il sopravvento su quella liturgica.&lt;br /&gt;Alla fine del medioevo le autorità ecclesiastiche hanno reso possibile che il diaconato ordinato perdesse l’essenziale del suo carattere ecclesiale e ministeriale,  e allo stesso tempo liturgico e caritativo. Trascurando l’unità all’interno di questa dualità, il diaconato avrà perduto da un punto di vista ecclesiale su due fronti, e questo nonostante il suo rinnovamento medioevale tra i laici.&lt;br /&gt;Esso è rimasto confinato alle funzioni liturgiche in un ministero subalterno e poco significativo.&lt;br /&gt;In altre parole: separando, il culto dalla pratica caritativa, la Chiesa ha reciso la diaconia dal suo fondamento iniziale. Il compito liturgico e il compito caritativo, allontanandosi l’uno dall’altro hanno teologicamente e praticamente provocato una giustapposizione conflittuale dei due compiti. Con un’analisi retrospettiva abbiamo potuto constatare che il diaconato medioevale è lontano dall’essere una semplice continuità senza slancio né originalità di ciò che esso era alla fine dell’antichità. Anche senza avere potuto approfondire lo studio dei documenti si verifica che il diaconato deve molto alla teologia medioevale. Infatti, senza i suoi riferimenti e le sue evoluzioni medioevali non potrebbe essere compreso nella sua realtà a venire. In altri termini: studiare il diaconato non è possibile senza ripercorrere in modo approfondito la storia medioevale. La deriva del diaconato avviene prima del medioevo.&lt;br /&gt;A partire dall’VIII secolo si avvia un rinnovamento, emergono nuove forme comunitarie, culla di un diaconato ritrovato, non ordinato, ma legato ai diversi ordini religiosi (frati diaconi, monaci diaconi e cavalieri diaconi). Il popolo cristiano riscopre il diaconato sociale, la diaconia diviene lavoro sociale, pubblico e laico.&lt;br /&gt;In rapporto alla questione del diaconato specificatamente ecclesiale è opportuno notare come questo ministero si sia scompaginato nel corso del medioevo. Se la sua connotazione caritativa ha conosciuto un progresso, ha tuttavia perduto il suo legame con i vescovi e i presbiteri; di conseguenza il suo carattere liturgico si è ancora più ristretto, al punto da far dimenticare ogni legame teologico tra la funzione solidale e la funzione liturgica.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda poi l’ordinazione, riguarda solo il ministero clericale e subalterno e visto come tappa verso l’ordine presbiterale.&lt;br /&gt;Così, il diaconato ministeriale alla luce della riforma e del futuro concilio di Trento si può dire abbia perso quella funzione specificatamente permanente ed ecclesiale che avevamo potuto riconoscere nelle Chiese delle origini e antiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e. la sacramentalità del diaconato dal XII sec. al Concilio di Trento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel tracciare, seppur brevemente , una storia del ministero diaconale ordinato, mi sembra necessario affrontare storicamente anche il “problema della sua sacramentalità”.&lt;br /&gt;Nelle testimonianze bibliche la sacramentalità del diaconato rimane un problema implicito.&lt;br /&gt;Occorre vedere come la Chiesa ne ha preso coscienza esplicita.&lt;br /&gt;Benché la sacramentalità possa avere un significato ampio e generico, in senso stretto essa si identifica con i sette sacramenti, segni visibili ed efficaci della grazia, tra i quali si trova il sacramento dell’ordine.&lt;br /&gt;Il diacono e il presbitero figurano sempre tra gli ordines sacri del sacramento.&lt;br /&gt;Pietro Lombardo (+1160) nel suo trattato De ordinibus ecclesiasticis afferma che il diaconato è un ordo o gradus officiorum.&lt;br /&gt; Ora, benché tutti gli ordines siano per lui tutti sacri , sottolinea l’eccellenza del diaconato e del presbiterato i soli che esistevano già nella chiesa primitiva e che rispondono al precetto apostolico.&lt;br /&gt;San Tommaso D’Aquino ( + 1273) afferma che solo il presbiterato e il diaconato possono rigorosamente essere considerati ordines sacri a motivo del loro rapporto particolare con l’Eucarestia come sacramentum sacramentorum.&lt;br /&gt;I preti  ricevono con l’ordinazione il potere di consacrare, mentre i diaconi il potere di servire i preti nell’amministrazione dei sacramenti.&lt;br /&gt;Per Tommaso dunque è il rapporto con l’Eucarestia il criterio decisivo per stabilire la sacramentalità dell’ordine.&lt;br /&gt;Durando di San Porciano ( +1334) rappresenta una linea dottrinale che compare spesso anche nel dibattito attuale.&lt;br /&gt;Per lui l’ordinazione sacerdotale è “sacramento” mentre quella diaconale è “sacramentale”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn15" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn15" name="_ftnref15"&gt;[15]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ecco le ragioni della sua posizione:&lt;br /&gt;·       La distinzione in rapporto all’Eucarestia, tra il potere di consacrare (sacramento) e le altre azioni dispositive da considerare come semplici sacramentali.&lt;br /&gt;·       L’ordinazione sacerdotale concede un potere ad posse mentre quella diaconale ad licere.&lt;br /&gt;Tuttavia egli considera anche il diaconato un sacramento della Chiesa in quanto viene acquisito , come del resto episcopato e presbiterato in imposizione manuum.&lt;br /&gt;Il Concilio di Trento (1563) ha voluto definire dogmaticamente l’ordine come sacramento.&lt;br /&gt;Di fronte alle negazioni dei riformatori, Trento dichiara l’esistenza di una hierarchia in Ecclesia ordinatione Divina .&lt;br /&gt;E’ nella teologia generale del sacramento dell’ordine che si devono inserire i riferimenti di Trento al diaconato.&lt;br /&gt;Un’attenzione particolare merita il can 6 che recita: “ si quis dixerit in Ecclesia catholica non esse hierarchicam, divina ordinatione institutam,quae constat ex episcopis,presbyteris et ministris” .&lt;br /&gt;L’attenzione cade sul termine ministris termine usato nella formulazione definitiva del canone approvato il 14 Luglio 1563, perché nella bozza iniziale il vocabolo usato era aliis ministris .&lt;br /&gt;La storia sembrerebbe comprendere una comprensione ampia del termine ministri, termine che includerebbe i diaconi e corrisponderebbe a una divisione tripartita della gerarchia : “praecipue episcopi, deyinde praesbyteri,diaconi et alii ministri”&lt;br /&gt;Dunque si può affermare con sicurezza che Trento include i diaconi nel novero dei ministri ordinati.&lt;br /&gt;A tal proposito si veda il capitolo 17 della sessione XXIII del 15 Luglio 1563 che così recita : “ affinché le funzioni dei sacri ordini del diaconato, lodevolmente in vigore fin dall’epoca apostolica, e cessate da tempo in molti luoghi, possano essere richiamate in uso secondo i sacri canoni, e perché non siano dichiarate inutili dagli eretici, il Sacro Concilio. desiderando ardentemente il ripristino dell’antica disciplina, decreta che in avvenire detti ministeri siano esercitati solo da coloro costituiti nei rispettivi ordini: esorta e prescrive nel Signore che tutti i singoli prelati delle Chiese, per quanto opportunamente può essere fatto, abbiano a ripristinare simili funzioni nelle Chiese Cattedrali, collegiate e parrocchiali della propria diocesi.”&lt;br /&gt;Dopo il Concilio di Trento , nella teologia dei secoli XVI e XVII si sostiene quasi unanimemente la sacramentalità del diaconato.&lt;br /&gt;La posizione di Roberto Bellarmino (+1621) descrive bene qual è lo status questionis di quel momento.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn16" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn16" name="_ftnref16"&gt;[16]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli stabilisce come principio fondamentale ,la sacramentalità dell’ordine “vere ac proprie sacramentum novae legis”, ma circa la sacramentalità di ciascuno degli ordini, crede necessario fare una distinzione. &lt;br /&gt;La sacramentalità del diaconato è molto probabile, mentre quella episcopale sacerdotale è un’assertio certissima.&lt;br /&gt;Risulta indubbia la volontà del Concilio tridentino di voler rilanciare il ministero di diacono permanente, tuttavia altrettanto certa è la considerazione che questa volontà risulterà disattesa.&lt;br /&gt;Sarà il Concilio Vaticano II , come vedremo, a ridare un impulso decisivo al ministero del diaconato permanente.&lt;br /&gt;Con il Vaticano II si può parlare di una vera e propria restaurazione del diaconato permanente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO II&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL DIACONATO NEL CONCILIO VATICANO II&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a. Il dibattito pre-conciliare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea di ristabilire il diaconato come grado permanente della gerarchia non è nata durante il Concilio, ma circolava già prima del secondo conflitto mondiale, sviluppandosi ulteriormente dopo il 1945,soprattutto nei paesi di lingua tedesca.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn17" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn17" name="_ftnref17"&gt;[17]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una teologia rinnovata della Chiesa sorta dal contributo di numerosi movimenti biblici ecumenici e liturgici, aprì la possibilità al rinnovamento della funzione di diacono.&lt;br /&gt;A partire dal 1951, in una Germania ancora scossa dal conflitto mondiale, nasce, fondata da Kramer la prima “Comunità del Diaconato”.&lt;br /&gt;Questo organismo si diede il duplice compito di studiare e reintrodurre il diaconato permanente.&lt;br /&gt;Un’altra comunità del diaconato viene creata a Monaco nel 1954 con l’appoggio del vescovo e del teologo K. Rahner .&lt;br /&gt;La riflessione di quegli anni venne arricchita dallo storico protestante H.Krimm&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn18" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn18" name="_ftnref18"&gt;[18]&lt;/a&gt;,oltre che dalla testimonianza di alcuni diaconi luterani.&lt;br /&gt;Anche in Italia venne fondata una comunità del diaconato animata prima da don Dino Torreggiani e poi da don Alberto Altana.&lt;br /&gt;Ad essa si deve fin dal 1968 la pubblicazione della rivista “il diaconato in Italia”.&lt;br /&gt;Così, alla vigilia del Concilio, l’idea di ripristinare il diaconato era vivissima in ampi settori della Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b. Il dibattito conciliare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante il primo periodo conciliare (1962), il problema del diaconato non richiamò molto l’attenzione come tema particolare, ma durante la prima intersessione (1962-63), un certo numero di Padri conciliari cominciarono a evocare la possibilità di un ripristino del diaconato permanente, alcuni segnalandone i vantaggi in campo missionario ed ecumenico, altri invitando alla prudenza.&lt;br /&gt;La maggioranza di loro, però, più che dei problemi teorici si interessava di problemi pratici: affrontando soprattutto quello dell’ammissione di uomini sposati e le sue ripercussioni per il celibato ecclesiastico.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn19" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn19" name="_ftnref19"&gt;[19]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il Concilio discusse poi il capitolo sulla struttura gerarchica della Chiesa dal 4 Ottobre al 30 Ottobre 1963, ed in sede di quei dibattiti si è potuto chiarire meglio l’intenzione dei Padri conciliari a riguardo del ripristino del diaconato.&lt;br /&gt;Tre interventi fatti il 8  e il 9 Ottobre 1963 dai cardinali Dopfner, Ricketts e Suenens possono essere considerati “fondanti” in quanto stabiliscono le direzioni e i parametri dottrinali e pratici del dibattito.&lt;br /&gt;E’ opportuno notare come i Padri conciliari che hanno favorito il ristabilimento del diaconato permanente abbiano insistito sul concetto di “possibilità” e mai su quello di “obbligatorietà”.&lt;br /&gt;Questo ristabilimento “può” avvenire nei tempi e nei luoghi ove l’autorità ecclesiastica lo ritenga opportuno.&lt;br /&gt;Tuttavia il diaconato permanente viene ora considerato in grado di apportare molti benefici alle Chiese locali sia praticamente che pastoralmente.&lt;br /&gt;Vediamone alcuni emersi chiaramente nel dibattito:&lt;br /&gt;·       Risolvere il problema della mancanza di preti nelle terre di missione&lt;br /&gt;·       Fornire supporto ai paesi dove la chiesa è perseguitata&lt;br /&gt;·       Migliorare le relazioni ecumeniche con quelle Chiese che hanno conservato tale ministero (in particolare con i protestanti)&lt;br /&gt;·       La promozione del diaconato può aiutare a mettere in evidenza la figura del presbitero&lt;br /&gt;·       L’ammissione all’ordine gerarchico di uomini sposati può mettere in evidenza anche il celibato&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sintetizzando, vengono fatte considerazioni su come il diaconato oltre a brillare di luce propria sia in grado di illuminare anche altri aspetti ecclesiali.&lt;br /&gt;Alcuni Padri poi si soffermarono oltre che sul piano pratico su aspetti propriamente teologici.&lt;br /&gt;Occupando un grado nella sacra gerarchia della Chiesa, il diaconato ha fatto parte della costituzione della Chiesa sin dall’inizio.&lt;br /&gt;Il cardinale Dopfer affermò con forza: “schema nostrum, agens de hierarchica costituzione ecclesiae, ordinem diaconatus nullo modo silere potest, quia tripartitio hierarchie ratione ordinis habita in episcopatum, presbyteratum et diaconatum est juris divini et costituzioni Ecclesiae essenzialiter propria”&lt;br /&gt;Dunque facendo rivivere il diaconato , il Concilio non avrebbe in alcun modo alterato gli elementi costitutivi della Chiesa, ma avrebbe soltanto reintrodotto ciò che era stato abbandonato.&lt;br /&gt;I Padri conciliari insistettero molto sul fatto che il diaconato conferisce “grazia” e “carattere” propri agli ordinati.&lt;br /&gt;Dunque non si deve considerare il diacono allo stesso modo di un laico al servizio della Chiesa, poiché il sacramento del diaconato conferisce una grazia per esercitare un ufficio particolare.&lt;br /&gt;Così, un diacono non è un laico elevato al più alto grado dell’apostolato laico, ma un membro della gerarchi a motivo della grazia sacramentale e del carattere ricevuto al momento dell’ordinazione.&lt;br /&gt;Ora i diaconi permanenti, poiché si supponeva vivessero e lavorassero in mezzo alla popolazione laica e al mondo secolare, potrebbero esercitare il “ruolo di ponte o mediazione tra la gerarchia e i fedeli”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn20" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn20" name="_ftnref20"&gt;[20]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In queste riflessione vediamo delinearsi il ruolo di diacono in autonomia e non semplicemente come un gradino verso il presbiterato.&lt;br /&gt;Il diaconato dunque come un ministero distinto all’interno  della Chiesa.&lt;br /&gt;Potrebbe così essere per la Chiesa un segno della sua vocazione ad essere la serva di Cristo, la serva di Dio.&lt;br /&gt;La presenza del diacono, di conseguenza , potrebbe rinnovare la Chiesa in uno spirito di umiltà e servizio.&lt;br /&gt;Il dibattito conciliare dunque ci fornisce essenzialmente quattro ragioni a favore del ripristino del diaconato:&lt;br /&gt;I.                   La restaurazione del diaconato come un grado proprio dell’ordine permette di riconoscere gli elementi costitutivi della sacra gerarchia voluta da Dio, concependo gerarchia e ministero al di là della categoria del sacerdozio&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn21" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn21" name="_ftnref21"&gt;[21]&lt;/a&gt; ( i diaconi sono ordinati non ad sacerdotium ,sed ad ministerium.).&lt;br /&gt;II.                E’ una risposta alle necessità di assicurare la cura pastorale alle comunità che ne sono prive per mancanza di preti&lt;br /&gt;III.             E’ una conferma , un rafforzamento e una più completa incorporazione al ministero della chiesa di coloro che esercitano già  de facto il ministero di diaconi grazie all’imposizione delle mani che ne fa corroborari et altari arctius conjungi.&lt;br /&gt;IV.           I Padri conciliari desiderano fare del diaconato permanente un ordine in grado di unire la sacra gerarchia e la vita secolare dei laici.&lt;br /&gt;Ma ciò che più importa è che il Vaticano II ristabilisce il principio dell’esercizio permanente del diaconato.&lt;br /&gt;Stabilito questo principio il dibattito rimane aperto perché in funzione delle future necessità pastorali ed ecclesiale , ma sempre nel rispetto e nella fedeltà della Tradizione.&lt;br /&gt;In conclusione , l’apparente indecisione ed esitazione nel definire la figura del diacono, è funzionale e può servire come invito alla Chiesa perché continui a discernere il tipo di ministero più appropriato a tale figura attraverso la prassi ecclesiale, la legislazione canonica e la riflessione teologica.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn22" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn22" name="_ftnref22"&gt;[22]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c. I testi conciliari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I testi definitivi del Vaticano II fanno menzione del diaconato in sei riprese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La costituzione sulla liturgia ( 4 Dicembre 1963)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Sacrosantum Concilium evita di parlare espressamente di diaconato permanente, essa si limita a rilevare nel n.35,5 che, in mancanza del sacerdote diaconi o qualcun altro delegato del vescovo possono guidare celebrazioni domenicali incentrate sulla Parola di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La costituzione dogmatica sulla Chiesa (21 Novembre 1964)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Com’è noto il testo conciliare essenziale per quel che riguarda il diaconato permanente è il numero 29 della Lumen Gentium, dedicato alla costituzione gerarchica della Chiesa e specialmente all’episcopato e alla pienezza dell’ordine.&lt;br /&gt;I versi dedicati al diaconato costituiscono una sorta di transizione verso il capitolo quarto dedicato al laicato, il che riflette un’opzione spesso espressa in occasione dei dibattiti antecedenti: il diacono è come il “ponte” fra i vescovi e i presbiteri da una parte e il resto del popolo di Dio dall’altra.&lt;br /&gt;Più pratico che propriamente teologico, il n. 29 della LG comprende quattro parti. La prima presenta il diaconato come “grado inferiore” della gerarchia, e questo per la grazia dell’imposizione delle mani. Questa “inferiorità” si inserisce nel solco della Tradizione in rapporto al vescovo, al quale il diaconato è sottomesso, ma non rispetto al presbitero. Di fronte a quest’ultimo, piuttosto che evocare un “minore” potere globale, alcuni commentatori pensano alla situazione del diacono nella celebrazione eucaristica, dove il diacono non ha né la possibilità di presiedere né quella di consacrare il pane e il vino agendo “in persona Christi”.&lt;br /&gt;         Il testo contiene, poi, quell’affermazione distintiva che ancora oggi sta alla radice del diaconato quando dice che il diacono non è ordinato “per il sacerdozio (ad sacerdotium) ma per il servizio (ad ministerium)”. Ci si potrebbe stupire di questa distinzione tra “sacerdozio” e “ministero” se si dimenticasse che la designazione “per il servizio” è improntata sulle Costituzioni della Chiesa egiziana, documento antico ripreso nel Ponteficale romano fino al 1950. Questi due testi riassumono una formula ancora più antica, presente nelle Tradizioni apostoliche che parlavano proprio del “servizio del vescovo” come compito peculiare del diacono. L’esclusione del “sacerdozio” in LG indica indubbiamente che il diaconato restaurato non è una tappa verso il presbiterato, la formula suggerisce soprattutto che il diacono non è “prete” nel senso consacratorio del termine, in quanto ciò che ne caratterizza la natura e le funzioni è “il servizio”. Questo termine, ampio ed ambiguo allo stesso tempo, applicabile in senso lato ad ogni vocazione cristiana, deve essere inteso sempre in relazione al del Cristo Servo, che ha fatto del dono di sé il modello e l’esempio della vera diaconia ministeriale.&lt;br /&gt;La frase successiva nel testo indica che alla base del ministero diaconale c’è “una grazia sacramentale” che discende direttamente dal sacramento dell’ordinazione. L’effetto di questa grazia è, per analogia con la Confermazione, quello di procurare una “forza” per un servizio che – si precisa qui – è quello del Popolo di Dio e non, prima di tutto, del vescovo. Il servizio diaconale, piuttosto che presentarsi come un “potere” o di ridursi ad un “mandato”, esige una forza interiore, una capacità di perseverare in un servizio che si dispiega “in comunione col vescovo e col suo presbiterio” per il bene di tutta la comunità dei credenti. La messa in atto della forza sacramentale non può dunque concepirsi e viversi se non in solidarietà e in armonia con gli altri due ministeri ordinati, ossia nel dinamismo vivo ed efficace della comunione ecclesiale.&lt;br /&gt;         Il passo successivo,  senza pretendere di essere esaustivo, menziona alcuni ambiti di esercizio del servizio diaconale fra loro strettamente legati: alla liturgia, coronamento a fonte delle altre funzioni, seguono il servizio della Parola e la carità, intesa quest’ultima nel senso dominante nell’antichità cristiana di vigilanza attiva finalizzata alla condivisione fraterna nella comunità.&lt;br /&gt;         Quanto alle modalità concrete, il testo nota che è l’autorità “qualificata” (competens) – senza dubbio gli ordinari locali – che ha il compito di organizzare praticamente le attività del diacono. Ciò per indicare ancora una volta che i compiti enumerati sono altrettante possibilità aperte e non vanno intesi come un inventario di “diritti” – magari esclusivi – che un diacono potrebbe rivendicare di fronte al vescovo o ad altri ministri.&lt;br /&gt;         Dieci compiti liturgici vengono menzionati, mentre due soltanto scaturiscono direttamente dall’ambito della Parola. Tra i primi il testo cita innanzitutto il battesimo e la valorizzazione dell’Eucarestia; il matrimonio, il viatico, il “culto”, la preghiera, i sacramenti e le esequie sono richiamati subito dopo, seguiti infine dai doveri (officia) della carità e dell’amministrazione, chiaramente distinti. A proposito di queste due ultime missioni, il testo fa riferimento ad un’affermazione di Policarpo , che, partire dal II secolo, esigeva che esse fossero compiute con “misericodia e zelo”, sulle orme del Signore che si è fatto servo di tutti.&lt;br /&gt;         L’ultima parte si situa più ad un livello disciplinare. Comincia col richiamare una delle ragioni primarie della restaurazione del diaconato permanente, che  si radica nella vitalità stessa della comunità, per poi indicare chi dovrà giudicare dell’opportunità di una restaurazione ed il criterio essenziale per realizzarla, la cura  animarum. Non è dunque questione di svolgere questo ministero col solo scopo di “completare” il clero o fornire ai ministri esistenti degli ausiliari soprannumerari, ma piuttosto di rispondere a bisogni che attingono la vita stessa della comunità cristiana.&lt;br /&gt;         Tramite il consenso del Papa, il diaconato potrà essere aperto a due tipi di candidati maschili: da una parte “uomini maturi” (maturioris aetatis) anche – concessivo! – viventi nel matrimonio, e dall’altra “giovani” adatti a questo ufficio, ma vincolati dalla legge del celibato. Si osserverà che la proposta avanzata nei dibattiti preparatori di ordinare religiosi di età matura non si conserva nel testo conciliare.&lt;br /&gt;Il capitolo V della LG richiama le diverse forme che la ricerca della santità cristiana può assumere. Accanto ad altre voci, il n. 41 §4 cita quella dei “ministri di ordine inferiore”, fra cui i diaconi, che partecipano alla missione e alla grazia del Cristo, Sommo Sacerdote, evocazione della loro associazione specifica al sacerdozio comune di tutti i battezzati.&lt;br /&gt;         Esplicitando più in particolare la vocazione diaconale, il testo nota poi che si tratta di “servire il mistero del Cristo e della Chiesa”, come indica il rimando ad Ignazio di Antiochia (II secolo, Lettera ai Trallesi), il quale designava i diaconi come “servi” (in greco huperatai) della Chiesa di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il decreto sulle Chiese orientali cattoliche  (21 novembre 1964)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Appoggiandosi ad una serie di concili e sinodi orientali, il n.17 di questo decreto “auspica” che venga ristabilito il diaconato permanente laddove esso fosse caduto in disuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il decreto sull’ufficio pastorale dei vescovi (28 ottobre 1965)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nei suoi ampi sviluppi sulla missione santificatrice dei vescovi (n. 15), questo testo ricorda che nell’esercizio dei loro “poteri” (potestates) rispettivi, i preti e i diaconi dipendono dai vescovi, i soli detentori dalla “pienezza del sacramento dell’Ordine”. Come aveva già fatto la LG al n. 29, il testo rimarca che i diaconi sono ordinati “in vista del ministero”, per servire il Popolo di Dio, in comunione col vescovo e il suo presbiterio. L’inserimento di tale allusione in questa parte del decreto suggerisce che il servizio del diacono è qui soprattutto considerato come dipendente dal culto e dalla liturgia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Costituzione dogmatica sulla Rivelazione (18 novembre 1965)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nonostante quest’ultima insistenza, la costituzione Dei Verbum descrive i diaconi e i catechisti come coloro che “curano normalmente” (legittime instant) il ministro della Parola; essi vengono chiamati a mantenere un legame costante con le Scritture per farne meglio parte ai fedeli (n.25).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il decreto sull’attività missionaria (7 dicembre 1965)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il n.15 di questo documento insiste sul necessario sviluppo delle comunità locali. A tal fine, esso sottolinea l’importanza di poter disporre di ministri diversi, scaturiti dal gruppo e dallo stesso rispettati. Si citano poi le funzioni (munera) dei presbiteri, dei diaconi e dei catechisti. E’ la prima volta che il Concilio richiama esplicitamente il ministero diaconale come un pilastro della vitalità comunitaria.&lt;br /&gt;         Il decreto ritorna su questo tema al n. 16, dedicato stavolta all’emergenza di un clero autoctono: le “radici” della Chiesa sono più vigorose quando le comunità possono disporre di vescovi, sacerdoti, e diaconi indigeni, tutti ministri della salvezza al servizio dei loro fratelli.&lt;br /&gt;La LG affida alle Conferenze Episcopali la cura di valutare l’opportunità di ristabilire nelle loro regioni il diaconato permanente, qui descritto come no status vitae pemanens , un modo concreto di vivere piuttosto che un insieme di compiti da assolvere.&lt;br /&gt;Il testo sottolinea l’utilità di un’ordinazione che fortifica e unisce più strettamente all’altare, per la grazia sacramentale che accresce l’efficacia del ministero conferito.&lt;br /&gt;Il decreto precisa allora ciò che esso intende per ministeri davvero diaconali: è ciò che fanno innanzitutto tutti coloro che si dedicano all’annuncio della parola divina come catechisti; si menzionano poi quelli che governano comunità lontane a nome del vescovo o del parroco; si fa menzione infine di coloro che esercitano la carità nelle attività sociali e caritative.&lt;br /&gt;         Mentre nei testi precedenti, era la funzione liturgica che tendeva a primeggiare, il decreto sull’attività missionaria richiama la parola, la carità e fatto nuovo, un governo delegato.&lt;br /&gt;Ovviamente la redazione del testo è influenzata dalla pratica di certe diocesi del terzo mondo dove i catechisti sono spesso gli animatori delle comunità locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’analisi dei testi conciliari rileva delle esitazioni, se non addirittura delle tensioni. Se conviene privilegiare le opzioni sviluppate nelle costituzioni del Vaticano II, le scelte che attestano i decreti testimoniano una certa estensione dei compiti diaconali. Spesso più tardivi i decreti riflettono una certa maturazione degli spiriti, mentre prendono in considerazione più che i documenti i bisogni pastorali delle chiese particolari.&lt;br /&gt;         Nuove tappe nella riflessione ecclesiale sul diaconato furono i motu proprio del 1967 e del 1972 di Papa Paolo VI, che apriranno la via ad uno sviluppo importante e fecondo. L’ultimo ebbe anche il privilegio di poter trarre alcune lezioni dalla pratica dei primi diaconi ordinati, a cominciare dai primi cinque della storia contemporanea, che dopo otto anni di preparazione furono ordinati a Colonia il 28 aprile 1968.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO III&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL DIACONATO PERMANENTE NEL MAGISTERO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a.    Il  diaconato permanente nel Magistero Pontificio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Con il Concilio si avvia una nuova stagione per il diaconato e comincia un vitale e faticoso cammino su due fronti: da un lato l’approfondimento normativo da parte della Santa Sede e delle Conferenze Episcopali, dall’altro la presa di coscienza delle comunità che si aprono, anche se lentamente, ad accogliere questo ministero.&lt;br /&gt;Nel motu proprio sacrum diaconatus ordinem Paolo VI&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn23" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn23" name="_ftnref23"&gt;[23]&lt;/a&gt; riprende i compiti indicati dal Concilio apportando qualche innovazione, come l’aggiunta tra le funzioni del diacono la guida di comunità disperse. Inoltre si danno delle direttive circa la formazione dei candidati, precisando l’età minima per l’ordinazione: 25 anni per i celibi; 35 anni per i coniugati. Le restanti questioni, sul ripristino del diaconato vengono delegate alle Conferenze Episcopali.&lt;br /&gt;Il Papa preme affinché la restaurazione del diaconato nella Chiesa latina avvenga nella carità in modo tale che la presenza del diacono arricchisca non solo l’ordine ministeriale, ma anche la comunità tutta, significativamente il Papa sottolinea lo spirito di servizio che deve caratterizzare il diacono stesso il quale trova nel servizio la sua assimilazione a Cristo il quale come dice Matteo (20,28) non è venuto per essere servito ma per servire.&lt;br /&gt;Il profilo del ministero diaconale viene ancor meglio delineato nel documento ad pascendum. Vengono introdotte alcune novità dal punto di vista disciplinare come:&lt;br /&gt;a. il rito di ammissione segna l’inizio della preparazione diretta all’ordinazione.&lt;br /&gt;b.     la pubblica assunzione dell’impegno del sacro celibato davanti a Dio e alla Chiesa da farsi prima dell’ordinazione da parte dei candidati non coniugati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Anche se manca un esplicito documento di Giovanni Paolo II sul diaconato, il Papa si è pronunciato sul tema in parecchi discorsi e catechesi.&lt;br /&gt;Di particolare efficacia è l’affermazione secondo la quale il servizio del diacono è un servizio ecclesiale sacramentalizzato. Considerando la profonda natura spirituale di questa diaconia è possibile capire meglio l’inter-relazione fra le tre aree ministeriali del diacono che sono: la parola, la liturgia, la carità.&lt;br /&gt;Giovanni Paolo II parla con pressante insistenza della speciale testimonianza che i diaconi sono chiamati a dare nella società, proprio perché la loro occupazione secolare consente l’accesso alla sfera temporale in un modo che normalmente non è concesso agli altri membri del clero. Allo stesso modo, notevole è il contributo di testimonianza che il diacono sposato offre alla sacralità della vita familiare in virtù della duplice grazia e dalla duplice sacramentalità che riceve dal matrimonio prima e dall’ordinazione poi. E’ particolarmente significativo per Giovanni Paolo II il coinvolgimento della moglie di un diacono nel ministero pubblico e nell’approfondimento dell’amore coniugale.&lt;br /&gt;In riferimento poi al rito di ordinazione il diacono si impegna ad una formazione spirituale che dovrà durare tutta la vita in modo tale che ci sia una crescita ed una perseveranza nel servizio che edifichino realmente se stessi, la propria famiglia e il popolo di Dio.&lt;br /&gt;         In occasione dell’assemblea plenaria della congregazione per il Clero il Papa Giovanni Paolo II auspica un’attenta indagine teologica sul diaconato avendo all’orizzonte la necessità  di una nuova evangelizzazione alle soglie del terzo millennio.&lt;br /&gt;Il Papa Giovanni Paolo II riassume tutto ciò che si può riferire alla vita e al ministero dei diaconi in una sola parola: fedeltà.&lt;br /&gt;Ciò significa :&lt;br /&gt;1)   fedeltà alla tradizione;&lt;br /&gt;2)   fedeltà al magistero;&lt;br /&gt;3)   fedeltà all’impegno di ri-evangelizzazione.&lt;br /&gt;In modo primario, con il sacramento dell’ordine, attraverso l’imposizione delle mani e attraverso la specifica preghiera di consacrazione, il diacono riceve una peculiare configurazione a Cristo servo. Il diacono così non è più laico e per questo viene ordinato per l’esercizio di un ministero proprio che richiede una disposizione spirituale di piena dedizione.&lt;br /&gt;E’ in questa luce e in questa prospettiva che vanno esaminati i non pochi problemi, ancora aperti, legati alle necessità di rendere lo svolgimento del servizio ecclesiale di diacono compatibile con altri obblighi coniugali, familiari, professionali, sociali ecc.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn24" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn24" name="_ftnref24"&gt;[24]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b. il diaconato permanente nei documenti della CEI .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana  del 13 Novembre 1970, ha approvato la restaurazione del diaconato in Italia.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn25" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn25" name="_ftnref25"&gt;[25]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questo testo redatto l’8 Dicembre 1971, viene ratificato e approvato dalla Santa Sede nel Marzo 1972.&lt;br /&gt;Dunque, dopo le indicazioni tridentine e dopo il Vaticano II la CEI ripristina in questa data ufficialmente il diaconato permanente in Italia.&lt;br /&gt;Il segretariato della CEI ,nel maggio 1972, ha inviato a tutti i Vescovi un regolamento applicativo dal titolo: Norme e direttive per la scelta e la formazione dei candidati al ministero diaconale.&lt;br /&gt;Tale documento fornisce, tra le altre alcune considerazioni molto interessanti, quali:&lt;br /&gt;-         considerare come criterio per la scelta dei candidati, chiamare all’ordinazione chi già di fatto esercita un servizio apostolico nell’ambito di una comunità, e chi di fatto dimostri di avere una personalità  e una vita già sperimentata.&lt;br /&gt;-         il principio per distinguere il ministero diaconale da quello laicale e presbiterale in modo tale da conferirgli una specificità&lt;br /&gt;-         la precisa indicazione che una pastorale di rinnovamento non può prescindere dal ministero diaconale&lt;br /&gt;Dopo il documento che ha ripristinato nella Chiesa italiana il diaconato permanente, questo ministero è stato costantemente ricordato nei testi ufficiali, a partire dal piano pastorale per gli anni 70 su Evangelizzazione e Sacramenti , per gli anni 80 Comunione e Comunità e per gli anni 90 Evangelizzazione e testimonianza della carità.&lt;br /&gt;Un particolare riferimento al diaconato si ha poi nei documenti : i Ministeri della Chiesa del 15 settembre 1973 ed Evangelizzazione e ministeri del 15 Agosto 1977 , Vocazione nella Chiesa italiana, piano pastorale per le vocazioni 26 Maggio 1985.&lt;br /&gt;Riprendendo la riflessione e aggiornando gli indirizzi “nell’intento di accompagnare la crescita dell’apporto che il diaconato permanente è chiamato a offrire alle Chiese particolari”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn26" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn26" name="_ftnref26"&gt;[26]&lt;/a&gt;,i nostri vescovi pubblicano nel 1993 in sostituzione del precedente, un nuovo documento dal titolo: i diaconi permanenti nella chiesa in Italia . Orientamenti e norme.&lt;br /&gt;Questi testi ci forniscono interessanti spunti  per il nostro lavoro sul discernimento diaconale e sulla vita del diacono.&lt;br /&gt;Un serio discernimento vocazionale non può prescindere, trattandosi di uomini di età matura, da una previa verifica delle precedenti condizioni di vita ecclesiale, spirituale e famigliare del candidato diacono.&lt;br /&gt;La prima comunità che deve essere coinvolta in questo discernimento è la famiglia.&lt;br /&gt;I candidati coniugati devono ricevere espressamente ,tramite consenso scritto,  il consenso della sposa ed in tal modo deve essere assicurata e dimostrata la stabilità della vita familiare.&lt;br /&gt;Viene così messo in risalto l’itinerario di discernimento dove sono coinvolte le diverse componenti della comunità ecclesiale: la persona chiamata, la famiglia, la comunità di provenienza.&lt;br /&gt;Molto importanti le indicazioni riguardanti la vita di mariti e di padri che i futuri diaconi dovranno armonizzare con le loro nuove funzioni così da poter vivere matrimonio e servizio “ambedue gioiosamente e totalmente”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn27" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn27" name="_ftnref27"&gt;[27]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Anche a livello internazionale le Congregazioni per l’Educazione Cattolica e per il Clero hanno raccolto i fermenti , i suggerimenti e le istanze post-conciliari ed hanno prodotto dei documenti atti a disciplinare concretamente l’istituto del ministero diaconale.&lt;br /&gt;Le due Congregazioni hanno dedicato al diaconato le loro assemblee plenarie nel Novembre 1995, quindi hanno elaborato come relazioni finali : la Ratio fundamentalis institutionis diaconorum permanentium e il  Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti.&lt;br /&gt;I Padri partecipanti alle assemblee plenarie hanno significativamente disposto che i due dicasteri pubblicassero simultaneamente e con una unica introduzione i due documenti.&lt;br /&gt;Essi dunque pur conservando la loro propria identità e il proprio valore giuridico si richiamo e si integrano vicendevolmente.&lt;br /&gt;Tale  pubblicazione congiunta dopo l’approvazione di Giovanni Paolo II, si ebbe il 22 Febbraio 1998, festa della Cattedra di S.Pietro Apostolo.&lt;br /&gt;Questo documento intende essere “punto di riferimento per quelle Chiese in cui il diaconato è una realtà viva e operante; per le altre, sarà un efficace invito a valorizzare quel prezioso dono dello Spirito che è il servizio diaconale.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn28" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn28" name="_ftnref28"&gt;[28]&lt;/a&gt;   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IV CAPITOLO&lt;br /&gt;IL DIACONO PERMANENTE UXURATO: “UN PONTE” TRA LA CHIESA E IL MONDO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a.    Il diacono : “un cavaliere inesistente” alla ricerca dell’essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ Dal punto del suo significato teologico e del suo ruolo ecclesiale, il ministero del diaconato costituisce una sfida per la coscienza e la prassi della Chiesa.",&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn29" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn29" name="_ftnref29"&gt;[29]&lt;/a&gt;così si esprime la Commissione Teologica Internazionale a conclusione del testo sulle evoluzioni e sulle prospettive del diaconato.&lt;br /&gt;Al termine di questo lavoro possiamo notare come fin dall’antichità il diacono sia stato chiamato a cercare di darsi una identità propria, cioè partendo da alcuni dati certi quali la sacramentalità e l’appartenenza all’ordine, il suo operato sia anche stato una continua ricerca “esistenziale.”&lt;br /&gt;In questo senso il diacono è “un cavaliere inesistente”, è una sorta di “Agilulfo”, il personaggio della trilogia araldica di Italo Calvino che nell’armata carolingia cerca la propria identità, ed è simbolo di una volontà che dà consistenza all’essere a prescindere dalle strutture fisiche, attraverso la presa di coscienza di ciò che essere si vuole.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn30" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn30" name="_ftnref30"&gt;[30]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A conferma della necessità di percorrere questa strada esistenziale troviamo esplicite dichiarazioni della Commissione Teologica Internazionale che così si esprime: “per analizzare la caratterizzazione del diaconato si deve piuttosto considerare l’aspetto dell’essere stesso del diacono.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn31" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn31" name="_ftnref31"&gt;[31]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ed ancora, mi pare illuminante la sintesi che sul tema ci fornisce Pagé: “è nella direzione dell’essere che occorre cercare la specificità del diaconato permanente, e non nell’aspetto del fare. Ciò che essi sono, costituisce l’originalità di ciò che fanno.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn32" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn32" name="_ftnref32"&gt;[32]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per molto ,troppo tempo, l’accento è stato messo sul “cosa” il diacono può fare “in più” rispetto ad un laico e soprattutto sul “cosa” può fare “in meno” rispetto ad un prete.&lt;br /&gt;Questa prospettiva incentrata sulla dimensione dell’essere, credo sia più corretta per definire la specificità del diacono, anche per chiarificarne il compito all’interno della Chiesa, è la categoria dell’essere che regolerà e dirigerà quella del fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b.    Diaconato, matrimonio e famiglia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un fatto che il diacono permanente nella quasi totalità dei casi sia un uomo sposato e che, di conseguenza, dal suo essere sia indeducibile il sacramento del Matrimonio.&lt;br /&gt;Nel profondo del suo essere il diacono sposato è segnato-consacrato una prima volta nel sacramento del Matrimonio ed una seconda volta nel sacramento dell’Ordine.&lt;br /&gt;Non credo si tratti di dover cercare una conciliazione tra l’essere marito e diacono ,quanto piuttosto di assumere una nuova prospettiva ontologica originale.&lt;br /&gt;Il diacono assume una nuova condizione d’essere che non è quella del semplice coniugato né quella del semplice ordinato.&lt;br /&gt;Per la natura stessa del sacramento che li unisce, anche la sposa del diacono è propriamente coinvolta nella condizione nuova che la coppia viene ad assumere. I due non possono infatti realizzare la propria vocazione singolarmente, ma comunionalmente, come coppia.&lt;br /&gt;L’amore tra due esseri con il matrimonio diventa sacramento, essi si santificano donandosi e nella misura in cui essi stessi si donano, si salvano. Con il matrimonio, infatti, gli sposi si assumono anche la responsabilità della salvezza dell’altro.&lt;br /&gt;Se lo sposo diventa diacono, in un certo senso la coppia diventa “diaconale” tenendo ben presente che, sebbene nelle conseguenze investa entrambi, il sacramento dell’ordine è ricevuto da un solo membro della coppia, cioè il marito.&lt;br /&gt;Uno degli sposi è ordinato, non la coppia: ma l’ordinazione riguarda la coppia; qualunque divisione, soprattutto se causata dal diaconato del marito comporterebbe il venir meno della condizione necessaria posta sin dal principio dal creatore e che cioè i due diventino una sola carne.&lt;br /&gt;Uomo e donna sono collocati diversamente in rapporto al diaconato, poiché l’ordinazione dello sposo non cambia lo statuto personale della sposa nell’ambito del popolo di Dio.&lt;br /&gt;Tuttavia nell’unità e nell’intimità coniugale, la sposa misteriosamente porta con il suo sposo il sacramento da lui ricevuto.&lt;br /&gt;Giustamente dunque la Chiesa richiede per l’ordinazione di un diacono sposato il consenso scritto della moglie &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn33" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn33" name="_ftnref33"&gt;[33]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;E’ illuminante, riguardo al si previo della sposa, un espressione del teologo mistico Nicola Cabasilas: “ L’Incarnazione fu non soltanto l’opera del Padre, ma anche l’opera dalla volontà e della fede della Vergine. Senza il consenso della purissima, senza il consenso della sua fede, quel disegno era altrettanto irrealizzabile che senza l’intervento delle tre Persone Divine. Come voleva incarnarsi, così voleva che sua Madre lo generasse liberamente, con pieno consenso”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn34" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn34" name="_ftnref34"&gt;[34]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E dunque un concorso della fede che viene chiesto alle spose; un atto libero responsabile e volontario di amorevole ed amorosa accoglienza al disegno di Dio sul proprio sposo e sul proprio matrimonio.&lt;br /&gt;La scrittura narra di molte storie di donne che sono state chiamate a condividere la vita di fede dei loro mariti assumendo un ruolo decisivo nella storia della salvezza.&lt;br /&gt;Si pensi a Sara moglie di Abramo, a Rebecca moglie di Isacco, a Elisabetta moglie del sacerdote Zaccaria, e parlando di matrimonio con-diviso e inserito nel progetto di Dio si pensi anche a Giuseppe sposo di Maria.&lt;br /&gt;Il paragone con il “fiat” di Maria sta proprio ad indicare l’accettazione della Grazia ,Maria è tutta Santa perché piena di Grazia, la sua santità le deriva dall’accoglienza del dono per eccellenza.&lt;br /&gt;In Maria c’è l’intima unità di amore e servizio che deve essere fatta propria da quanti vivono lo stato coniugale-diaconale.&lt;br /&gt;La coppia diaconale viene chiamata ad una vita sponsale che sia segno tangibile e visibile dell’amore sponsale di Cristo per la sua Chiesa&lt;br /&gt;La sposa dona al marito, alla Chiesa e a se stessa il con-senso alla realizzazione del progetto di Dio sul suo sposo , sul suo matrimonio, su di sé, sulla sua famiglia.&lt;br /&gt;Il dinamismo bipolare del dono-missione, proprio di ogni vocazione assume nella “coppia diaconale” una speciale valenza ecclesiale, la loro famiglia assume la condizione di “ecclesia domestica” in senso pieno e non metaforico del termine.  &lt;br /&gt;Il diacono coniugato ha dunque il compito insieme alla sua famiglia di essere segno e testimone della fedeltà dell’amore coniugale, dell’unità dell’amore coniugale, della fecondità educante dell’amore coniugale nella grazia dello Spirito Santo.&lt;br /&gt;Il diacono e la coppia diaconale possono essere segno e strumento di una rinnovata pastorale famigliare.&lt;br /&gt;Al matrimonio e alla famiglia si deve restituire il compito fondamentale di generare ed educare alla vita umana e cristiana, di cui la destrutturata società di oggi ha un drammatico bisogno per la propria rinascita dall’interno.&lt;br /&gt;Si potrebbe proporre un modello pastorale fondato su una comunione –comunità di famiglie, che in un impegno reciproco permanente mettano insieme le loro forze per vivere una vita radicalmente evangelica e concretamente educante.&lt;br /&gt;Questa comunità sarebbe veramente un ministero ecclesiale in quanto incarna il servizio fondamentale di amore a Cristo alla Chiese, ai fratelli.&lt;br /&gt;All’interno di queste dinamiche di comunità, il diacono insieme alla sua famiglia diviene segno sacramentale di servizio che con l’ordinazione ha assunto come carattere irrinunciabile della propria vita.&lt;br /&gt;In questo ulteriore ambito credo che il diacono con la sua vita famigliare abbia il compito di essere testimone, infatti oggi come non mai il mondo ha bisogno di testimoni del Vangelo e non di maestri, di persone che giochino la vita per il Signore e ne diventino segni , dunque testimoni visibili e credibili .&lt;br /&gt;Dobbiamo saper accogliere, conoscere, ascoltare e poi annunciare il Vangelo da testimoni e non da maestri. Il Vangelo non va né edulcorato né completato da noi , ma da noi compiuto.&lt;br /&gt;Siamo chiamati non al fare, ma a testimoniare uno stile di vita cristiano.&lt;br /&gt;Proprio per la provvisorietà in cui siamo immersi l’uomo di oggi ha bisogno di impegni per sempre, di servizi che non siano episodici ma l’espressione di una vita intera, come lo sono appunto il matrimonio cristiano, l’impegno comunitario e il diaconato.&lt;br /&gt;Possiamo allora auspicare ad un diaconato fondato sull’essere , o meglio un diaconato che dopo aver preso coscienza di ciò che vuole essere,&lt;br /&gt;si ponga come segno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c.     il diacono ministro  del “ponte”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La diaconia di Cristo appare come modello dell’agire cristiano.&lt;br /&gt;Il diacono sarà colui che deve rappresentare sacramentalmente questo agire - servizio.&lt;br /&gt;“Questa nozione farà del diacono il punto di comunicazione della Chiesa verso il mondo e, allo stesso modo del mondo verso la Chiesa, a partire dal rapporto che egli pone, mediante la sua presenza a un tempo ecclesiale (come ministro ordinato) e sociale (come marito, come lavoratore, come soggetto della vita associativa) , tra la Chiesa e il mondo.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn35" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn35" name="_ftnref35"&gt;[35]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’attribuzione al diaconato permanente di una funzione mediatrice o di ponte tra la gerarchia e il popolo di Dio era già apparsa nel dibattito conciliare.&lt;br /&gt;Nel motu proprio Ad Pascendum   Paolo VI ha applicato al diaconato permanente la definizione di medius ordo.&lt;br /&gt;Questa  idea ha avuto ampia diffusione ma necessita di una precisazione teologica.&lt;br /&gt;Sarebbe un errore considerare il termine medius ordo come una realtà sacramentale intermedia tra gli ordinati e i battezzati, l’appartenenza del diacono all’ordine è una dottrina sicura, teologicamente il diacono non è un laico, il termine medius ordo deve intendersi come funzione mediatrice come funzione ponte esercitata da chi appartiene ad entrambe le “sponde”.&lt;br /&gt;Ponte dunque come metafora dell’intermediazione.&lt;br /&gt;Cercherò di mostrare quali siano , secondo me le caratteristiche di questa funzione di ponte.&lt;br /&gt;Il mondo ci mostra l’uomo  come un individuo frammentato che invoca contemporaneamente l’unità  ( unità di sé della famiglia) e la molteplicità (nella realizzazione ed espressione di sé).&lt;br /&gt;La stessa tensione la ritroviamo proposta e teologicamente composta dalla Chiesa a proposito di ministero e carisma.&lt;br /&gt;Il ministero indica l’unità ordinata, mentre il carisma permette la sua partecipazione e disseminazione.&lt;br /&gt;Il carisma-ministero diaconale si illumina e appare particolarmente adatto nel mettersi al servizio, in varie modalità, nelle diversità delle situazioni della vita, spinti dalla grazia di Dio che è insieme una e molteplice.&lt;br /&gt;Il mondo ci mostra un uomo diffidente nei confronti del potere , ma bisognoso di autorità.&lt;br /&gt;Il diacono rivestito del potere di servire può parlare un linguaggio più vicino alla gente, rifuggendo la tentazione di pontificare e di voler imporre la verità quanto piuttosto cercando di vivere autorevolmente una vita evangelica. &lt;br /&gt;La metafora del ponte viene spesso intesa sia come capacità di unire i due estremi&lt;br /&gt;Questa caratteristica diaconale è permessa dal fatto che il diacono ha libero accesso a due mondi che sono stati vissuti a lungo come separati e inconciliabili , e può davvero essere grande il suo contributo alla loro riconciliazione, perché partecipa a pieno titolo di ambedue.&lt;br /&gt;Il diacono permanente vive, unico tra gli ordinati, la comunione speciale con la donna, la comunione speciale con i figli da lui generati ed educati.&lt;br /&gt;La figura del diacono può proporsi come ponte anche nel dialogo ecumenico; infatti il diacono è una figura appartenente certamente alla Tradizione viva della Chiesa e in quanto tale riconosciuta , pur con valutazioni diverse, da molte confessioni cristiane.&lt;br /&gt;In queste situazioni mi porre si possa collocare la funzione di ponte e di mediazione del diacono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;d.    “alzati e va’ sulla strada”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn36" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn36" name="_ftnref36"&gt;[36]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’individuazione del rapporto fra diaconia e territorio , fra diaconia e società, fra diaconia e mondo è un elemento caratterizzante del ministero diaconale.&lt;br /&gt;Lo spazio sociale del diacono rappresenta oggi un ambito prioritario e irrinunciabile per la nuova evangelizzazione, luogo privilegiato di incontro con gli uomini del nostro tempo, vero terreno di semina per una pastorale rinnovata.&lt;br /&gt;Questo cammino in mezzo alla gente sulla strada diventa allora un luogo di azione diaconale.&lt;br /&gt;I diaconi devono far propria l’esperienza del diacono Filippo in Atti 8,26ss.&lt;br /&gt;Le parole dell’angelo pronunciate per bocca dell’angelo: “alzati e va’ sulla strada” sono particolarmente adatte per la missione del diacono.&lt;br /&gt;Per il diacono, infatti, che coniuga il carattere clericale del sacramento con il carattere laicale della condizione di vita , deve diventare una risposta naturale ubbidire all’ordine di andare sulla strada , lui che in un certo modo sulla strada c’è già.&lt;br /&gt;Bisogna correre avanti sino a raggiungere l’uomo nella sua situazione, e camminandogli accanto, offrirgli l’occasione di invitarti a salire.&lt;br /&gt;E’ significativa la scena di Filippo che sale sul carro dell’Etiope, ed ascolta le sue domande e risponde  agli interrogativi.&lt;br /&gt;Filippo è l’immagine della diaconia di tutta la Chiesa, che raggiunge l’uomo nella sua situazione concreta, sulla strada sulla quale egli cammina&lt;br /&gt;per fare la strada insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONCLUSIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al termine di questo breve lavoro di ricerca storica e teologica è giunto il momento di rispondere alla domanda iniziale;  se cioè il diacono può porsi come ponte tra la Chiesa e il mondo.&lt;br /&gt;La risposta è sicuramente positiva e direi che quest’immagine di ponte è caratteristica ormai consolidata , anche storicamente , del diaconato.&lt;br /&gt;Forse più interessante è vedere come il diacono permanente debba incarnare con la   sua vita questa immagine di ponte.&lt;br /&gt;La nostra storia chiede testimoni silenziosi e fedeli, capaci di scelte “per sempre” ,di scelte radicali, di scelte scomode.&lt;br /&gt;La nostra storia presente chiede mariti fedeli, attenti e premurosi capaci di essere felici della felicità dell’altro capaci di dono  e dedizione totali.&lt;br /&gt;La nostra storia ha bisogno di padri accanto ai figli, di padri che parlino loro di Dio, di pace, di giustizia e di vita autentica.&lt;br /&gt;La nostra storia ha bisogno di lavoratori che portino nella loro attività il segno del vivere cristiano.&lt;br /&gt;E’ in questo contesto che il diacono, che è marito, padre, lavoratore e ministro si deve porre per lanciare la sfida del “ponte”.&lt;br /&gt;Un uomo totalmente del “mondo” che vive nel “mondo” come uomo totalmente di Dio, tale così da porsi appunto come “ponte” ma ancor di più come segno e testimone dell’azione salvifica di Dio nella storia.&lt;br /&gt;La soluzione che io vedo è nello stesso tempo semplice e complessa il futuro del diaconato consisterà dunque, non tanto nel fare il diacono quanto piuttosto nell’essere diacono, vivendo con radicalità evangelica , nella Chiesa e nel mondo il mistero di questo ministero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Desidero affidare a Maria questo mio lavoro , ma soprattutto i pensieri e le riflessioni che lo hanno accompagnato e i desideri che mi sono cresciuti nel cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PREGHIERA A MARIA SANTISSIMA&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn37" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn37" name="_ftnref37"&gt;[37]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA,&lt;br /&gt;Maestra di fede, che con la tua obbedienza alla Parola di Dio hai collaborato in modo esimio all’opera della Redenzione, rendi fruttuoso il ministero dei diaconi, insegnando loro ad ascoltare e ad annunciare con fede la Parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA&lt;br /&gt;Maestra di carità, che con la tua piena disponibilità alla chiamata di Dio hai cooperato alla nascita dei fedeli nella Chiesa, rendi fecondi il ministero dei diaconi, insegnando loro  a donarsi nel servizio del Popolo di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA,&lt;br /&gt;Maestra di preghiera, che con la tua materna intercessione hai sorretto e aiutato la Chiesa nascente, rendi i diaconi sempre attenti alle necessità dei fedeli, insegnando loro a scoprire il valore della preghiera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA,&lt;br /&gt;Maestra del servizio nascosto, che con la tua vita normale e ordinaria, piena di amore hai saputo assecondare in maniera esemplare il piano salvifico di Dio, rendi i diaconi servi buoni e fedeli, insegnando loro la gioia di servire nella Chiesa con ardente amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AMEN&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a.    opere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BORRAS, A., La grace du diaconat,Bruxelles,1998.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BRIDEL, C., Aux seuils de l’esperance, Delachaux, Neuchatel, 1971.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CABASILAS, N., La Madre di Dio, ed Scritti Monastici, Abbazia di Praglia,1997&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPRILE, G., Il Concilio Vaticano II, Roma, 1968&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CATTANEO, E., I ministeri nella Chiesa antica,testi patristici dei primi tre secoli, Milano, 1977.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONGAR, Y., Le diacre dans l’Eglise et le monde d’aujourd’hui, Paris 1966.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIX, G. ,Le ministère dans l’Eglise ancienne,Delachaux, Neuchatel, 1955.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DUBY, G. ,Hommes et structures du Moyen Age, Mouton, 1973.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIGLIONI, P., La vocazione di ciascuno per il bene di tutti, Dehoniane, Bologna, 1990 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;HAMMAN, A .,Vie liturgique et vie sociale,Descléè, 1968.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;HAMMAN, A .,La vie quotidienne des premieres chrètiens, Hachette, 1971&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;HAMMAN , A., Le diaconat dans l’antiquité cretienne,Desclèè ,1982&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;HAMMAN, G., Storia del diaconato, Qiqajon, Bose,2004&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;KRIMM, H., Das diakonische Amt der Kirche,Stuttgart, 1965&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARTINI, C.M., Stefano servitore e testimone, centro ambrosiano, Milano 1988.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PACAUT, M., L’Ordre de Cluny, Fayard, 1986&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAGE’,R., Diaconat permanent et diversitè des ministeres , Montreal, 1998&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PECCI,O., Il diaconato permanente in cammino, La voce Misena, Ancona 1990.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RAHNER, K., L’enseignement de Vatican II sur le diaconat et sa restauration,Parigi 1966&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RENARD, H.,Diaconat et solidarietè, Salvator, Mulhouse,1990&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROLOFF, J., Die Kirche im Neuen Testament,Vandenhoec, Gottingen 1993&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;WINNINGER, P., Les diacres. Historie et avenir du diaconat,Centurion 1967&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b. fonti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BELLARMINUS, R., Controversiarum de sacramentum ordinis liber unicus, in Opera omnia, vol.V, Parigi 1873.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BURINI, C., a cura di, Gli apologeti Greci, Città Nuova, Roma 1986.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BOTTE, B., a cura di, Ippolito di Roma,la tradition apostolique, Cerf, 1968.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, La restaurazione del diaconato permanente in Italia, Edizioni Paoline, Roma, 1972.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia. Orientamenti e norme, Edizioni Paoline, Roma, 1993.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Il diaconato: evoluzioni e prospettive, Libreria Editrice Vaticana, Città Del Vaticano,2003&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DURANDUS DE S. P., Super sententias ,libri quatuor,Parigi 1550.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FUNK, F., Didascalia et Constitutiones Apostolorum, Bottega Erasmo da Rotterdam, Totino,1979.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAOLO VI, Sacrum Diaconatus Ordinem&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAOLO VI, Ad Pascendum&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAOLO VI, Evangelii Nuntiandi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RUSCA, L., a cura di , Apologia del cristianesimo, Rizzoli, Milano, 1974.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TIDNER , E., a cura di, Didascaliae Apostolorum. Versione Latina, Verlag, Berlino,1963.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c. riviste&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COMMUNION ET DIACONIE, ed. Lemettre, Wattrelos, France.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIACONAT AUJOURD’HUI, ed. Comitè National du Diaconat, Avignon ,France.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIAKONEIN, ed.Dubè, Montreal, Canada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INFODIACRES, ed. Bialecki, Mons, Belgique.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DEACON DIGEST,ed James, Wisconsin, USA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ORARION, ed. Diaconal Fellowship, Ontario Canada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIACONIA CHRISTI, ed.Internationales Diakonatzentrum, Freiburg, Deutschland.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BOLETIM DA COMMISSAO NATIONAL DE DIACONOS ed.Commissao National de Diaconos, Apucarana, Brazil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL DIACONATO IN ITALIA, a cura della comunità del diaconato in Italia, ed. San Lorenzo, Reggio Emilia, Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COMMUNIO ,Rivista internazionale di Teologia e Cultura, ed Jaca Book, Milano, Italia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INDICE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO I &lt;br /&gt;STORIA DEL DIACONATO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a.     La diaconia dell’esistenza cristiana   p.1&lt;br /&gt;b.     Il diaconato nel Nuovo Testamento   p.2&lt;br /&gt;c.     Il diaconato nella Chiesa antica         p.6&lt;br /&gt;d.     Il diaconato nella Chiesa medievale  p.8&lt;br /&gt;e.     La sacralità del diaconato dal XII sec. al Concilio di Trento p.12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO II&lt;br /&gt;IL DIACONATO NEL CONCILIO VATICANO II&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a.     Il dibattito pre-conciliare  p.17&lt;br /&gt;b.     Il dibattito conciliare        p.18&lt;br /&gt;c.     I testi conciliari                 p.22&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO III &lt;br /&gt;IL DIACONATO NEL MAGISTERO DELLA CHIESA &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a.     Il diaconato permanente nel Magistero Pontificio  p.30&lt;br /&gt;b.     Il diaconato permanente nei documenti della CEI  p.33&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAPITOLO IV&lt;br /&gt; IL DIACONO PERMANENTE UXURATO: “UN PONTE” TRA LA CHIESA E IL MONDO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a. il diacono : “ un cavaliere inesistente” alla ricerca dell’essere p. 37&lt;br /&gt;b. diaconato, matrimonio, famiglia p.39&lt;br /&gt;c. il diacono ministro del “ponte” p.43&lt;br /&gt;d. “alzati e va’ sulla strada”p.45&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusioni    p.47&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preghiera a Maria Santissima  p.49&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia p.50&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indice  p.55&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref1" name="_ftn1"&gt;[1]&lt;/a&gt; Fil. 1,1; 1 Tm 3,8.12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref2" name="_ftn2"&gt;[2]&lt;/a&gt; E. Cattaneo, I ministeri nella chiesa antica, testi patristici dei primi tre secoli, Milano, 1977&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref3" name="_ftn3"&gt;[3]&lt;/a&gt; J. Roloff, Die kircheim Neuen Testament, Vandenhoeck, Gottingen,1993, pp.261-263&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref4" name="_ftn4"&gt;[4]&lt;/a&gt; G. Hamman, Storia del Diaconato, ed. Qiqajon, Torino 2004,p.24&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref5" name="_ftn5"&gt;[5]&lt;/a&gt; G. Bridel, Aux seuils de l’espérance, Delachaux, Neuchatel,1971,p.33&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref6" name="_ftn6"&gt;[6]&lt;/a&gt; A Hamman, Le diaconat dans l’antiquieté crétienne,Desclée,Paris 1968 p.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref7" name="_ftn7"&gt;[7]&lt;/a&gt; G Dix, Le ministere dans l’eglise ancienne, Delechaux, Neuchatel,1955,p.65ss.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref8" name="_ftn8"&gt;[8]&lt;/a&gt; Giustino, I apologia 65,5 in gli Apologeti greci a cura di C. Burini ,Città Nuova, Roma 1986 p.146&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref9" name="_ftn9"&gt;[9]&lt;/a&gt;  J. Meyendorff, Unité de l’Empire et division des crétiens , Cerf, Paris, 1993&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref10" name="_ftn10"&gt;[10]&lt;/a&gt; Costituzioni Apostoliche VIII, 49,9-12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn11" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref11" name="_ftn11"&gt;[11]&lt;/a&gt; C Bridel, Aux seuils de l’espérance, Delachaux, Neuchatel 1971,p.27&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn12" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref12" name="_ftn12"&gt;[12]&lt;/a&gt; G.Hamman, Storia del diaconato, ed Qiqajon , Torino, 2004 p.106&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn13" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref13" name="_ftn13"&gt;[13]&lt;/a&gt; G. Duby, Le moyen àge, hommes et structures du moyen àge, Mouton, Paris, 1973 pp.121&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn14" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref14" name="_ftn14"&gt;[14]&lt;/a&gt; M. Pacaut, L’ordre de Cluny, Fayard,Paris 1986, p.49&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn15" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref15" name="_ftn15"&gt;[15]&lt;/a&gt; Durandus de San Porcianus, Super Sententias, Parisii,1550,libr.IV d.24 q. 6.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn16" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref16" name="_ftn16"&gt;[16]&lt;/a&gt; R. Bellarminus, Controversiarum de sacramento ordinis liber unicus, in Opera Omnia, vol V ,Paris 1873&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn17" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref17" name="_ftn17"&gt;[17]&lt;/a&gt; Un’ampia documentazione di studi teologici e storici fu pubblicata in Germania da K. Rahner, Diaconia in Cristo,(qd 15/16) Freiburg,1962&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn18" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref18" name="_ftn18"&gt;[18]&lt;/a&gt; H.Krimm, Das diakonische Amt der Kirche, Stuttgard, 1965&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn19" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref19" name="_ftn19"&gt;[19]&lt;/a&gt; G. Caprile, il Concilio Vaticano II. Il primo periodo:1962-1963, Roma pp.337;410;413;494;498;501;536.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn20" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref20" name="_ftn20"&gt;[20]&lt;/a&gt; Intervento di Monsignor Paul Yu PIN del 10 Ottobre 1963&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn21" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref21" name="_ftn21"&gt;[21]&lt;/a&gt; sul tema si veda lo studi di A.Borras e B: Pottier, La grace du diaconat, Bruxelles,1998 pp. 22-40&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn22" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref22" name="_ftn22"&gt;[22]&lt;/a&gt; A.Kerkvoorde, Esquisse d’une Thèologie du diaconat, in P. Winninger, Le diacre dans l’Eglise, Cerf,Paris 1966 p.155&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn23" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref23" name="_ftn23"&gt;[23]&lt;/a&gt; Il Pontefice Paolo VI sul diaconato permanente: Sacrum Diaconatus Ordinem, Ad Pascendum , Evangelii Nuntiandii, allocuzione nell’udienza concessa ai partecipanti al congresso sul diaconato (25 Ottobre 1965), allocuzione ai componenti la commissione di studio per il diaconato permanente (24 febbraio 1967).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn24" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref24" name="_ftn24"&gt;[24]&lt;/a&gt; Il Pontefice Giovanni Paolo II ha trattato il tema del diaconato permanente nei seguenti documenti, discorsi e omelie:&lt;br /&gt;ESORTAZIONI APOSTOLICHE: Catechesi Traende, Familiaris Consortio, Vicesimus Quintus Annus, Christifideles Laici, Pastores Dabo Vobis, Ecclesia in Africa, Dies Domini, Ecclesia in Oceania, Ecclesia in Europa, Pastores Gregis LETTERA APOSTOLICA: Dies Domini OMELIE. 21 Aprile 1979 a un gruppo di neodiaconi,Angelus per il Giubileo dei diaconi 20 Febbraio 2000 DISCORSI ai diaconi italiani 15 Marzo 1985, ai diaconi statunitensi 19 Settembre 1979UDIENZE GENERALI: 6 Ottobre 1993, 13 Ottobre 1993, 20 Ottobre 1993.&lt;br /&gt;                          &lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn25" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref25" name="_ftn25"&gt;[25]&lt;/a&gt; CEI, La restaurazione del diaconato permanente in Italia,8 Dicembre 1971, Edizioni Paoline, Roma 1971 p16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn26" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref26" name="_ftn26"&gt;[26]&lt;/a&gt;  CEI, I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia Orientamenti e Norme, 1 Giugno 1993,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn27" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref27" name="_ftn27"&gt;[27]&lt;/a&gt; CEI, I diaconi permanenti nella chiesa in Italia. Orientamenti e Norme (1 Giugno1993) n.27&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn28" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref28" name="_ftn28"&gt;[28]&lt;/a&gt; CEI, Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti, edizioni elledici,1998 Torino p.65&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn29" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref29" name="_ftn29"&gt;[29]&lt;/a&gt; Commissione Teologica internazionale, Il Diaconato : evoluzioni e prospettive, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano ,2003, p.144&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn30" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref30" name="_ftn30"&gt;[30]&lt;/a&gt; ad Agilulfo si contrappone lo scudiero Gurdulù, che esiste in tutta la propria materialità senza però prendere mai coscienza di chi egli sia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn31" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref31" name="_ftn31"&gt;[31]&lt;/a&gt; Commissione Teologica Internazionale, op.cit.,pag100&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn32" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref32" name="_ftn32"&gt;[32]&lt;/a&gt; Pagé R., Diaconat permanent et diversitè des ministeres, Montreal, 1998, p.61&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn33" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref33" name="_ftn33"&gt;[33]&lt;/a&gt; Codice di Diritto Canonico canone 1031,2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn34" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref34" name="_ftn34"&gt;[34]&lt;/a&gt; N. Cabasilas , La Madre di Dio, ed Scritti Monastici, Abbazia di Praglia, 1997, p.110&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn35" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref35" name="_ftn35"&gt;[35]&lt;/a&gt; Grau, A., Diaconia di Cristo , in Communio n 177, 2001 Jaca Book, p.24&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn36" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref36" name="_ftn36"&gt;[36]&lt;/a&gt; Atti, 8, 26ss.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn37" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref37" name="_ftn37"&gt;[37]&lt;/a&gt; Congregazione per il clero, Direttorio per il Ministero e la vita dei diaconi permanenti, Elle Di Ci, Torino1998, p.134&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6843126569971035625-1782030710525693960?l=documentidiaconi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/feeds/1782030710525693960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6843126569971035625&amp;postID=1782030710525693960' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/1782030710525693960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/1782030710525693960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/2007/11/tesi-di-stefano-capello.html' title='Tesi di stefano capello'/><author><name>aquila.priscilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15770846853726754293</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_0QjOofwV2dY/R0b-Lv9dreI/AAAAAAAAAAo/gePBtZc9mG4/s72-c/diaconato+e+kenosi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6843126569971035625.post-1451270738675929140</id><published>2007-11-23T08:03:00.000-08:00</published><updated>2007-11-23T08:18:39.512-08:00</updated><title type='text'>Diaconato:  matrimonio e famiglia</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_0QjOofwV2dY/R0b9Rf9drdI/AAAAAAAAAAg/wGb4Q9MBANs/s1600-h/diacono+nicola+con+irene.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136070902141529554" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_0QjOofwV2dY/R0b9Rf9drdI/AAAAAAAAAAg/wGb4Q9MBANs/s320/diacono+nicola+con+irene.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="left"&gt;DIACONI PERCHE’&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diaconato, matrimonio e famiglia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un fatto che il diacono permanente nella quasi totalità dei casi sia un uomo sposato e che, di conseguenza, dal suo essere sia indeducibile il sacramento del Matrimonio.&lt;br /&gt;Nel profondo del suo essere il diacono sposato è segnato-consacrato una prima volta nel sacramento del Matrimonio ed una seconda volta nel sacramento dell’Ordine.&lt;br /&gt;Non credo si tratti di dover cercare una conciliazione tra l’essere marito e diacono ,quanto piuttosto di assumere una nuova prospettiva ontologica originale.&lt;br /&gt;Il diacono assume una nuova condizione d’essere che non è quella del semplice coniugato né quella del semplice ordinato.&lt;br /&gt;Per la natura stessa del sacramento che li unisce, anche la sposa del diacono è propriamente coinvolta nella condizione nuova che la coppia viene ad assumere. I due non possono infatti realizzare la propria vocazione singolarmente, ma comunionalmente, come coppia.&lt;br /&gt;L’amore tra due esseri con il matrimonio diventa sacramento, essi si santificano donandosi e nella misura in cui essi stessi si donano, si salvano. Con il matrimonio, infatti, gli sposi si assumono anche la responsabilità della salvezza dell’altro.&lt;br /&gt;Se lo sposo diventa diacono, in un certo senso la coppia diventa “diaconale” tenendo ben presente che, sebbene nelle conseguenze investa entrambi, il sacramento dell’ordine è ricevuto da un solo membro della coppia, cioè il marito.&lt;br /&gt;Uno degli sposi è ordinato, non la coppia: ma l’ordinazione riguarda la coppia; qualunque divisione, soprattutto se causata dal diaconato del marito comporterebbe il venir meno della condizione necessaria posta sin dal principio dal creatore e che cioè i due diventino una sola carne.&lt;br /&gt;Uomo e donna sono collocati diversamente in rapporto al diaconato, poiché l’ordinazione dello sposo non cambia lo statuto personale della sposa nell’ambito del popolo di Dio.&lt;br /&gt;Tuttavia nell’unità e nell’intimità coniugale, la sposa misteriosamente porta con il suo sposo il sacramento da lui ricevuto.&lt;br /&gt;Giustamente dunque la Chiesa richiede per l’ordinazione di un diacono sposato il consenso scritto della moglie &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;[1]&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;E’ illuminante, riguardo al si previo della sposa, un espressione del teologo mistico Nicola Cabasilas: “ L’Incarnazione fu non soltanto l’opera del Padre, ma anche l’opera dalla volontà e della fede della Vergine. Senza il consenso della purissima, senza il consenso della sua fede, quel disegno era altrettanto irrealizzabile che senza l’intervento delle tre Persone Divine. Come voleva incarnarsi, così voleva che sua Madre lo generasse liberamente, con pieno consenso”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn2" name="_ftnref2"&gt;[2]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E dunque un concorso della fede che viene chiesto alle spose; un atto libero responsabile e volontario di amorevole ed amorosa accoglienza al disegno di Dio sul proprio sposo e sul proprio matrimonio.&lt;br /&gt;La scrittura narra di molte storie di donne che sono state chiamate a condividere la vita di fede dei loro mariti assumendo un ruolo decisivo nella storia della salvezza.&lt;br /&gt;Si pensi a Sara moglie di Abramo, a Rebecca moglie di Isacco, a Elisabetta moglie del sacerdote Zaccaria, e parlando di matrimonio con-diviso e inserito nel progetto di Dio si pensi anche a Giuseppe sposo di Maria.&lt;br /&gt;Il paragone con il “fiat” di Maria sta proprio ad indicare l’accettazione della Grazia ,Maria è tutta Santa perché piena di Grazia, la sua santità le deriva dall’accoglienza del dono per eccellenza.&lt;br /&gt;In Maria c’è l’intima unità di amore e servizio che deve essere fatta propria da quanti vivono lo stato coniugale-diaconale.&lt;br /&gt;La coppia diaconale viene chiamata ad una vita sponsale che sia segno tangibile e visibile dell’amore sponsale di Cristo per la sua Chiesa&lt;br /&gt;La sposa dona al marito, alla Chiesa e a se stessa il con-senso alla realizzazione del progetto di Dio sul suo sposo , sul suo matrimonio, su di sé, sulla sua famiglia.&lt;br /&gt;Il dinamismo bipolare del dono-missione, proprio di ogni vocazione assume nella “coppia diaconale” una speciale valenza ecclesiale, la loro famiglia assume la condizione di “ecclesia domestica” in senso pieno e non metaforico del termine.&lt;br /&gt;Il diacono coniugato ha dunque il compito insieme alla sua famiglia di essere segno e testimone della fedeltà dell’amore coniugale, dell’unità dell’amore coniugale, della fecondità educante dell’amore coniugale nella grazia dello Spirito Santo.&lt;br /&gt;Il diacono e la coppia diaconale possono essere segno e strumento di una rinnovata pastorale famigliare.&lt;br /&gt;Al matrimonio e alla famiglia si deve restituire il compito fondamentale di generare ed educare alla vita umana e cristiana, di cui la destrutturata società di oggi ha un drammatico bisogno per la propria rinascita dall’interno.&lt;br /&gt;Si potrebbe proporre un modello pastorale fondato su una comunione –comunità di famiglie, che in un impegno reciproco permanente mettano insieme le loro forze per vivere una vita radicalmente evangelica e concretamente educante.&lt;br /&gt;Questa comunità sarebbe veramente un ministero ecclesiale in quanto incarna il servizio fondamentale di amore a Cristo alla Chiese, ai fratelli.&lt;br /&gt;All’interno di queste dinamiche di comunità, il diacono insieme alla sua famiglia diviene segno sacramentale di servizio che con l’ordinazione ha assunto come carattere irrinunciabile della propria vita.&lt;br /&gt;In questo ulteriore ambito credo che il diacono con la sua vita famigliare abbia il compito di essere testimone, infatti oggi come non mai il mondo ha bisogno di testimoni del Vangelo e non di maestri, di persone che giochino la vita per il Signore e ne diventino segni , dunque testimoni visibili e credibili .&lt;br /&gt;Dobbiamo saper accogliere, conoscere, ascoltare e poi annunciare il Vangelo da testimoni e non da maestri. Il Vangelo non va né edulcorato né completato da noi , ma da noi compiuto.&lt;br /&gt;Siamo chiamati non al fare, ma a testimoniare uno stile di vita cristiano.&lt;br /&gt;Proprio per la provvisorietà in cui siamo immersi l’uomo di oggi ha bisogno di impegni per sempre, di servizi che non siano episodici ma l’espressione di una vita intera, come lo sono appunto il matrimonio cristiano, l’impegno comunitario e il diaconato.&lt;br /&gt;Possiamo allora auspicare ad un diaconato fondato sull’essere , o meglio un diaconato che dopo aver preso coscienza di ciò che vuole essere,&lt;br /&gt;si ponga come segno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il diacono ministro del “ponte”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La diaconia di Cristo appare come modello dell’agire cristiano.&lt;br /&gt;Il diacono sarà colui che deve rappresentare sacramentalmente questo agire - servizio.&lt;br /&gt;“Questa nozione farà del diacono il punto di comunicazione della Chiesa verso il mondo e, allo stesso modo del mondo verso la Chiesa, a partire dal rapporto che egli pone, mediante la sua presenza a un tempo ecclesiale (come ministro ordinato) e sociale (come marito, come lavoratore, come soggetto della vita associativa) , tra la Chiesa e il mondo.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn3" name="_ftnref3"&gt;[3]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’attribuzione al diaconato permanente di una funzione mediatrice o di ponte tra la gerarchia e il popolo di Dio era già apparsa nel dibattito conciliare.&lt;br /&gt;Nel motu proprio Ad Pascendum Paolo VI ha applicato al diaconato permanente la definizione di medius ordo.&lt;br /&gt;Questa idea ha avuto ampia diffusione ma necessita di una precisazione teologica.&lt;br /&gt;Sarebbe un errore considerare il termine medius ordo come una realtà sacramentale intermedia tra gli ordinati e i battezzati, l’appartenenza del diacono all’ordine è una dottrina sicura, teologicamente il diacono non è un laico, il termine medius ordo deve intendersi come funzione mediatrice come funzione ponte esercitata da chi appartiene ad entrambe le “sponde”.&lt;br /&gt;Ponte dunque come metafora dell’intermediazione.&lt;br /&gt;Cercherò di mostrare quali siano , secondo me le caratteristiche di questa funzione di ponte.&lt;br /&gt;Il mondo ci mostra l’uomo come un individuo frammentato che invoca contemporaneamente l’unità ( unità di sé della famiglia) e la molteplicità (nella realizzazione ed espressione di sé).&lt;br /&gt;La stessa tensione la ritroviamo proposta e teologicamente composta dalla Chiesa a proposito di ministero e carisma.&lt;br /&gt;Il ministero indica l’unità ordinata, mentre il carisma permette la sua partecipazione e disseminazione.&lt;br /&gt;Il carisma-ministero diaconale si illumina e appare particolarmente adatto nel mettersi al servizio, in varie modalità, nelle diversità delle situazioni della vita, spinti dalla grazia di Dio che è insieme una e molteplice.&lt;br /&gt;Il mondo ci mostra un uomo diffidente nei confronti del potere , ma bisognoso di autorità.&lt;br /&gt;Il diacono rivestito del potere di servire può parlare un linguaggio più vicino alla gente, rifuggendo la tentazione di pontificare e di voler imporre la verità quanto piuttosto cercando di vivere autorevolmente una vita evangelica.&lt;br /&gt;La metafora del ponte viene spesso intesa sia come capacità di unire i due estremi&lt;br /&gt;Questa caratteristica diaconale è permessa dal fatto che il diacono ha libero accesso a due mondi che sono stati vissuti a lungo come separati e inconciliabili , e può davvero essere grande il suo contributo alla loro riconciliazione, perché partecipa a pieno titolo di ambedue.&lt;br /&gt;Il diacono permanente vive, unico tra gli ordinati, la comunione speciale con la donna, la comunione speciale con i figli da lui generati ed educati.&lt;br /&gt;La figura del diacono può proporsi come ponte anche nel dialogo ecumenico; infatti il diacono è una figura appartenente certamente alla Tradizione viva della Chiesa e in quanto tale riconosciuta , pur con valutazioni diverse, da molte confessioni cristiane.&lt;br /&gt;In queste situazioni mi porre si possa collocare la funzione di ponte e di mediazione del diacono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“alzati e va’ sulla strada”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn4" name="_ftnref4"&gt;[4]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’individuazione del rapporto fra diaconia e territorio , fra diaconia e società, fra diaconia e mondo è un elemento caratterizzante del ministero diaconale.&lt;br /&gt;Lo spazio sociale del diacono rappresenta oggi un ambito prioritario e irrinunciabile per la nuova evangelizzazione, luogo privilegiato di incontro con gli uomini del nostro tempo, vero terreno di semina per una pastorale rinnovata.&lt;br /&gt;Questo cammino in mezzo alla gente sulla strada diventa allora un luogo di azione diaconale.&lt;br /&gt;I diaconi devono far propria l’esperienza del diacono Filippo in Atti 8,26ss.&lt;br /&gt;Le parole dell’angelo pronunciate per bocca dell’angelo: “alzati e va’ sulla strada” sono particolarmente adatte per la missione del diacono.&lt;br /&gt;Per il diacono, infatti, che coniuga il carattere clericale del sacramento con il carattere laicale della condizione di vita , deve diventare una risposta naturale ubbidire all’ordine di andare sulla strada , lui che in un certo modo sulla strada c’è già.&lt;br /&gt;Bisogna correre avanti sino a raggiungere l’uomo nella sua situazione, e camminandogli accanto, offrirgli l’occasione di invitarti a salire.&lt;br /&gt;E’ significativa la scena di Filippo che sale sul carro dell’Etiope, ed ascolta le sue domande e risponde agli interrogativi.&lt;br /&gt;Filippo è l’immagine della diaconia di tutta la Chiesa, che raggiunge l’uomo nella sua situazione concreta, sulla strada sulla quale egli cammina&lt;br /&gt;per fare la strada insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONCLUSIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra storia chiede testimoni silenziosi e fedeli, capaci di scelte “per sempre” ,di scelte radicali, di scelte scomode.&lt;br /&gt;La nostra storia presente chiede mariti fedeli, attenti e premurosi capaci di essere felici della felicità dell’altro capaci di dono e dedizione totali.&lt;br /&gt;La nostra storia ha bisogno di padri accanto ai figli, di padri che parlino loro di Dio, di pace, di giustizia e di vita autentica.&lt;br /&gt;La nostra storia ha bisogno di lavoratori che portino nella loro attività il segno tangibile del vivere cristiano.&lt;br /&gt;E’ in questo contesto che il diacono, che è marito, padre, lavoratore e ministro si deve porre per lanciare la sfida, che abbiamo definito con la metafora del “ponte”.&lt;br /&gt;Un uomo totalmente del “mondo” che vive nel “mondo” come uomo totalmente di Dio, tale così da porsi appunto come “ponte” ma ancor di più come segno e testimone dell’azione salvifica di Dio nella storia.&lt;br /&gt;La soluzione che io vedo è nello stesso tempo semplice e complessa il futuro del diaconato consisterà dunque, non tanto nel fare il diacono quanto piuttosto nell’essere diacono, vivendo con radicalità evangelica , nella Chiesa e nel mondo il mistero di questo ministero.&lt;br /&gt;Dunque se questa è la prospettiva, perché oggi ci si chiede perchè occorre ancora il diaconato? Perché molti obiettano che il diacono è una figura indefinita? In ultima analisi perché oggi ha ancora senso il diaconato permanente?&lt;br /&gt;La risposta a queste domande, credo possa scaturire dall’obbiezione stessa della sua presunta non necessità, cioè che la diaconia non è una condizione speciale, bensì è il “noumeno” del cristiano.&lt;br /&gt;Infatti la diaconia è la condizione del cristiano, e dunque la condizione di vita richiesta al diacono non è forse richiesta a tutti?&lt;br /&gt;Proprio così, il Vangelo è radicale per tutti, è impegnativo per tutti non solo per qualcuno.&lt;br /&gt;A tutti è richiesta la radicalità totale, il dono totale nell’essere padri, madri, mariti, mogli, professionisti, uomini e donne di fede. Essere cristiano è dunque rendere “normale” l’eccezionale, è trasformare la quotidianità in eternità. Essere cristiano è santificare la propria vita è sognare di diventare santo. Essere cristiani è dunque essenzialmente mettersi al servizio dell’altro e della propria santità.&lt;br /&gt;Essere cristiani è essere diaconi. Dunque perché alcuni per fare delle cose normali, a cui tutti sono chiamati hanno bisogno di una speciale consacrazione? Perché proprio attraverso questa nuova condizione di speciale consacrazione sono chiamati a testimoniare la possibilità di rendere speciale ogni vita normale. Sono chiamati ad essere lampade, voce, testimoni. La consacrazione coinciderà dunque anche con questo impegno di testimonianza.&lt;br /&gt;L’ordinazione diaconale rappresenta dunque anche e soprattutto una sfida, la sfida pubblica, consacrata e ordinata a rendere eccezionale il normale, a rendere straordinario l’ordinario, a rendere santa l’esistenza, con una testimonianza di vita specialmente consacra.&lt;br /&gt;Diacono dunque, non maestro ma modello possibile di un vivere radicalmente e totalmente la sfida evangelica alla quale tutti siamo chiamati senza esclusione alcuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PREGHIERA A MARIA SANTISSIMA&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftn5" name="_ftnref5"&gt;[5]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA,&lt;br /&gt;Maestra di fede, che con la tua obbedienza alla Parola di Dio hai collaborato in modo esimio all’opera della Redenzione, rendi fruttuoso il ministero dei diaconi, insegnando loro ad ascoltare e ad annunciare con fede la Parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA&lt;br /&gt;Maestra di carità, che con la tua piena disponibilità alla chiamata di Dio hai cooperato alla nascita dei fedeli nella Chiesa, rendi fecondi il ministero dei diaconi, insegnando loro a donarsi nel servizio del Popolo di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA,&lt;br /&gt;Maestra di preghiera, che con la tua materna intercessione hai sorretto e aiutato la Chiesa nascente, rendi i diaconi sempre attenti alle necessità dei fedeli, insegnando loro a scoprire il valore della preghiera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA,&lt;br /&gt;Maestra del servizio nascosto, che con la tua vita normale e ordinaria, piena di amore hai saputo assecondare in maniera esemplare il piano salvifico di Dio, rendi i diaconi servi buoni e fedeli, insegnando loro la gioia di servire nella Chiesa con ardente amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AMEN&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref1" name="_ftn1"&gt;[1]&lt;/a&gt; Codice di Diritto Canonico canone 1031,2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref2" name="_ftn2"&gt;[2]&lt;/a&gt; N. Cabasilas , La Madre di Dio, ed Scritti Monastici, Abbazia di Praglia, 1997, p.110&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref3" name="_ftn3"&gt;[3]&lt;/a&gt; Grau, A., Diaconia di Cristo , in Communio n 177, 2001 Jaca Book, p.24&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref4" name="_ftn4"&gt;[4]&lt;/a&gt; Atti, 8, 26ss.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6843126569971035625#_ftnref5" name="_ftn5"&gt;[5]&lt;/a&gt; Congregazione per il clero, Direttorio per il Ministero e la vita dei diaconi permanenti, Elle Di Ci, Torino1998, p.134 &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6843126569971035625-1451270738675929140?l=documentidiaconi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/feeds/1451270738675929140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6843126569971035625&amp;postID=1451270738675929140' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/1451270738675929140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/1451270738675929140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/2007/11/diaconato-matrimonio-e-famiglia.html' title='Diaconato:  matrimonio e famiglia'/><author><name>aquila.priscilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15770846853726754293</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_0QjOofwV2dY/R0b9Rf9drdI/AAAAAAAAAAg/wGb4Q9MBANs/s72-c/diacono+nicola+con+irene.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6843126569971035625.post-8718929296540354187</id><published>2007-09-30T14:01:00.000-07:00</published><updated>2007-09-30T14:07:37.929-07:00</updated><title type='text'>Convegno di Assisi: Introduzione del Presidente Petrolino</title><content type='html'>&lt;p align="left"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_0QjOofwV2dY/RwAP65VVNvI/AAAAAAAAAAM/gPl9T_2IPbs/s1600-h/petrolino.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116106681190004466" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_0QjOofwV2dY/RwAP65VVNvI/AAAAAAAAAAM/gPl9T_2IPbs/s320/petrolino.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;INTRODUZIONE&lt;br /&gt;QUALE DIACONO PER QUALE CITTÀ DELL’UOMO&lt;br /&gt;Enzo PETROLINO*&lt;br /&gt;Saluti&lt;br /&gt;Con animo grato al Signore, all'inizio di questo Convegno nazionale, dichiaran&amp;shy;done ufficialmente aperti i lavori, desidero rivolgere un saluto cordiale a tutti. Anzitutto a Mons. Pietro Bottaccioli, quale delegato per il diaconato della Commissione Clero e Vita consacrata, che ci incoraggia a proseguire la collaborazione e il servizio che la nostra Associazione vuole offrire alle Chiese che sono in Italia per la promozione e l'incremento del ministero diaconale, com'è nella no&amp;shy;stra trentennale tradizione e nei nostri Statuti; ai relatori: Mons. Monari, vice-presidente della CEI e vescovo di Piacenza-Bobbio, Mons. Bregantini, Mons. Paglia, P. Scalia, fratel Arturo Paoli, don Bellia, don Tremolada; ai presbiteri delegati e ai diaconi, alle mogli, ai consacrati, a voi tutti, uomini e donne, il cui prezioso servizio nella Chiesa è destinato a dare un contributo insostituibile e dunque decisivo per l'edificazione della Città di Dio e della Città degli uomini. Un saluto ed un grazie particolare a Rob Mascini, Presidente del Centro Internazionale del Diaconato e fedele frequentare dei nostri Convegni e a Bill Ditewig, Direttore Esecutivo del Diaconato di Washington (Usa). Sono presenti in mezzo a noi anche un diacono di Madrid e della Serbia insieme alla moglie.&lt;br /&gt;Un grato ringraziamento al Santo Padre che si è fatto presente attraverso un telegramma inviato dal Segretario di Stato Card. Bertone. Messaggi augurali ci sono giunti anche dal Vicario si sua Santità Card. Ruini, dal Segretario della CEI Mons. Betori e dal Presidente della Commissione episcopale del Clero e Vita consacrata Mons. Castellani. Un grazie a tanti vescovi che ci hanno scritto e ci sostengono soprattutto con la preghiera.&lt;br /&gt;Un “benvenuto” a tutti voi, che, con la vostra adesione, sostenete ed incoraggiate la nostra Associazione nel suo lavoro. Benvenuto che unito all'augurio e alla speranza che il lavoro che ci attende in questi giorni, sia ricco di frutti per il ministero diaconale. Questo augurio si fonda sulla certezza che lo Spi&amp;shy;rito del Risorto è con noi e ci guida, mentre ci accompagnano la protezione di Maria, Serva del Signore, e l'intercessione del Santo Patrono d’Italia, il diacono Francesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo giunti al XXI Convegno nazionale che la Comunità del diaconato in Italia promuove ogni due anni. Il tema “Quale diacono per quale città dell’uomo” si pone in continuità con l’incontro del 2005 quando ci siamo soffermati a riflettere sul servizio dei diaconi ad intra partendo dalla costituzione conciliare Lumen Gentium. Abbiamo affrontato il tema Diaconi per quale Chiesa? Quest’anno la nostra riflessione è rivolta ad extra, per approfondire il ministero diaconale rileggendo la Gaudium et Spes (GetS).&lt;br /&gt;“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. Il tema scelto si è ispirato all’incipit della GetS. I diaconi sono chiamati a rendere visibile il mistero dell’incarnazione soprattutto sulle frontiere dove si gioca il futuro dell'uomo e della società, e lungo i sentieri della nuova evangelizzazione. È questo che vogliamo fortemente sottolineare nel Convegno per evitare che il diacono si chiuda nel recinto del sacro, si ripieghi in forme intimistico-devozionali esaurisca il suo servizio nel gruppo ristretto degli affini, ma al contrario si faccia ministro di una Chiesa che è chiamata – come amava ripetere Giovanni Paolo II – a trovare se stessa “fuori” di se stessa.&lt;br /&gt;Sicuramente c’è un legame senza soluzione di continuità fra la Chiesa ed il mondo nell’insegnamento del Vaticano II – nessuna separazione, nessuna divisione. La Chiesa esiste ovunque nel mondo, per portarlo alla salvezza e dire l’abbraccio d’amore che permette a tutte le cose di esistere. E uno dei modi con cui il Concilio cercò di supportare questo nuovo atteggiamento della Chiesa di fronte al mondo fu proprio il ripristino del ministero diaconale. La Chiesa primitiva mostra diaconi che svolgevano un ministero nel cuore della vita ecclesiale, stando presso l’altare, ma è un ministero anche nel cuore degli affari del mondo, stando spesso in mezzo ai poveri e ai bisognosi ed amministrando i fondi caritativi della chiesa e la missione verso gli altri. Nelle loro persone, i diaconi esprimevano la non-separazione fra Chiesa e mondo, movendosi agevolmente dall’una verso l’altro. Proprio per questo che i diaconi sono segni di unificazione, veri segni di solidarietà.&lt;br /&gt;La non-separazione fra Chiesa e mondo è costitutiva della comunità cristiana. Tuttavia, i diaconi la rendono visibile e la incarnano come un segno chiaro e costante di richiamo per tutti nella Chiesa – e per chiunque nel mondo – che è Dio che ha voluto che così fosse. La storia evidenzia che la Chiesa ha certamente bisogno di questo richiamo visibile al suo interno, al fine di impedire che si crei una barriera tra se stessa e il mondo.&lt;br /&gt;Giovanni Paolo II diceva che, al tempo della reintroduzione del diaconato, alcuni vedevano il diaconato permanente come un ponte fra pastori e fedeli. Potremmo anche dire che qui sta il legame stesso tra Chiesa e mondo, liturgia e vita, e così via. Il termine ponte, però, pone anche qualche problema importante di identità (Vedi l’interessante discussione sull’idea di fare da ponte o mediare nel testo della CTI, 92-93). Si parla del diacono come di un ponte proprio per sottolineare la stretta connessione fra Chiesa e mondo, liturgia e vita, pastori e fedeli. Il pericolo, tuttavia, sta nel fatto che l’immagine stessa suggerisce un divario che necessita di essere colmato (e, inoltre, che esso non viene colmato finché non c’è un diacono). Certamente, c’era un divario tra Chiesa e mondo prima del Vaticano II; e se chiamiamo il diacono ponte per forza di cose corriamo il rischio di implicare che ovviamente un divario tra Chiesa e mondo, pastori e fedeli, ecc., in realtà esiste. Come afferma la CTI, l’idea del diaconato come medius ordo (ossia ponte, appunto) “potrebbe finire col sancire ed approfondire, attraverso quella funzione, il divario che avrebbe dovuto colmare” (n. 93). Io direi che è più fedele la visione del Vaticano II, particolarmente come è posta in GetS, che parla di una “non soluzione di continuità” o solidarietà tra Chiesa e mondo, e del diacono come di un segno splendido e speciale di questa continuità ininterrotta (o solidarietà).&lt;br /&gt;In molti modi la realizzazione della GetS ci supera addirittura, e parte della lotta per rafforzare questo testo straordinario è sicuramente la lotta per acquistare chiarezza sul ministero e la vita dei diaconi, perché il programma che la GetS traccia è la vera Carta del Diaconato. La nostra insistenza per la chiarezza in merito al ministero diaconale è tesa soprattutto a consolidare l’insegnamento del Vaticano II, che Giovanni Paolo II ha identificato come “la grande grazia mandata sulla Chiesa nel 20° secolo”(NMI, 57). È una grazia che attende ancora di essere recepita pienamente, in modo che la Chiesa possa davvero essere, in questo nuovo secolo, come la GetS enfaticamente la definiva “l’universale sacramento di salvezza” che manifesta ed attualizza allo stesso tempo il mistero dell’amore di Dio per l’umanità (n. 45).&lt;br /&gt;Il diaconato ha visto, in un contesto più ampio, consolidarsi nel tempo un notevole consenso ecumenico. Quella della diaconia ecumenica sarà uno dei temi che tratteremo in questo Convegno.&lt;br /&gt;Nel rapporto al Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra da parte di un Comitato di Lavoro della Camera dei Vescovi, viene detto: Nella recente riflessione ecumenica sul diaconato … il ministero dei diaconi è stato visto come quello di un intermediario, un ponte, un inviato il cui speciale ministero è portare il messaggio, il significato e i valori della liturgia, come un’espressione chiave del vangelo, nel cuore del mondo e, per lo stesso segno, portare i bisogni e le cure del mondo nel cuore del culto e della dimensione comunitaria della Chiesa. i diaconi sono stati visti come coloro che, radicati nell’insegnamento e nel culto del Corpo di Cristo, portano la buona notizia, come parola e sacramento e attraverso il servizio di carità, a quelli che Cristo è venuto a cercare e salvare.&lt;br /&gt;Questa splendida descrizione ci aiuta a comprendere che i diaconi sono, in realtà, segni per la Chiesa di tutto quello che la Chiesa dovrebbe fare. È fuorviante descrivere e valutare il diaconato solo in termini funzionali. I documenti vaticani del 1998 sul diaconato esprimono ampiamente il valore di segno che il diaconato assume facendo riferimento al diacono come “icona vivente di Cristo Servo dentro la Chiesa”. Nell’ordinazione di un diacono, il vescovo prega Dio Padre perché il neo-diacono possa essere “immagine del tuo Figlio che non è venuto per essere servito ma per servire”. Particolarmente dal Vaticano II in poi, noi abbiamo compreso che la Chiesa intera è chiamata alla “spiritualità del servizio”, perché essa esiste nel mondo per servire la salvezza del mondo stesso. Il Concilio ha restaurato il diaconato come ministero stabile e permanente nella Chiesa perché tale ministero opera come un segno duraturo e vivente che richiama a tutti la nostra collettiva chiamata a servire, “affinché l’intera Chiesa possa meglio esprimere questa spiritualità del servizio, il Signore le dà un segno vivo e personale del suo essere Servo”. Ed è importante tener sempre presente questo contesto ecclesiale del diaconato.&lt;br /&gt;Per i Padri della Chiesa delle origini, il ministero del diacono aveva un carattere vibrante e distintivo. Papa Paolo VI nel Motu proprio Ad pascendum affermava “Gli scrittori dei primi secoli … danno molti esempi dei molteplici importanti compiti loro affidati, e mostrano chiaramente la grande autorità che essi avevano nelle comunità cristiane e il grande contributo che portavano all’apostolato”. I Padri dei primi secoli che tanto influenzarono l’insegnamento del Vaticano II si trovarono di fronte la sfida della predicazione del Vangelo ad un mondo largamente pagano. In questo terzo millennio noi abbiamo di fronte la sfida di una nuova evangelizzazione, ed il Concilio, arricchito dal loro insegnamento, ci ha dato gli strumenti per realizzare questo compito. Il ripristino del diaconato dovrebbe sicuramente essere visto anche in questa luce, come parte integrante del lavoro fatto dal Concilio per preparare l’intera Chiesa ad un rinnovato apostolato nel mondo di oggi. I diaconi sono, dunque, “i pionieri della nuova civiltà dell’amore”&lt;br /&gt;Come ho sottolineato all’inizio, è importante guardare alla ripristino del diaconato dentro l’intero contesto del Vaticano II, per poterlo comprendere appieno. Di fatto emergono quattro particolari punti di riferimento.&lt;br /&gt;1. Innanzitutto i diaconi sono animatori del servizio che contribuiscono a formare una Chiesa Serva. Il Vaticano II ha insegnato che la Chiesa è “il sacramento universale della salvezza” (LG n. 48), nel suo protendersi verso il servizio alla salvezza del mondo. I diaconi, proprio in quanto dediti al servizio, svolgono un ruolo vitale nell’ancorare la vita dell’intera comunità ecclesiale a questo senso di auto-consapevolezza. Nel 1982, la Commissione Fede e Ordine del Consiglio Mondiale delle Chiese ha espresso questo punto in modo molto chiaro (BEM, n. 111): “I diaconi rappresentano alla Chiesa la sua chiamata ad essere serva nel mondo”: per contro, più viviamo come Chiesa che serve, più dovremmo comprendere il diaconato e discernere le vocazioni diaconali.&lt;br /&gt;2. In secondo luogo, ispirandosi alle lettere di Ignazio di Antiochia (100 d.c. circa), alla Tradizione Apostolica (terzo secolo) e ad altre fonti antiche, il Vaticano II ha affermato che il vescovo ha in sé “la pienezza del sacramento dell’ordine” ed è il primo celebrante dell’Eucaristia in mezzo al suo popolo.(LG 21,26) “C’è una speciale manifestazione della Chiesa nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni del santo popolo di Dio, soprattutto alla medesima Eucaristia, alla medesima preghiera al medesimo altare, cui presiede il Vescovo circondato dai suoi sacerdoti e ministri” (i diaconi) (SC n. 41).&lt;br /&gt;Quando durante il Concilio i vescovi si volsero fonti antiche per render chiaro quale figura di vescovo operasse nella Chiesa primitiva, essi non poterono fare a meno di osservare la presenza del diacono (permanente), il quale era regolarmente al fianco del vescovo nella Chiesa delle origini. L’insegnamento del Vaticano II sul diaconato deve essere visto dentro il complessivo strutturarsi della Chiesa attorno all’Eucaristia, “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (SC n. 10), e della celebrazione dell’Eucaristia attorno al vescovo. In questa connotazione ministeriale della Chiesa tutta, il diacono è fondamentalmente legato sia all’Eucaristia che al vescovo.&lt;br /&gt;3. Come terzo aspetto, il Concilio ha insegnato che la liturgia è “il culmine cui tende tutta l’attività della chiesa” ed anche “la fonte da cui promana tutta la sua virtù” (SC,10). L’intera Chiesa, dunque, ha nella sua funzione vitale un duplice movimento, un ritmo regolare che la raduna per la liturgia e poi la fa tornare nel mondo per proclamare e vivere il Vangelo. Una buona liturgia non può non animare l’apostolato. Il Vaticano II ha riportato il vescovo nel cuore della liturgia, ha ricondotto i laici alla partecipazione attiva all’azione liturgica (LG, 10) ed ha anche reintrodotto il diaconato restituendolo al suo luogo proprio all’interno di essa. Papa Benedetto XVI (allora cardinale Ratzinger) ha sintetizzato in modo limpido la dottrina del Vaticano II in questo ambito, affermando che “il culto della chiesa sta nella sua stessa edificazione, dal momento che la sua natura altro non è se non il servizio di Dio e quindi degli uomini e delle donne, ossia il servizio di trasformazione del mondo”..&lt;br /&gt;Da quando, sotto la guida dello Spirito Santo, il Concilio ha ripristinato il diaconato e dato grande rilievo all’apostolato dei laici, non è di fatto possibile che il diaconato, propriamente compreso e vissuto, possa in alcun modo inibire l’autentico apostolato dei laici – piuttosto, è vero il contrario. Una delle sfide pratiche che certamente ci si pongono nell’implementare la restaurazione del diaconato è scoprire in che esso possa realmente, come dovrebbe, rafforzare e promuovere l’apostolato dei laici.&lt;br /&gt;4. Da ultimo, è altrettanto importante richiamare il legame profondo tra il diaconato e la visione ecclesiologica della GetS di cui parlavo all’inizio. Il diacono dimostra in modo particolare la solidarietà fra Chiesa e mondo affermata nella frase di apertura della GetS, una solidarietà che ha bisogno di essere resa visibile, rafforzata e tutelata, perché la storia mostra quando facilmente essa possa infrangersi. È di grande importanza avere dei “segni” di non-separazione che camminano e parlano – segni di solidarietà i mezzo alla Chiesa –, per radicare questo principio in tutti. Poiché i diaconi hanno un ministero sacro, pubblicamente espresso nella liturgia, ed anche, quasi sempre, una professione secolare ed una vita coniugale e familiare, i diaconi richiamano a tutti che la Chiesa ed il mondo si appartengono reciprocamente. Anche questo punto è stato bene espresso dalla Commissione Fede e Ordine del Consiglio Mondiale delle Chiese nel 1982: “Lottando in nome di Cristo per i numerosissimi bisogni della società e della gente, i diaconi esemplificano l’interdipendenza del culto e del servizio nella vita ecclesiale”.&lt;br /&gt;Finora, è stato prodotto un solo pronunciamento di accordo ecumenico sul tema del diaconato si tratta del Rapporto di Hannover della Commissione Internazionale Anglicano-Luterana, intitolato Il Diaconato come Opportunità Ecumenica (1996, nn. 28, 51, 22) . Questo apprezzabile testo rafforza quanto appena detto: “L’integrazione del culto e del servizio rimane un impegno per i vari ministeri diaconali della Chiesa”. Il ministero diaconale propriamente cerca non solo di mediare il servizio della chiesa a bisogni specifici, ma anche di farsi interprete di quei bisogni presso la Chiesa. Il ruolo “intermediario” del ministero diaconale, dunque, opera in entrambe le direzioni: dalla Chiesa ai bisogni, alle speranze e alle preoccupazioni delle persone dentro e fuori di essa; e da questi bisogni, speranze e preoccupazioni alla Chiesa.&lt;br /&gt;Inoltre, quello che i diaconi fanno nella liturgia ed il modo in cui essi di relazionano in essa agli altri ministeri ecclesiali sarà significativo della loro attività e del loro relazionarsi in modo più ampio nel mondo. Proclamando il Vangelo, portando i doni del popolo e preparandoli perché il presidente possa offrirli nella celebrazione, e riportandoli poi consacrati al popolo nella comunione, i diaconi diventano segno della proclamazione della buona Novella e del servizio concreto ai fratelli e sorelle cui essi sono mandati nel mondo.&lt;br /&gt;Il diacono partecipa al “ministero di Cristo Servo”, il quale ha dato la sua vita in “riscatto per molti” (Mt 20,28), e deve essere “una forza motrice per il servizio”, anche se il diacono non ha il monopolio del servizio: questa è la chiamata di ogni discepolo di Cristo. Proprio perché è la chiamata di tutti, però, è molto utile per tutti avere accanto coloro che sono specificatamente impegnati in una profonda configurazione di sé a Cristo Servo, persone che possono porsi come esempi e segni di richiamo per tutti di ciò che veramente dobbiamo essere. È molto incoraggiante scoprire che, pur divergendo in molte altre cose tutte le principali tradizioni cristiane hanno tuttavia dei diaconi.&lt;br /&gt;Fondamentalmente la Chiesa esiste per amare il mondo e porsi al servizio della sua salvezza. Dobbiamo protendere lo sguardo fuori, ai bisogni del mondo, senza dimenticare mai che “l’oggetto della diaconia di Cristo è l’umanità”. La Chiesa continua ad essere “segno e strumento” della diaconia di Cristo nella storia, e il diacono è il segno e lo strumento di questa diaconia nella Chiesa. Come segno dell’amore di Cristo soprattutto per i poveri e i bisognosi, infatti, i diaconi sono costantemente chiamati a preoccuparsi del senso della vita dell’uomo in qualsiasi condizione egli venga a trovarsi.&lt;br /&gt;Bisogna lavorare con tutte le nostre forze per rendere la città degli uomini dignitosa ed abitabile, accogliente e fraterna per tutti. Ma è soprattutto nei poveri che la storia mostra di non essere ancora umanizzata; sono loro, dunque, i destinatari privilegiati del nostro servizio. «I poveri li avrete sempre con voi» (Gv 12,8).&lt;br /&gt;Lui, il Povero, torna al Padre, lascia al mondo i poveri come giudizio sul futuro della storia. «Non sempre avrete me: ma i poveri li avrete sempre» (Gv 12,8).&lt;br /&gt;Sappiamo che la pro&amp;shy;messa e l'attesa di ogni epoca è la pace, come regno di giustizia e di fraternità, che sconfina nella uto&amp;shy;pia di tutti i tempi. Ma oggi siamo a un punto particolare della storia in cui l'utopia, per non rovesciarsi ancor più velocemente in beffa e inganno, deve farsi “profezia”: la pace deve essere l'avvenire dei poveri.&lt;br /&gt;Se la pace non è prevista, voluta, costruita come svilup&amp;shy;po e pienezza di vita umana — e gli ultimi sono i primi che vanno chiamati al banchetto della vita — essa sfocerà sem&amp;shy;pre nella corsa fatale al benessere assicurato e il benessere scatenerà la contesa mondiale tra uomini sazi e frustrati e uomini miserabili e umiliati. Dove sta la pace in un futuro nel quale la ingiustizia, la fame, la miseria, la ignoranza preannunciano una guer&amp;shy;ra permanentemente programmata e legalizzata dai popoli ricchi contro i popoli poveri? Allora non basta più rifiutarsi al dovere di uccidere con la guerra: ormai bisogna opporsi alla pace che uccide.&lt;br /&gt;La nostra civiltà ha riempito la terra di beni eppure non ha impedito che l'umanità viva in un deserto di paura e di violenza. È necessario allora che riascoltiamo la Parola che viene dal deserto: «Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). È la sapienza del Povero il quale «salì sul monte e cosi parlò: Non potete servire a Dio e al Denaro. Perciò vi di&amp;shy;co: non inquietatevi, per la vostra vita, di che mangerete e di che berrete: né per il vostro corpo, di che vestirete. La vita non vale forse più del cibo, e il corpo più del vestito?» (Mt 6,25).&lt;br /&gt;In questa antica pagina già è fissata «la gerarchia dei valori»: cibo, vestito, corpo, vita. Infatti cosa vale posse&amp;shy;dere un corpo nutrito e vestito se poi non vive? Ma quale è il «pane della vita» se non la verità, la giustizia, la liber&amp;shy;tà, l'amore, cioè la Parola che esce dalla bocca di Dio?&lt;br /&gt;Anche il nostro secolo non sfugge alla tentazione di «af&amp;shy;fannarsi dietro molte cose» e trascurare «la sola cosa ne&amp;shy;cessaria» (Lc 10,41). Sta avvilendo e spegnendo la digni&amp;shy;tà della vita umana attraverso la corsa irrazionale ai consumi e l'istupidimento della pubblicità. Vi&amp;shy;cino alla società della opulenza si dilata l'umanità della fame. Allora bisogna mangiare la Parola per saper dividere il Pane. La nostra è tutta una umanità affamata: manca di pane perché denutrita di sapienza.&lt;br /&gt;Non capiremo mai nulla dei poveri se non scopriremo il «mistero» della povertà. L'indigenza materiale degli altri non è che la rivelazione della nostra indigenza spirituale.&lt;br /&gt;La povertà secondo il Vangelo è davvero una virtù del Regno di Dio: è sapienza e forza. Non solo dona il distac&amp;shy;co liberatore da tutto quanto non può divenire spazio e respiro di una autentica personalità; dona anche la capa&amp;shy;cità di resistere alla seduzione demoniaca delle conquiste umane («se mi adorerai, tutto sarà tuo») per assoggettarle alla legge della vita che cresce nella storia. Non è solo una virtù «interiore»: deve tradursi in virtù «politica».&lt;br /&gt;Così i poveri della terra oggi ci costringono — ma è an&amp;shy;che il loro dono — a capire e accettare la povertà come scelta storica che discrimina tutte le altre scelte. Non si tratta di annientare i poveri ma di liberarli, vale a dire «onorarli», ponendo noi con loro nel&amp;shy;la condizione di raggiungere la comune dignità umana. La miseria va annientata per conquistare insieme la grandez&amp;shy;za della povertà.&lt;br /&gt;Pane e vino sono il simbolo eucaristico di tutta la crea&amp;shy;zione e insieme di tutta la fatica e il dramma storico della umanità. Nel pane e nel vino segretamente converge la inesauribile fecondità di ogni creatura.&lt;br /&gt;Allora nel pane e nel vino che vengono innalzati sopra la comunità orante e offerti al Padre, si proclama la di&amp;shy;gnità inviolabile e la grandezza insostituibile di ogni uomo-figlio di Dio, il quale ha il diritto di ricevere il dono di ogni creatura perché ha il dovere di collaborare a moltiplicare ogni dono per la gioia e la festa di tutti i fratelli.&lt;br /&gt;L'eucaristia è il nutrimento che sempre da capo ci rico&amp;shy;struisce come uomini salvati e liberati, perché dentro la storia di tutti testimoniamo e operiamo la salvezza e la liberazione pasquale.&lt;br /&gt;Il Crocifisso è l'uomo nuovo. È il povero, il mansueto che ha fame e sete di giustizia, il misericordioso, il perse&amp;shy;guitato a causa della giustizia, colui che fa la pace.&lt;br /&gt;Nel ban&amp;shy;chetto eucaristico si danno appuntamento tutte le mense che Cristo in mezzo agli uomini ha voluto frequentare, condividere, imbandire. È la mensa degli amici Gesù andò a Betania, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva. È la mensa dell'amore, dello sposalizio a Cana di Galilea. La mensa dei peccatori. Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua. La mensa degli esclusi. Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici invita i poveri, stor&amp;shy;pi, zoppi, ciechi e sarai beato perché non hanno da ricam&amp;shy;biarti...Infine è la mensa del regno. Io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.&lt;br /&gt;Celebrare l'eucaristia allora è scuola di sapienza: beatitudine evangelica è fare eucaristia nella vita e nella storia. Ogni giorno si constata che questa storia delude sempre, che questa libertà mai riesce a spezzare le catene delle schiavitù. Il futuro diventa impossibile. La storia non cambierà mai perché è solo un ingra&amp;shy;naggio fatale di schiavitù. Così ci si installa nella sfiducia o nella disperazione che sono il suicidio della speranza.&lt;br /&gt;Dio cammina con noi verso il futuro e insieme ci vie&amp;shy;ne incontro con i poveri, con coloro che cerca&amp;shy;no verità, giustizia, libertà. Egli nel «suo giorno» darà pienez&amp;shy;za al futuro: «Beati voi poveri, perché di voi è il regno».&lt;br /&gt;La speranza non è aspettare ma anticipare. I poveri so&amp;shy;no coloro che hanno vinto e continuamente vincono la idolatria delle cose; della libertà, del potere. Dentro, co&amp;shy;me dice Bernanos, essi portano «il segreto della speran&amp;shy;za». Il futuro è veramente Dio che viene attraverso la no&amp;shy;stra povertà.&lt;br /&gt;Allora, il ministero diaconale può illuminare di senso nuovo anche le attività della “città terrena. Qualunque sia il ruolo di ciascuno di noi nel contesto sociale, dunque, dobbiamo essere sempre un segno vivo della “cura di Dio” per l’umanità. La carità spinge i diaconi, ordinati per il servizio al Signore e ai fratelli, a leggere i segni dei tempi e le sfide dell’oggi con occhi aperti, orecchi attenti, cuore pronto e mani protese a cercare, raggiungere, incontrare e servire i fratelli. Le diverse esperienze di evangelizzazione della fragilità umana, anche grazie all'apporto … dei diaconi permanenti, danno forma a un ricco patrimonio di umanità e di condivisione, che esprime la fantasia della carità e la sollecitudine della Chiesa verso ogni uomo, soprattutto i più poveri. (Nota past. CEI Convegno Verona, n. 12)&lt;br /&gt;È la “nuova frontiera” della diaconia ministeriale. Un nuovo esodo, attraverso un difficile deserto, verso una nuova realizzazione pasquale, una nuova dimensione: “tornare ad essere nel mondo quello che l’anima è nel corpo”, co&amp;shy;me dice la lettera a Diogneto.&lt;br /&gt;La celebrazione dell'Eucaristia, soprattutto nel giorno del Signo&amp;shy;re, mentre continuamente modella la Chiesa a immagine di Cristo-Servo, continuamente la “giudica” e la spinge, con la forza dello Spi&amp;shy;rito, a coniugare insieme il servizio a Dio, quale autentico culto in spirito e verità, e il servizio all'uomo come impegno teso all'integrale promozione della persona e della società.&lt;br /&gt;Proprio in quanto celebrazione “epifania” di una Chiesa tutta ministeriale, l'Eucaristia deve spingere a favorire la diaconia di tutto il popolo di Dio, nella diversità e complementarietà dei ministeri su&amp;shy;scitati al suo seno dallo Spirito, come pure nella molteplicità dei set&amp;shy;tori d'impegno in cui la missione della Chiesa è chiamata, oggi so&amp;shy;prattutto, a compiersi.&lt;br /&gt;Apriamo allora l'intelligenza della nostra fede perché la consape&amp;shy;volezza e la conoscenza del mistero che celebriamo ci guidino alla partecipazione e alla condivisione del mistero che viviamo del servi&amp;shy;zio di Dio e dell'uomo.&lt;br /&gt;Il cammino che ci attende è ancora lungo l'opera instancabile di noi tutti sia ri&amp;shy;volta nel promuovere con passione, efficacia e fecondità la diaconia nella Chiesa: camminiamo verso il futuro con gioiosa speranza. Il messaggio di fiducia dei vescovi italiani dopo Verona «si indirizza alle famiglie, ai fedeli laici, ai presbiteri e ai diaconi, ai consacrati, ai missionari. Sono queste le "pietre vive" della speranza, poste dal Signore come segnali indicatori sulla strada verso un'umanità nuova». (Nota past. CEI Convegno Verona, n. 30).&lt;br /&gt;*Presidente Comunità del diaconato in Italia&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6843126569971035625-8718929296540354187?l=documentidiaconi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/feeds/8718929296540354187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6843126569971035625&amp;postID=8718929296540354187' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/8718929296540354187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6843126569971035625/posts/default/8718929296540354187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://documentidiaconi.blogspot.com/2007/09/convegno-di-assisi-introduzione-del.html' title='Convegno di Assisi: Introduzione del Presidente Petrolino'/><author><name>aquila.priscilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15770846853726754293</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_0QjOofwV2dY/RwAP65VVNvI/AAAAAAAAAAM/gPl9T_2IPbs/s72-c/petrolino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
